MINARI

MINARI
  • Data di uscita:26/04/2021
  • RegiaLee Isaac Chung
  • Cast:Steven Yeun, Ye-ri Han, Yuh Jung Youn, Alan S. Kim
  • Genere:Drammatico

Trama

Anni '80: Jacob e la sua famiglia, immigrati sudcoreani stanchi di sopravvivere grazie a lavori come il sessaggio dei polli, si trasferiscono dalla California all'Arkansas. Jacob vuole avviare una coltivazione in proprio e rivendere i prodotti del suo lavoro nelle grandi città. La sua ambizione richiede enormi sacrifici e la moglie Monica è sempre meno disposta a concederne, specie per le complicazioni cardiache del figlio David. Pur di mantenere la famiglia unita Jacob accetta che si trasferisca da loro la suocera, Soonja: a differenza di Jacob, la donna è rimasta ancorata alle tradizioni coreane e si dimostra tutto fuorché corrispondente all'immagine tradizionale della nonna.

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Il giudizio del nostro critico:

«Minari» è un film americano o sudcoreano? È incredibilmente, e fino al midollo, entrambe le cose. Il regista Lee Isaac Chung è di origini sudcoreane sì, ma nato e cresciuto negli Usa. E il film è prodotto dalla Plan B di Brad Pitt. Anche la storia di questa famiglia che si trasferisce in Arkansas negli anni Ottanta pare una parabola di American Dream: il sogno del padre (Steven Yeun di «Burning») è quello di svoltare avviando una fattoria per coltivare ortaggi coreani. La scatenata nonna Soonja (Yuh-Jung Youn, vincitrice dell’Oscar come non protagonista), che secondo il nipotino David (Alan S. Kim) «odora di Corea», porta dalla patria semi di un’erba capace di resistere dappertutto («minari» del titolo) e la fa crescere in pieno Midwest. 
Poi quel rompere tutti gli schemi e le regole, quel portare costantemente la storia dalla parte opposta rispetto alle aspettative, che è un marchio di fabbrica del nuovo cinema sudcoreano (vedi, con le dovute differenze, «Parasite»), e uno sguardo che è insieme inesorabile, poetico e raffinatissimo. Per non parlare del cast, su tutti il meraviglioso Alan S. Kim, 9 anni (guardatevi il suo red carpet agli Oscar), e Yuh-Jung Youn, 73 anni, mattatrice assoluta degli Academy Award, capace di non ridurre mai il suo personaggio a una caricatura. 
«Minari» trasforma la vicenda semi-autobiografica del regista in qualcosa di universalissimo. Parlando di chi, esattamente come quell’erba, è in grado di mettere radici ovunque e conservare però sempre la propria essenza.
Benedetta Bragadini
 

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