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editoriale

Ci manca una visione di lungo termine

di Alfredo Alessandrini -

24 febbraio 2020, 08:47

Ci manca una visione  di lungo termine

Mentre stiamo scrivendo abbiamo davanti sulla scrivania le previsioni degli Istituti di ricerca e gli articoli economici degli ultimi giorni che sembrano un vero campo di battaglia. Partiamo dai dati italiani della produzione industriale 2019 che evidenziano un dato, destagionalizzato dagli effetti del calendario, del -4,3% su base annua. Una diminuzione in quasi tutti i settori con le uniche eccezioni dell’alimentare e dell’elettronica. Se andiamo a vedere il 2020, la Commissione Ue  rivede le stime di crescita del Pil allo 0,3 a causa del trascinamento del calo della produzione industriale, del rallentamento in Germania e Francia e, soprattutto, degli effetti del Coronavirus.

L'impatto sul Prodotto interno lordo della Cina è notevole: le previsioni 2020 sono passate dal 6% al 5,4% ma potrebbero essere in ulteriore diminuzione. E’ naturale che gli effetti ricadranno sull’economia mondiale e, in particolare, su quella europea.
E, considerando la debolezza dell’economia italiana nel 2019, le conseguenze saranno pesanti per la nostra economia anche nel 2020. Come abbiamo osservato precedentemente, i risultati del biennio 2019-2020, con maggioranze politiche al Governo del Paese in parte diverse, non sono dissimili.
Un dato preoccupante sia nella precedente che nell’attuale esperienza è la scelta di far prevalere esasperati tatticismi politici da parte dei partiti rispetto alla presa d’atto della gravità della situazione.

Per ribaltare questa situazione ormai consolidata di scarsa crescita occorre una politica economica fortemente orientata al sostegno della domanda interna, proprio in considerazione degli scenari non favorevoli della congiuntura internazionale.
Ma al di là delle maggioranze questo esasperato tatticismo può consentire di prefigurare una vera politica economica di medio termine basata sul sostegno della domanda aggregata e sugli investimenti pubblici?
La risposta non può che essere negativa.
La politica economica che ha visto nel dopoguerra al lavoro economisti come Pasquale Saraceno  e Siro Lombardini aveva una visione di medio termine, l’unica che può costruire soluzioni strutturali.
Seguire, invece, in modo esasperato le indicazioni che vengono dai sondaggi e dai social non può che portare a scelte di breve periodo di limitata efficacia.

Gli esempi dello scorso anno e di quello in corso sono davanti agli occhi di tutti. A ben guardare le maggioranze parlamentari erano notevoli nel Conte 1 e lo sono nel Conte 2, ma le fibrillazioni sono state continue nelle due esperienze, pur così diverse come composizione politica.
Ad esempio messaggi di uscita dall’Europa creano un clima di sfiducia internazionale che rischiano di peggiorare lo spread e quindi il costo del debito pubblico.
A questo punto il vero salto di qualità sta nell’avere una giusta attenzione alle esigenze di crescita del Paese con programmi a medio termine ed una politica economica chiara.
Su queste basi le forze politiche devono costruire alleanze elettorali per il Governo del Paese, avendo un’attenzione minore ai tatticismi a breve. Accanto ai programmi occorrerebbe introdurre una pratica di forte valenza morale: il rendere conto dei risultati della propria azione di Governo, sia annualmente che, ma i governi non dureranno mai tanto, a fine mandato.

La rendicontazione consente ai cittadini di effettuare un confronto fra i programmi e i risultati prodotti, sia dal punto di vista degli indicatori economici che da quelli sociali.
Purtroppo però, i comportamenti che stanno davanti ai nostri occhi sono molto diversi.
Alfredo Alessandrini
Docente di materie economiche