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L'ANALISI

Il grande dilemma dell'economia green

di Alfredo Alessandrini* -

18 novembre 2019, 16:27

Il grande dilemma  dell'economia green

Abbiamo tutti compreso che la ripresa economica passa solamente  dal lavoro e dalla produzione. Altri stimoli a breve termine hanno effetti modesti o spesso nulli sul Pil. Considerato che anche la Commissione Europea vede la nostra economia in stagnazione per il 2019, con il Prodotto interno lordo che cresce solo dello 0,1% ed una crescita del Pil per il 2020 dello 0,4%, si capisce molto bene che le misure prese dal precedente Governo e dal Governo attuale non incideranno, se non marginalmente, sulla crescita.

Dicevamo che la crescita si basa sul lavoro, che si traduce in domanda effettiva strutturale e sulla produzione, che è alla base della creazione dei posti di lavoro. In questo senso la situazione del nostro Paese è molto grave: le crisi aziendali sono numerose, le aziende che presentano parametri di rischio sarebbero 25.000-30.000 secondo il Presidente della Piccola impresa di Confindustria.
A questa situazione si aggiunge la crisi che sembra di difficilissima soluzione dell’Ilva. Gli effetti delle crisi di questa società sono stimati, dal 2013 al 2019, in un danno sul Pil di 23 miliardi e in 10,38 miliardi in meno di export.

Come possiamo vedere se produzione e lavoro sono alla base della crescita, questa per il nostro Paese si allontana. A tal punto che il BTP decennale italiano rende più (e quindi costa più per il nostro bilancio pubblico) di quello greco.
A questo si aggiunge che il rapporto Svimez prevede, addirittura, che nel 2019 il Sud sia in recessione con un PIL a -0,2% e con una ripresina nel 2020, con un calo di investimenti pubblici da 22 miliardi del 2000 a 10,3 del 2018. Si interrompe al Sud la crescita dell’occupazione e su questo aspetto non incide il reddito di cittadinanza. A questo punto sicuramente l’obiettivo  strategico a lungo termine del cambiamento del modello di sviluppo verso l’economia verde è fondamentale anche per il Sud.
Ma vediamo tutti come il negoziato fra governo e Mittal sia particolarmente difficile. L’Ilva, per avere margini positivi, deve produrre ma, di conseguenza inquina. Non ci addentriamo sulle soluzioni tecnico-economiche ambientali e giuridiche della intricata trattativa.
Ma a pagarne le conseguenze sono ancora una volta le persone che perdono il lavoro e le famiglie che vivono in un territorio inquinato. Questo ci fa capire come il cambio di paradigma economico verso la green economy sia veramente difficile ma indispensabile per le sorti stesse del pianeta. 
Come ha recentemente affermato Stiglitz «Trump sta cercando di salvare la produzione di carbone negli Stati Uniti e dice che sarebbe un disastro se si chiudesse per 15 mila lavoratori, ma gli occupati nell’installazione di pannelli  fotovoltaici sono tre o quattro volte di più».
Ecco, in questa frase vi è il dilemma che comporta questa transizione verso una economia sostenibile che però è l’unica possibilità per un rilancio di investimenti e quindi di ripresa e di occupazione.

La proposta di Stiglitz di una banca green è una concreta possibilità per canalizzare i risparmi presenti in misura importante in Italia ed Europa verso questo cambiamento di modello economico. Ma per raggiungere questi obiettivi occorrono due pre-requisiti: visione e pianificazione a lungo termine.
Purtroppo di questi due pre-requisiti difetta il nostro Paese e, temiamo, l’Unione Europea.
* Docente di materie economiche