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EDITORIALE

Una settimana pericolosa

Gli effetti di un Paese fermo sono immediati e devastanti. Il decreto varato ieri sera dal governo pensa anche a loro
 

di Giovanni Fracasso -

16 marzo 2020, 14:44

Una settimana pericolosa

Nella scorsa settimana i movimenti dei mercati azionari, e non solo, sono stati paragonabili a quelli delle grandi crisi passate alla storia, ma con una velocità molto più elevata rispetto al passato. Ad esempio, nella crisi di fine 2018, l’indice americano S&P500 ha perso, in termini percentuali, in tre mesi quanto ha perso, nella fase attuale, in sole tre settimane. Il calo del Dow Jones di giovedì (-9,9%) è stato il quinto calo di sempre in termini storici. Per l’Italia l’impressionante ribasso del 12 marzo, dopo l’intervento di Christine Lagarde, rappresenta un vero record negativo. 

E nella stessa giornata è stato sconvolgente il balzo dello spread Btp-Bund. In generale, sui mercati obbligazionari, l’allargamento degli spread sul credito (in particolare sugli High Yield) è stato il più forte dal 2011. Ma in questo contesto le obbligazioni italiane, specialmente i subordinati e i perpetui delle banche sono stati oggetto di vendite pesantissime e i prezzi sono crollati.
Ci aspetta, dunque, un periodo con ancora grande volatilità e, potenzialmente, ulteriori ribassi. Per capire quando i mercati potranno crearsi una base per ripartire, il caso cinese può essere utilizzato da guida? La Cina, infatti, ha toccato un minimo quando i contagi hanno raggiunto il picco, dopo il mercato ha ricominciato a recuperare. Questo - secondo alcuni analisti finanziari - potrebbe essere il sentiero che anche gli altri indici mondiali potrebbero seguire. I tempi di ripartenza quindi, si manifesterebbero tra alcune settimane. 

Vi sono, tuttavia, delle incognite. Alcuni grandi hedge fund che erano a leva escono da questa settimana con le ossa rotte e saranno presto oggetto di riscatti pesantissimi. Anche molti fondi con strategie risk parity sono entrati in difficoltà. Si addensano inoltre nubi pericolose negli Stati Uniti sul settore dell’immobiliare commerciale. In difficoltà anche il settore dei bond municipali. Sui grandi Exchange-traded fund solitamente molto liquidi si sono viste cose incredibili: un Etf indicizzato agli High Yield Municipal Bond ha trattato a sconto del 19% sul nav, l’Etf Ishares Us Aggregate Bond Fund ha trattato a un prezzo a sconto sul nav di oltre il 4%. Addirittura si sono visti problemi di liquidità sui titoli di Stato americani. La Federal Reserve ha dovuto velocemente annunciare di iniziare ad acquistare Treasuries lungo tutto lo spettro delle varie scadenze; una mossa che punta ad aiutare il sistema finanziario come gli interventi, sempre più massicci, sul mercato dei Repo (repurchase agreements) cioè sulle operazioni di pronti contro termine.

Il 2008 aveva come epicentro il mondo finanziario e solo quando le banche centrali hanno allontanato dalla testa degli investitori l’idea che si poteva assistere ad un rischio sistemico nel mondo bancario, il mercato ha cominciato a riprendersi. Oggi questa situazione non è presente ma occorre un intervento incisivo delle Banche Centrali per non trasformare i pesanti crolli sui mercati in una crisi finanziaria ancora più pericolosa. La Fed si sta muovendo in tal senso iniettando nel sistema enorme liquidità. L’intervento della Lagarde invece non ha assolutamente convinto. Anzi ha generato molti dubbi.  

La “velocità di propagazione”, tuttavia, non è la sola differenza con le crisi precedenti. Senza dubbio le correzioni a cui stiamo assistendo ci riportano alla crisi del 2008, ma le basi e i motivi sono ben differenti. Per questa ragione le misure che erano state implementate nel 2008/2009 dalle banche centrali non saranno sufficienti. Ci vorrà un’azione coordinata, in particolare sul fronte fiscale. Una potente azione dei Governi. Ad oggi questo scenario sembra lontano. Manca il coordinamento tra le Banche centrali e manca il coordinamento tra i Governi: anzi gli stessi Stati (si pensi all’Europa) si stanno muovendo in ordine sparso, se non addirittura egoistico. 

Il rallentamento economico che vediamo e che vedremo nei prossimi mesi, tuttavia, non consente incertezze né percorsi solitari. Solo l’effetto combinato di politica monetaria e di politica fiscale sarà decisivo perché la ormai probabile recessione globale abbia la minor durata possibile. Ci auguriamo che le crisi precedenti abbiamo insegnato qualcosa.