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L'EMILIA DEI DISTRETTI

L'export alimentare vola e il Covid non lo fermerà

Anticipiamo il Monitor di Intesa Sanpaolo relativo ai cluster emiliano-romagnoli nel 2019 e analizziamo le prospettive per quest'anno: Parma era in salute prima dell'epidemia. E secondo Cristina Balbo (Isp) sarà resiliente grazie - anche - alla food machinery

di Aldo Tagliaferro -

01 giugno 2020, 10:10

L'export alimentare vola e il Covid non lo fermerà

È innegabile che qualsiasi analisi economica vada oggi distinta tra "pre-Covid" e "post-Covid". E leggere in questa primavera di difficile ripartenza dei dati relativi al 2019 potrebbe sembrare un puro esercizio retorico. Anche se parliamo del "Monitor sui distretti dell'Emilia-Romagna" - a cura dell'area studi e ricerche di Intesa Sanpaolo - che da anni è un barometro preziosissimo per orientarsi nella mappa delle nostre esportazioni. In realtà incrociando i dati appena elaborati (e che la Gazzetta riesce ad anticipare) con l'analisi di quanto sta accadendo in questo scorcio di 2020, emergono indicazioni interessanti. Soprattutto per Parma dove il distretto alimentare ha registrato la migliore performance in termini di export tra tutti i distretti dell'Emilia-Romagna sia per l'intero 2019 che per l'ultimo trimestre grazie a vendite  più che raddoppiate in Francia (secondo mercato alle spalle della Germania) e alle performance in Belgio e Hong Kong. Ma non finisce qui:  «Il comparto agro-alimentare - spiega Cristina Balbo, direttore regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo - è stato colpito in misura minore dalle chiusure imposte dal lockdown, anzi, le imprese del territorio parmense hanno continuato a lavorare alacremente, attivandosi nel mettere i propri lavoratori in condizioni di sicurezza per continuare a produrre cibi di qualità e legati alla nostra tradizione, sia per il mercato nazionale che internazionale, garantendo la continuità di approvvigionamento sul nostro territorio». Insomma, il trend dello scorso anno per l'agroalimentare di Parma si conferma: pur essendo un settore anti-ciclico, non era scontato.

MA I DISTRETTI NAZIONALI CORRONO DI PIÙ
Com'era, allora, lo stato di salute dei nostri distretti a fine 2019? Sostanzialmente stabile l'andamento dell’export  (+0,1% la variazione  tendenziale), compreso l’ultimo trimestre. Però un campanello d'allarme stava già suonando perché il trend  è inferiore sia rispetto al totale dei distretti tradizionali italiani (+1,4% nel 2019) sia del sistema manifatturiero regionale (+3,9%), particolarmente positivo grazie all’automotive, alla metallurgia e soprattutto al tabacco.  «Oggi la pandemia Covid-19 - prosegue Cristina Balbo - sta generando una serie di shock negativi: dal lato dell’offerta, per la sospensione della produzione e l’interruzione delle catene di approvvigionamento; in termini di domanda, per le misure di distanziamento sociale e l’alto rischio di perdita di posti di lavoro; sul fronte finanziario per l’aumento del debito pubblico e dei fabbisogni di liquidità delle imprese. Nessun territorio uscirà indenne, l’Emilia-Romagna, tuttavia, ha una forte specializzazione in settori considerati essenziali, partendo dell’agro-alimentare senza tralasciare la meccanica legata al settore agricolo e alimentare. Inoltre, sono presenti nel territorio due importanti distretti biomedicali, fondamentali in questo momento per assicurare i dispositivi medico-sanitari alla nazione. Il 2020, pertanto, vedrà il calo significativo delle vendite di molti distretti, ma in altri dimostrerà di avere tenuta e resilienza». 

I MERCATI DI SBOCCO E I SETTORI
Quanto ai mercati di sbocco, nel 2019 è stata buona la performance in quelli maturi (+1,8%),  in particolare Francia, Stati Uniti e Germania. Risultati negativi invece sui nuovi mercati (-3%), che incidono per il 34% sull’export distrettuale. Pesa la forte riduzione delle esportazioni in Argentina, Turchia, Messico e Polonia, non totalmente compensata dalla crescita in Cina. Dall’analisi di Intesa Sanpaolo per singolo distretto emerge un quadro eterogeneo: hanno chiuso il 2019 in crescita 11 distretti sui 20 monitorati. Nella Meccanica ha registrato un’ottima crescita il distretto delle Macchine utensili di Piacenza (+16,9%). Bene la Food machinery di Parma (+5,4%) e i Ciclomotori di Bologna (+4,9%). Stabile la Meccatronica di Reggio Emilia (-0,8%). In forte calo  le Macchine agricole di Modena e Reggio  (-11,7%) e le Macchine per l’industria ceramica di Modena e Reggio  (-12%). Più luci che ombre nell'Alimentare. Se, come detto, Parma vola (+23,2%), sono in salute  anche il Lattiero-caseario di Reggio  e Parma (rispettivamente +8,6% e +5,3%) con Usa e Olanda che compensano il calo tedesco. Alla crescita del distretto dei Salumi di Reggio (+3,2%), si contrappone la sostanziale stabilità di quelli di Parma (+0,1%) e il calo nel modenese (-4,8%). Stabile l’Ortofrutta romagnola (+0,1%) nonostante i gravi danni causati alle colture da parte della cimice asiatica. «Per quest'anno  buona sarà la tenuta dell’agro-alimentare - prosegue Balbo - che, a fronte di una riduzione della domanda da alberghi e ristoranti, beneficia di una maggior richiesta della piccola e grande distribuzione. Il settore agro-alimentare rappresenta più del 5% del valore aggiunto e dell’occupazione dell’Emilia Romagna».

ALTI E BASSI
Nel Sistema moda la dinamica è favorevole grazie al traino della Maglieria e abbigliamento di Carpi in crescita a doppia cifra (+22,9%); performance negativa, invece, per  l’Abbigliamento di Rimini (-7,7%). Nel Sistema casa, al rafforzamento dell’export dei Mobili imbottiti di Forlì (+11,8%), si  contrappone l’andamento negativo del distretto delle Piastrelle di Sassuolo (-1,8%). In calo nel 2019 le esportazioni dei Poli tecnologici regionali, in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale (-4,6% versus +15,9%).  «Tra i settori più resilienti vi sono quelli legati al mondo della salute, come farmaceutica, biomedicale e sanità, nonché i produttori di tissue e detergenti e le imprese specializzate nella sanificazione degli ambienti. A questi si sommano telecomunicazioni, elettronica e servizi informatici, decisivi nell’offrire soluzioni per ridurre le distanze fisiche tra le persone. Spicca, in particolare, l’e-commerce, tra le poche attività in forte crescita in questa fase», aggiunge Cristina Balbo.

LE PERFORMANCE NEL PARMENSE
Tornando a Parma, c'è da registrare una forte flessione del lattiero-caseario nell'ultimo trimestre del 2019 (-9,9%) anche se l'anno si chiude con un +5,3%, mentre è stato opposto l'andamento dell'impiantistica alimentare del Parmense, che cresce del 19,3% fra ottobre e dicembre, ben più del +5,4% messo a segno per l'intero anno, spinta da Stati Uniti e Vietnam. Piatto l'andamento dei salumi (+0,1%) che vedono una flessione in mercati storici come Francia e Germania e una forte crescita in Canada. Ancora Cristina Balbo: «A fianco dei distretti del food, si sono sviluppate aree ad alta specializzazione composte da imprese del packaging e della meccanica che rivolgono la propria offerta al settore agro-alimentare. Una di queste è proprio la Food machinery di Parma, costituita da 455 unità locali e 6.910 addetti (l’1,5% degli addetti della meccanica italiana), specializzata sia nelle macchine per l’industria alimentare che nelle macchine per l’imballaggio. Questo tipo di imprese non è stato coinvolto nel lockdown tra fine marzo e inizio maggio e anche in prospettiva potrà mostrare una maggiore resilienza. Parma, inoltre, mostra una buona specializzazione nella farmaceutica, uno dei pochi settori in crescita in questa fase e, anche in prospettiva, destinato a rafforzarsi spinto dalla domanda di medicinali e farmaci destinata a mantenersi strutturalmente elevata».