×
×
☰ MENU

La svolta green

Tassonomia: Ue, il futuro energetico prende forma

Gas, nucleare, rinnovabili: il tema ambientale diventa terreno di scontro economico e politico

Tassonomia: Ue, il futuro energetico prende forma

di Patrizia Ginepri

20 Febbraio 2022,20:48

L'argomento non riguarda le solite “cavillosità” di Bruxelles, ma è legato a doppio filo agli interessi nazionali di ciascun paese europeo.. Stiamo parlando della cosiddetta “Taxonomy Regulation”, la normativa dell’Ue che stabilisce quali attività economiche e fonti di energia possono essere definite “green”. Il tema è ambientale, ma anche politico e soprattutto economico. La commissione europea si è divisa ma alla fine ha deciso: gas e nucleare possono essere utili alla transizione ecologica e per questo vanno considerate attività temporaneamente sostenibili. Spetterà a europarlamento e consiglio Ue decidere entro i prossimi 4-6 mesi se accettare o meno la proposta dell’esecutivo europeo, da tempo al centro di polemiche e confronti serrati anche in commissione. Gas e atomo diventano dunque “tecnologie di transizione”, ma inserite a pieno titolo nella tassonomia verde.


Per Mairead McGuinness, commissario Ue per i servizi finanziari, la decisione “è imperfetta ma reale, una soluzione che fa avanzare verso il l'obiettivo finale di neutralità climatica». La versione finale del testo di Bruxelles mantiene sostanzialmente invariata la classificazione dell’energia nucleare, che produce poca CO2, ma ha sottoprodotti tossici. Pertanto, le nuove centrali nucleari potranno godere dell’etichetta verde se i paesi forniranno piani precisi per la gestione sicura e lo smaltimento dei rifiuti. A sostegno di questa norma si sono schierati, ovviamente, i paesi comunitari che dipendono dal nucleare, guidati dalla Francia. Anche il gas naturale riceverà l’etichetta verde se viene utilizzato per sostituire fonti energetiche più inquinanti, come il carbone, e se le emissioni dirette derivanti dal suo utilizzo scendono al di sotto di 270 g di CO2 per kilowatt/ora.


L'impatto
Quello che succederà, e quanto impatto avrà il regolamento sugli investimenti, dipenderà molto dalle azioni dei singoli Paesi e delle singole istituzioni. Banche e investitori potrebbero decidere di rinunciare a determinati elementi della tassonomia, concentrando i loro impegni su fonti rinnovabili, efficienza energetica, mobilità elettrica e altre soluzioni realmente sostenibili.
L’Italia per il suo mix energetico, si affida principalmente al gas. C’è stato però un problema per Roma. Gli standard introdotti dalla Commissione europea erano troppo elevati per molte delle centrali elettriche a metano del nostro paese. Così si è cercato di ottenere un accordo al ribasso. In parte ottenendo concessioni e in parte non riuscendovi, visto che le proposte italiane erano ancora più esose. Tanto che il commento alla tassonomia di GasNaturally, l’associazione di cui fanno parte Eni, Edison e Anigas, è sostanzialmente negativo perché “la soglia di 270g di emissioni dirette di CO2/kWh è ben al di sotto della soglia di 340g di CO2/kWh necessaria per includere il finanziamento degli investimenti anche delle centrali elettriche a gas naturale a ciclo combinato più efficienti”. Dunque, molti impianti italiani di vecchia generazione resteranno tagliati fuori dalla tassonomia, rendendo più difficile il finanziamento attraverso i fondi privati. LaGermania, che è fermamente contraria alla presenza del nucleare nella tassonomia, è del tutto favorevole alla possibilità di continuare a investire nel gas, una fonte energetica considerata indispensabile per chiudere i conti con atomo e carbone e intanto aumentare la quota di rinnovabili.

L'utilizzo del gas e del nucleare in Europa
La tassonomia servirà dunque a favorire la transizione verso fonti energetiche rinnovabili e sostenibili. Ma intanto quelle fossili continuano a essere il cuore pulsante del sistema produttivo e dei consumi domestici. Secondo i dati raccolti da Eurostat, infatti, nonostante siano in calo continuo da anni, nel 2020 petrolio (34,5%) e gas naturale (23,7%) erano ancora le fonti più importanti nel mix energetico dell’Ue. Se si guarda nello specifico alla produzione di elettricità, il gas incide per circa il 16% e il nucleare per oltre il 25%. Questo spiega perché gli Stati Ue sono così interessati a una patente di sostenibilità per le due fonti, che offrono una stabilità e una continuità per la produzione di energia che le rinnovabili non sono ancora in grado di garantire. L'Olanda ha il primato per quota di energia elettrica prodotta con il gas, quasi il 70%. Segue la Grecia (58%) e l’Italia (55%), esempio di Paese a forte dipendenza dalle forniture estere del combustibile fossile. Ma sono molti i paesi Ue, dall’Irlanda al Belgio, dalla Spagna al Portogallo, che fanno ampio uso del gas per produrre energia.
La produzione da centrali elettriche a gas potrebbe aumentare anche in Germania, dove è in atto la progressiva dismissione del nucleare e del carbone. Da qui nasce l’opposizione tedesca al riconoscimento dell’energia dell’atomo come sostenibile e l’apertura verso le centrali a gas, anche se predisposte alla trasformazione per l'utilizzo di gas decarbonizzati e dell’idrogeno. I Paesi Ue che oggi producono elettricità dall’atomo sono in tutto 13. Quella francese viene per due terzi da reattori atomici. Ma lo stesso vale anche per il 30% di quella svedese, la metà di quella slovacca e poco meno del 50% di quella ungherese. La Finlandia produce oltre un terzo dell’energia elettrica domestica con l’atomo ed ha in programma un’espansione del parco reattori. Il Belgio ha annunciato di voler abbandonare il nucleare nel 2025, ma la questione è tuttora dibattuta. Il governo vorrebbe salvare almeno i due reattori più recenti mentre l’aumento e l’instabilità dei prezzi dell’energia tengono vivo il dibattito e una decisione definitiva dovrebbe arrivare a marzo. Ma c'è anche chi ora vuole entrare nel club del nucleare, come è il caso di Paesi Bassi, alla ricerca disperata di un modo veloce di tagliare le emissioni.

Come si chiuderà la partita?
La tassonomia è uno strumento volontario per la trasparenza nel settore della finanza sostenibile, “non è uno strumento di politica energetica, di cui gli stati membri restano pienamente responsabili, e non serve a vietare gli investimenti – ha spiegato la Commissione – è una cosa separata dalla discussione sul futuro patto di stabilità e crescita, bisogna essere molto chiari su questo”, una precisazione indirizzata a chi ha finora visto la tassonomia verde come una porta d’accesso allo scorporo di certi investimenti dal calcolo del deficit e del debito pubblico.
In ogni caso le resistenze al documento varato da Bruxelles non mancheranno. Il Lussemburgo, “valuterà azioni legali insieme all’Austria” per affossare il provvedimento. In Germania, gli esponenti verdi del governo sono tornati ad attaccare il nucleare. Le critiche sono poi diventate un diluvio tra le ong ambientaliste che hanno parlato di “enorme regalo a Putin” di “duro colpo al green deal”. Tutte resistenze che potrebbero coagularsi in un fronte del no all’eurocamera, dove i verdi europei sono già mobilitati per cercare una maggioranza e respingere il provvedimento.
Come si chiuderà questa partita a livello Ue? Il Consiglio potrà opporsi solo con una maggioranza qualificata rafforzata (almeno 20 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue), mentre il Parlamento europeo potrà opporsi anche a maggioranza semplice (353 deputati su un totale di 705). Ma nonostante obiezioni e spaccature, sembra abbastanza improbabile una bocciatura del regolamento, soprattutto al Consiglio, mentre al Parlamento la partita potrebbe essere più aperta.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI