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Economia circolare: Parma "entra" nel Cda del consorzio Conai

Nuovo consiglio, ora ne fanno parte Luca Ruini (Barilla) e Franco Mutti (Parmalat). Oggi tre imballaggi su quattro sono avviati al recupero, la responsabilità è condivisa 

di Patrizia Ginepri -

14 luglio 2020, 09:35

Economia circolare: Parma "entra" nel Cda del consorzio Conai

La sostenibilità ha molte facce. E non c'è dubbio che il packaging abbia oggi un ruolo di primaria importanza nell'ottica di un'economia circolare. Gli strumenti non mancano, per implementare e strutturare un percorso virtuoso. Basti pensare al Conai, un consorzio privato  che costituisce in Italia il sistema attraverso il quale i produttori e gli utilizzatori di imballaggi garantiscono il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei materiali.
Inquadrato il contesto possiamo dire che Parma è in prima linea in questo percorso. Nei giorni scorsi, infatti, l'assemblea dei soci di Conai ha nominato il nuovo Cda di cui sono entrati a far parte Luca Ruini, direttore sicurezza, ambiente & energia del Gruppo Barilla nonché referente interno nel Barilla Center for Food & Nutrition per l’area sustainable growth e Franco Mutti direttore industriale del gruppo Parmalat.  Il secondo step è previsto per il  22 luglio quando il Cda si riunirà per indicare il nuovo presidente del consorzio, nonché ruoli e deleghe.
«Conai è poco conosciuto al pubblico - premette Franco Mutti -   e questo sarà sicuramente un punto su cui dovremo lavorare. Occorre, infatti,  una maggior conoscenza della gestione degli imballi e della capacità di riciclarli che oggi viene messa in campo». Nel frattempo è cambiata anche la prospettiva. «Negli anni passati l'obiettivo fondamentale era quello di  aumentare sempre di più l'attività di recupero degli imballaggi - spiega Mutti -  per avviarli al riciclo. L'Italia, anche se un po' a macchia di leopardo, ha raggiunto livelli importanti su questo fronte. Oggi però non si considera più il rifiuto in sé, ma il materiale da riutilizzare e valorizzare in un circuito di recupero. L'esempio più significativo è il vetro, ma bisogna ampliare anche ad altri materiali a cominciare dalla plastica». 
Al proprio interno il Conai ha rappresentanti dell'industria, del commercio, dei consorzi di filiera.
«È attivo da più di vent'anni - sottolinea Luca Ruini - ed è un esempio di rapporto pubblico-privato che ha funzionato bene: sono pochi in Italia i casi in cui opera un'organizzazione privata con un mandato pubblico. Il sistema è competitivo sia in termini di riutilizzo che di costi, che restano decisamente contenuti. Oggi tre imballaggi su quattro sono avviati al recupero da parte del consorzio e alla base c'è la responsabilità condivisa di tutti gli attori della filiera. Non solo.  Siamo in una fase di rapido cambiamento, perché a livello europeo, in un'ottica di greed deal, c'è una spinta ancora maggiore a trasformare tutto ciò che è rifiuto in una risorsa. L'obiettivo è chiudere il cerchio e visto che Conai è partito prima perché gli imballaggi erano considerati all'epoca un problema, può rappresentare un riferimento importante per il modello attuale di economia circolare». E in futuro? «Dovremo tutti pensare agli imballaggi nell'ottica di un recupero più efficace possibile - sottolinea Mutti - e le aziende devono collaborare tra di loro. Noi rappresentiamo la filiera di Federalimentare e porteremo le istanze di questo settore cercando  soluzioni condivise. Si sono create le condizioni per cui i comuni e i circuiti  di raccolta cominciassero a funzionare, ma il consumatore è ancora poco informato di come si svolga questa attività. Se riuscisse a essere più attento agli imballi che si ritrova in casa, avremmo benefici enormi sulla gestione successiva. Questo cammino è un'opportunità per la sopravvivenza e la competitività futura. Il packaging ecologico costa di più, serviranno incentivi per  innovare in questo senso. Un'occasione per aggiornare le tecnologie. L'obiettivo deve essere lo stesso per tutti».
Conai copre solo la metà di tutti i materiali che vengono raccolti e avviati al riciclo. «Da una parte c'è la necessità di raccontare quello che viene fatto dalle aziende in termini di progetti nel packaging e dall'altro di spiegare come vengono riciclati i materiali - tiene a rimarcare Ruini -. È necessario  condividere esperienze per progettare le soluzioni migliori, per questo deve esserci comunicazione lungo tutta la filiera».