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INTERVISTA A MAURIZIO BASSANI

"Le sfide di Parmalat: innovazione ed effetto pandemia"

Le previsioni per il 2021 del  nuovo general manager

di Andrea Violi -

22 aprile 2021, 10:08

"Le sfide di Parmalat: innovazione ed effetto pandemia"

La spinta all’innovazione, la centralità di Parmalat nel gruppo Lactalis, il legame con il territorio parmense sono i «binari» su cui si muove Maurizio Bassani, da marzo nuovo general manager della Parmalat. Originario di Lucca, 60 anni, Bassani ha un ricco curriculum: all’inizio della sua carriera, fra il 1986 e il 1991, ha lavorato alla Barilla, per poi passare a Nestlè, Sammontana e Star. Nel gennaio 2013 diventa direttore commerciale Italia di Parmalat, fino alla nomina a general manager, dal 1° marzo scorso. «Lavoro ormai da anni a Parma e conosco bene la città. Mi piace tanto, anche perché sono appassionato di lirica», spiega, in un’intervista negli stabilimenti di Collecchio. 

Quali sfide affronterà? 
«Il mio nuovo ruolo è in un solco di continuità. Quella della Parmalat degli ultimi anni è una storia di successi e all’interno del gruppo Lactalis ha un ruolo importantissimo: siamo la Business unit specializzata nel latte ma non solo; i succhi di frutta Santal sono un altro fiore all’occhiello. Vogliamo continuare a sviluppare, essere sempre attenti ai consumatori, avere costante attenzione alla parte di innovazione. È il carattere fondante della Parmalat, l’azienda che nel 1966 ha lanciato per prima il latte a lunga conservazione in Italia. Altra tappa fondamentale: i primi a produrre latte microfiltrato. Oggi, all'inizio del mio mandato, siamo di fronte a un'altra grande innovazione: stiamo lanciando la vitamina D in tutto il nostro latte, sia a lunga conservazione che microfiltrato. Insieme a un network scientifico con le Università di Parma e di Bologna, abbiamo creato una serie di presupposti per arrivare a questa innovazione». 

C’è quindi collaborazione con l’Ateneo di Parma...
«Certo, con l'Università di Parma abbiamo un rapporto strettissimo su questo e altri progetti. Abbiamo fortissimi legami con la comunità, con i network locali ma non solo. L’innovazione continua ad essere il nostro faro». 

Come possiamo descrivere la Parmalat per numeri?
La Divisione Parmalat ha 1.800 dipendenti in totale, di cui 1.100 circa su Parma, e 9 siti di produzione in Italia. Circa un miliardo il fatturato. La produzione è concentrata su latte - a lunga conservazione e microfiltrato -, panna, besciamella, yogurt e succhi di frutta. Ad eccezione del latte fresco, quasi tutte avvengono a Collecchio». 

Come sarà il vostro 2021?
«Sul 2021 è difficile fare previsioni. C'è l'incognita dei consumi fuori casa, legati alle riaperture di bar e ristoranti: sono rilevanti anche per un’azienda come la nostra, che comunque lavora nel settore del “fuori casa” in maniera abbastanza importante. Continuano a crescere i consumi domestici: la parte di prodotti venduti nei supermercati e negozi è ancora oggi in crescita. In questo scenario così complesso noi siamo moderatamente ottimisti. E personalmente sono ottimista per la nostra azienda».

Quali prospettive sulla vostra presenza sui mercati? 
«Alla fine credo che porteremo un risultato simile a quello dell’anno precedente. Bisognerà capire quanto recupereremo sui consumi fuori casa. Lo scorso anno, parlando in generale, ha generato una perdita complessiva del 30-35% nei consumi fuori casa, mentre i consumi in casa sono cresciuti fra 5 e 10% a seconda delle categorie. Quest’anno ci sarà un riequilibrio. Speriamo in una ripresa, ma alcuni mesi sono già andati; penso che si arriverà a un valore più o meno di pareggio». 

Ci sono anche innovazioni di processo...? 
«Abbiamo investimenti molto importanti sulla sostenibilità. Oggi si investe di più su riqualificare in un’ottica di sostenibilità a 360 gradi il processo, i trasporti... Abbiamo investito molto ad esempio negli impianti di cogenerazione: a Collecchio, il primo stabilimento dove abbiamo fatto l’impianto di cogenerazione, abbiamo raggiunto un livello molto elevato di autoproduzione energetica. Altri investimenti sono sul mondo delle confezioni, per ridurre l’impatto ambientale. Fa parte del lavoro della ricerca e sviluppo ma non solo: stiamo facendo passaggi tecnologi per avere confezioni a impatto minore. C’è tutto un sistema integrato con i fornitori del packaging».