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Pasta italiana 4.0, futuro "al dente" anche on the road

Barilla, più innovazione per conquista ristoranti e estero 

di Alessandra Moneti -

20 novembre 2019, 17:50

Pasta italiana 4.0, futuro

L’Italia è leader mondiale per produzione di pasta, con 3,4 milioni di tonnellate di spaghetti&rigatoni l’anno, ma su questo alimento tradizionale della Dieta mediterranea ora gioca la carta della modernità. Con una strategia che, grazie all’avvio di un Tavolo di filiera e una collaborazione attiva tra mondo agricolo, cooperativo, università e l’industria pastaria, vede questa schiera di voci multidisciplinari fare un coro che insieme esprime un valore di 40 miliardi di euro e condivide l’obiettivo di dare certezze di reddito al coltivatore di grano così come all’industria molitoria per avere più grano italiano, e di qualità migliore. Per poi conquistare il mondo con una pasta made in Italy 4.0. adatta alle esigenze della moderna ristorazione. 
«Tutti i pastifici italiani hanno più di 100 anni, ma devono cavalcare l’innovazione - ha detto Paolo Barilla, vice presidente di Unione Italiana Food, in un incontro alla Camera dei deputati - per conquistare canali moderni della ristorazione. In tutto il mondo - ha sottolineato ancora - nella ristorazione sta aumentando il consumo di pasta, ma noi produttori italiani siamo sollecitati a offrire qualità con pasta sempre al dente anche nelle consegne a domicilio e quindi che si mantenga al top persino dopo 20 minuti di trasporto, o nei canali moderni che chiedono piatti pronti o pasta a doppia cottura. Non espressa come avviene tra le mura domestiche». Inoltre, per il vice presidente di Unione Italiana Food, «la sostenibilità è un elemento fondamentale della reputazione. Penso che l’Italia possa esprimersi su questo tema in maniera rilevante, ma dobbiamo - ha spronato ancora Barilla - correre più degli altri. Ci sono catene distributive estere che già tracciano e certificano intera filiera». 
Nell’incontro a Montecitorio il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Filippo Gallinella (M5S) ha dichiarato di «sponsorizzare con convinzione questo Tavolo che vede Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Compag, Confagricoltura, Copagri - Confederazione Produttori Agricoli, Italmopa - Associazione Industriali Mugnai d’Italia e i pastai di Unione Italiana Food nella convinzione che porterà valorizzazione del grano italiano». L’incontro ha messo in luce il raddoppio, negli ultimi due anni, dei contratti di filiera tra pastai e agricoltori passati dai 6mila del 2017 a più di 12mila. Nello stesso lasso di tempo, è raddoppiata anche la superficie agricola oggetto di accordo di coltivazione, 200.000 ettari, più del 15% dell’intera superficie agricola nazionale vocata a grano duro. Oggi il 58% della pasta italiana raggiunge i mercati esteri ma questo primato è a rischio per la forte concorrenza internazionale. L’università della Tuscia, come annunciato dal ricercatore Emanuele Blasi, ha avviato un censimento senza precedenti del grano duro italiano di qualità. «Solo il 53% del grano Dop - ha ammonito - dà oggi prospettive di qualità, ma va definita la soglia di ingresso in questa fascia premium. E già dalla prossima campagna di raccolta del frumento si punta a classificare almeno il 10% del grano duro italiano, di cui Foggia da sola produce il 19%».

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