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EDITORIALE

Imprese zombie: la ripresa richiede selezioni virtuose

di Marco Ziliotti -

09 febbraio 2021, 08:48

Imprese zombie:  la ripresa richiede selezioni virtuose

La velocità e l’intensità della ripresa postpandemica delle tante imprese italiane in difficoltà dipenderà anche, molto, dalla capacità, sia a livello macro che microeconomico, di distinguere le cause e quindi la natura di tali difficoltà. Come da più parti evidenziato (fra gli altri anche da Mario Draghi nel Documento G30 nel dicembre scorso), a differenza delle imprese per cui la crisi è stata provocata da fattori contingenti di valenza prevalentemente settoriale (turismo, abbigliamento, trasporti, spettacoli, ecc.), molte invece (in Italia, secondo uno studio dell’Università Bocconi, assai di più che in altri Paesi europei) sono imprese zombie: strutturalmente decotte, a causa di modelli di business obsoleti; non, quindi, per problemi di settore-prodotto, ma per organizzazione inadeguata, dimensione insufficiente, cultura aziendale non aggiornata.
È importante anzitutto comprendere che tali imprese zombie dovrebbero – ovviamente con tutte le tutele di legge per i dipendenti – uscire dal mercato. Il fatto che, al contrario, continuino a “galleggiare” grazie ad un mix di provvidenze pubbliche e di comportamenti border line (evasione fiscale in primis) rappresenta un grave problema, sotto almeno due aspetti.
In primo luogo, ciò genera diffusi effetti distorsivi rispetto al corretto funzionamento dei mercati; anzitutto, per le altre imprese (a causa di pratiche di concorrenza sleale), ma anche per i consumatori (con prodotti che spesso non garantiscono standard qualitativi minimi) e per gli stessi dipendenti (per il frequente scarso rispetto degli obblighi salariali e contributivi e delle norme di sicurezza). Inoltre, forse cosa ancor più grave, esse creano un pervasivo effetto di selezione avversa: se vengono confuse con le imprese che, seppure in temporanea difficoltà finanziaria, mantengono capacità di creazione di valore e quindi meritano senz’altro di rimanere sul mercato, l’impatto può essere pesantissimo: da un lato, al venir meno delle generalizzate provvidenze emergenziali (blocco dei licenziamenti, moratorie fiscali e bancarie, ristori vari), si può ingenerare uno tsunami di fallimenti indiscriminati; dall’altro, per evitare tale scenario, con la altrettanto indiscriminata distribuzione a pioggia di agevolazioni e sussidi, si provocherebbero non solo evidenti sprechi di risorse (ad aumentare il “debito cattivo”), ma pure i già menzionati effetti perversi di distorsione delle sane regole di mercato.
 Dove ricercare, quindi, i possibili rimedi? Evidentemente, in azioni che inneschino e mantengano selezione virtuosa fra le imprese; quindi, anzitutto nei comportamenti dei principali attori economici in gioco. Si tratta di un classico problema di asimmetrie informative riguardo alla qualità delle diverse imprese; esse stesse, quindi, devono dimostrarsi sempre più capaci di comunicare: non solo bilanci veri e chiaramente leggibili, ma anche business plan ben pianificati e credibili. Ancora, il sistema finanziario e quello legale: per entrambi, le parole d’ordine devono essere tempestività e professionalità. Le banche non tardino a svalutare i crediti inesigibili, rischiando di accumulare polvere sotto al tappeto, e, soprattutto, si convincano definitivamente che nessun tool informatico, anche il più sofisticato, potrà mai sostituire un continuativo ed approfondito rapporto personale ai fini della corretta valutazione del l’impresa cliente. Quanto al sistema legale, entri finalmente in vigore appieno la riforma del Codice della crisi d’impresa, relegando auspicabilmente al cassetto dei tristi ricordi i tempi biblici – di proroga dei termini in ulteriore proroga – delle fasi di omologa dei concordati “in bianco” e le procedure liquidatorie ultradecennali; e, anche in questo caso, garantendo quella professionalità che serve per selezionare correttamente le crisi temporanee e reversibili da quelle, appunto, zombie, soprattutto nelle primissime fasi delle procedure – che saranno delegate non più ai Tribunali ma agli OCRI (Organismi di composizione delle crisi di impresa, presso le Camere di commercio) – .
Un decisivo impatto, infine, giungerà dalle prossime scelte di politica industriale: l’auspicio è che anche l’impiego delle ingentissime risorse del Next Generation EU persegua il principio della selezione virtuosa: non sussidi indifferenziati, ma incentivi mirati; non sovvenzioni ad attività obsolete, ma occasioni per la creazione di nuovi lavori.