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EDITORIALE

La tecnologia e le proteste negli Usa

di Paolo Ferrandi -

15 giugno 2020, 09:01

La tecnologia e le proteste negli Usa

Una vecchia teoria che cerca di descrivere i rapporti esistenti tra i cambiamenti tecnologici e i mutamenti sociali descrive le innovazioni tecnologiche come strumenti che determinano  i mutamenti sociali. Una spiegazione molto rigida - che per questo è stata etichettata come «determinismo tecnologico» - e che non tiene conto delle interazioni reali tra usi sociali e strumenti tecnici. L'esempio tipico utilizzato per mettere in crisi questa visione è quello della telefonia  che nasce e viene venduta come strumento per diffondere contenuti - come le trasmissioni musicali - e si trasforma nello strumento principe per comunicare a distanza.

Un altro esempio, che in qualche modo funziona al contrario, è quello degli odierni telefoni cellulari che inizialmente sono stati venduti per la conversazione via voce a distanza, come i normali telefoni, e che presto sono diventati - grazie naturalmente all'innovazione tecnologica - strumenti multimediali dove l'uso prettamente telefonico è diventato marginale rispetto all'utilizzo per diffondere contenuti, anche se altamente diversificati e personalizzati. In poche parole all'inizio della sua avventura il telefono era stato pensato per essere un mezzo di comunicazione di massa e poi è diventato, grazie all'uso sociale, un mezzo di comunicazione personale. Ma dopo la rivoluzione della tecnologia mobile, e sempre grazie all'uso sociale a partire da quando abbiamo cominciato ad usare gli sms, è ridiventato un mezzo di comunicazione di massa anche se personale e personalizzabile. O meglio, per usare una definizione del sociologo Manuel Castells,  gli smartphone sono diventati mezzi di «autocomunicazione di massa».

Sono stati proprio questi mezzi di «autocomunicazione di massa» a  innescare le proteste contro la discriminazione razziale di questi giorni negli Stati Uniti. Come ha ricordato Joanna Stern, una giornalista del Wall Street Jounal che scrive di tecnologia, la terribile  morte di George Floyd durante il fermo di polizia è diventata il detonatore della rabbia per le discriminazioni razziali grazie a una ragazza di 17 anni, Darnella Frazier, che ha immortalato la scena con la telecamera del suo iPhone 11. Senza quei 10 minuti e 9 secondi di registrazione e senza la sua decisione di postare il giorno dopo il documento sulla sua pagina Facebook, molto probabilmente il mondo non sarebbe venuto a sapere della brutalità dell'agente Dereck Chauvin e degli ultimi attimi di vita di Floyd. Per dare un'idea del tempo che passa il pestaggio di Rodney King fu filmato il 3 marzo 1991  a Los Angeles da George Holliday con una telecamera amatoriale - una Sony Handicam - e divenne, diremmo oggi, «virale» solo con il passaggio televisivo delle immagini. I disordini cominciarono dopo che i poliziotti autori dell'aggressione furono giudicati non colpevoli. Nulla a che vedere con i tempi quasi istantanei di oggi.

Allo stesso modo proprio in questi giorni di gravi disordini la polizia ha usato tutta una serie di strumenti tecnologici  per tenere sotto controllo la protesta. A partire da sistemi sempre più perfezionati di riconoscimento facciale che usano algoritmi  capaci di diventare sempre più precisi  grazie all'uso di tecniche di intelligenza artificiale. Strumenti che - se usati al di fuori delle regole, che allo stato attuale non esistono - possono diventare molto pericolosi per la nostra libertà personale come possiamo vedere da quanto sta accadendo in Cina dove il riconoscimento facciale viene usato in modo massiccio e viene collegato a strumenti non solo di polizia. Così può succedere che un'infrazione banale - tipo l'attraversare la strada non sulle strisce - rischi di venir «pesata» e influire sul tuo rating creditizio o sulla tua capacità di prenotare un viaggio in treno o in aereo. Proprio per questo la settimana scorsa alcune società che hanno sviluppato tecnologie per il riconoscimento facciale - come Ibm, che è stata la prima, Amazon e Microsoft - hanno deciso di smettere di commercializzare le loro soluzioni. O almeno di metterle in stand-by in attesa di una legge del Congresso che regoli il settore. Non è molto perché non si tratta delle società leader nel settore - come Clearview - che sono più piccole e meno famose. Ma è un primo passo.