Sei in Economia

L'INTERVISTA

Cristina Balbo: "L'emergenza ha investito tutti ma l'economia di Parma è forte"

Da quest'anno è direttore generale di Intesa Sanpaolo in Emilia-Romagna e Marche. «Agroalimentare  e biomed resistono bene. Aiutiamo le aziende  a investire in innovazione digitale: oggi fa la differenza»

di Aldo Tagliaferro -

18 maggio 2020, 16:21

Cristina Balbo:

Nemmeno il tempo di prendere le misure al territorio: il coronavirus si è abbattuto sulla nostra economia quando Cristina Balbo aveva assunto da meno di due mesi la direzione regionale dell'Emilia-Romagna (e Marche) di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana. La crisi di liquidità, lo stop alle aziende, la paralisi di qualsiasi attività si sono rivelati una sfida inedita anche per chi ha già dovuto affrontare emergenze importanti, come il crollo del Ponte Morandi quando era alla guida della direzione regionale del Nord-Ovest. «Situazioni critiche più circoscritte ne ho vissute tante, questa volta siamo davvero di fronte a qualcosa di inedito ma eravamo attrezzati e soprattutto ben organizzati: posso dire che sono molto  contenta del lavoro svolto finora da Intesa, figlio di  esperienza, solidità e investimenti in innovazione digitale già in tempi non sospetti».
Lo tsunami ha investito tutti. Ma chi soffre di più? 
Settori come il turismo e la ristorazione hanno subito per primi l'impatto più violento. Così come i liberi professionisti e gli autonomi che hanno visto arrivare la Cig un po' arilento. Sono stati un po' più al riparo alcuni dipendenti, ma in realtà non è stato risparmiato nessuno.
Intesa Sanpaolo come è intervenuta?
Abbiamo capito subito che sarebbe stata una crisi sistemica, per cui ci siamo mossi già ai primi di marzo sia sul fronte della liquidità che delle moratorie, senza attendere i decreti. Un approccio proattivo: abbiamo chiamato noi i clienti attivando moratorie su 12mila aziende in regione (circa 2mila nel Parmense) prima ancora che arrivassero i provvedimenti del governo. Quanto agli interventi di liquidità, in Emilia-Romagna quest'anno abbiamo erogato 800 mln di nuovi finanziamenti, 600 dopo la crisi (a Parma rispettivamente 130 e 80).
Ecco, Parma. Il tessuto economico qui sembra un po' più attrezzato a resistere...
Sì: la realtà imprenditoriale è forte e robusta, ha molte aziende "liquide" e poggia su  settori come l'alimentare e il farmaceutico che stanno tenendo bene. In alcuni casi c'è anche chi è cresciuto. 
Come hanno reagito le aziende?
In una prima fase hanno fatto ricorso soprattutto alle moratorie, poi nell'ultimo mese le richieste di liquidità sono cresciute mentre in altre province il bisogno è stato da subito più urgente. Prima è andato in crisi il turismo poi man mano che le catene di approvvigionamento si bloccavano hanno sofferto anche la meccanica, i trasporti e tutte le realtà che lavorano con l'export.
Operativamente?
Ci siamo organizzati per essere efficaci e veloci nel mettere a terra le misure decise dal governo: domande in via telematica e  task force di supporto ai colleghi delle filiali (in smart working ma senza mai interrompere il servizio). Ad esempio abbiamo già erogato 2.500 finanziamenti fino a 25mila euro  (circa 400 a Parma) e  altri 2mila sono in dirittura. Il tutto in modo semplice, appena 4 documenti: quello d'identità, la dichiarazione sui ricavi, la domanda di finanziamento e il modulo per il fondo centrale di garanzia. Nulla di più.

Chi state sostenendo maggiormente?
C'è molta attenzione da parte nostra al tessuto produttivo delle pmi, con un occhio di riguardo al turismo. Un'attenzione che decliniamo sui territori collaborando con il mondo associativo locale. Al settore ricettivo, ad esempio, abbiamo dedicato misure più favorevoli, come la moratoria di 2 anni e finanziamenti di medio lungo termine (72 mesi) con tre anni di preammortamento.
Nessuno ha la sfera di cristallo, ma si è fatta un'idea dei tempi di ripresa e di chi reagirà meglio?
Difficile dirlo: l'incertezza legata all'emergenza sanitaria è ancora troppo forte, il timore di ulteriori blocchi non è svanito. Chi ha patito di più - anche a Parma - sono gli artigiani e gli autonomi, e in questi casi fare previsioni è ancora più complicato.
Qual è il punto di forza del tessuto economico emiliano?
Il dinamismo, la capacità di fare innovazione e una presenza forte delle filiere. I distretti creano micro-contesti territoriali che consentono alle aziende di unire  qualità e flessiblità che nel mondo faticano a imitare. Le filiere emiliane sono estremamente coese e i "champions" sono cresciuti con processi di internazionalizzazione che  trainano tutto  il territorio. Qui noi investiamo al fianco delle aziende e continueremo a investire soprattutto in tecnologia e digitalizzazione: in questo momento  fanno la differenza. Tra i distretti il food, la meccanica alimentare e il  biomed mostrano le dinamche più interessanti insieme ai settori legati alla produzione di igienizzanti e alla sanificazione. Ci vorranno tempi un po' più lunghi per la ripresa di moda, casa, meccanica generale e trasporti.

Lavorare durante il lockdown è stato un test per quella che sarà la banca del futuro? 
Si tratta dell'accelerazione di processi già in corso. Il nostro modello di servizio resta imperniato sulle filiali e l'incontro con i clienti per una consulenza mirata. Certo, la  digitalizzazione è ancora più spinta, ma se oggi Intesa Sanpaolo fa autentica multicanalità integrata è perché ha imboccato da anni questa direzione.
Per le banche in questo momento, al di là delle garanzie pubbliche, si pone un problema: a chi fornire liquidità? Solo alle aziende sane? Intesa Sanpaolo forte di un costo del rischio e di ratios patrimoniali molto solidi non sembra tirarsi indetro...
In questo momento è estremamente importante capire quando si può fare credito anche oltre le logiche ordinarie,  magari cercando soluzioni ad hoc. Ma nei primi momenti dell'emergenza in certi casi si è trattato di aiutare alcune imprese a sopravvivere.
Le nostre aziende, storicamente sottocapitalizzate, hanno chiesto soprattutto liquidità. Sarebbe il momento di pensare a un rafforzamento patrimoniale?
La prima fase della crisi è stata quella della liquidità a breve termine, oggi vediamo scadenze più lunghe  e l'auspicio è di tornare a finanziare quegli investimenti che hanno subito un rallentamento. Devo dire però che negli ultimi anni le aziende si sono rafforzate patrimonialmente: oggi sono più solide rispetto alla crisi del 2008.

Nell'immediato futuro prevede un aumento delle aggregazioni aziendali?

Il fenomeno dell'm&a era un trend già in atto prima della crisi, credo si rafforzerà: in alcuni casi per necessità, in altri per nuove opportunità. Quello che sarebbe da evitare è lasciare troppo spazio a grandi fondi internazionali a discapito delle sinergie locali.