Sei in Economia

L'EMERGENZA ECONOMICA

Coronavirus: l'effetto domino delle fatture che non verranno pagate

di Patrizia Ginepri -

31 marzo 2020, 14:04

Coronavirus: l'effetto domino delle fatture che non verranno pagate

Fioccano provvedimenti, misure, finanziamenti, si moltiplicano i plafond per sostenere l'economia. A fine marzo 2020, tuttavia,  la criticità maggiore delle piccole e medie imprese non sembra avere soluzioni immediate.  Parliamo di assenza di liquidità, incombente in questi giorni di scadenze  e di fatturazioni, tra i fornitori e gli stipendi da pagare e le entrate che non ci sono per effetto dei clienti che non riescono a vendere e non pagano. La questione è molto seria e va risolta subito per evitare un effetto domino pericoloso. Questa premessa è frutto di testimonianze dirette, un vero e proprio grido di allarme che arriva dalle imprese. Intendiamoci subito: stiamo parlando di realtà produttive sane, fiore all'occhiello nei rispettivi settori. Così, oltre alla drammatica emergenza sanitaria, la prospettiva di un vero e proprio tracollo del sistema produttivo e del lavoro di tante famiglie si fa sempre più reale.
L'ALLARME È ADESSO
«Le aziende non fatturano, non lo fanno a marzo,  non lo faranno ad aprile e a maggio - spiega il titolare di un'azienda chimica dell'hinterland milanese -. Ma quelle che possono permettersi di non fatturare sono pochissime. Tutti hanno fornitori da pagare e costi da fronteggiare». A seguito dei vari provvedimenti di blocco delle attività «noi come altre aziende del settore della chimica che proseguono l'attività - spiega l'imprenditore  -  stiamo già ricevendo decine di e-mail dai nostri clienti. Ci avvisano che a causa della situazione legata all'emergenza coronavirus, non pagheranno le scadenze del 31 marzo. Questo significa che non verremo pagati nemmeno per le forniture fatte nei mesi di gennaio e febbraio, vista consuetudine diffusa di avere scadenze lunghe, forniture  per le quali abbiamo pagato sia le materie prime che il personale dipendente. In quest'ottica, ritengo sia davvero difficile continuare a lavorare e a questo punto diventerà una vera e propria reazione a catena: se non vengo pagato non posso pagare. La crisi sarà  insostenibile. In tutto questo, sicuramente, ci saranno anche i soliti furbetti che approfitteranno della situazione per non saldare». In ogni caso non c'è tempo. «Se è vero che il governo ha varato misure per tutelare le pmi  forse è il momento di spiegare come usufruire subito di queste misure  e in che modo si potrà evitare il collasso con la perdita di posti di lavoro - è la domanda  -. Se le banche possono intervenire devono farlo già alla fine di questo mese, dando credito alle aziende per onorare le scadenze senza aggravare una situazione già compromessa». Non solo. «È necessario un chiarimento anche per quanto riguarda tutti gli adempimenti fiscali e tributari che le aziende devono espletare ogni fine mese, vedi fatturazione elettronica ad esempio. Se saremo obbligati a chiudere temporaneamente  come dobbiamo comportarci?». 
LE BANCHE ATTENDONO ISTRUZIONI
La preoccupazione sale. Un altro imprenditore, titolare di una piccola azienda metalmeccanica riferisce una situazione analoga al collega milanese. «Ho telefonato alla filiale della mia banca chiedendo informazioni sulle linee di credito per contrastare gli effetti dell'emergenza attuale. Nessuno sa niente, al momento non ci sono disposizioni attuative. Siamo a fine mese e le scadenze sono alle porte. Siamo senza liquidità e in queste condizioni è difficile che la banca sia subito disponibile a erogare prestiti. Pertanto, anche se la Bce immette liquidità nel sistema con l’intenzione di farla arrivare alle famiglie e alle imprese attraverso le banche, le banche dovranno agire con tutte le modalità e la tempistica di una macchina complessa.  Deve intervenire lo Stato, che in questo momento  ha lo stesso problema  delle imprese: deve chiedere prestiti». Che cosa succederà allora? «Le aziende faranno  richieste ai diversi istituti di credito - è la risposta laconica - che però si riserveranno di valutare meritevoli di credito quelle imprese ritenute virtuose, ovvero quelle che si impegnano a mantenere la manodopera e che hanno i bilanci in ordine. Praticamente finanzieranno soltanto chi non ne ha bisogno. Servono invece misure che assicurino una immediata liquidità sganciata da banche e enti di garanzia: è ora che lo Stato finanzi rapidamente le aziende o che garantisca i prestiti bancari senza ulteriori delibere. Tra le altre cose, non dimentichiamo l’abbattimento del cuneo fiscale in favore di quegli imprenditori che si arrabattano per continuare a pagare gli stipendi».