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LA PAROLA ALL'ESPERTO

Per la pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi

Per la pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi

di Paolo Zani

30 Marzo 2022,13:21

Risponde l'esperto Paolo Zani www.tuttoprevidenza.it

Ormai la domanda che tutti, almeno alla mia età, si chiedono visti i continui cambiamenti quando poter andare in pensione. A oggi ho maturato 2068 settimane di contributi con 61 e 8 mesi, sono un lavoratore dipendente, che opzione se c'è posso avvalermi? Esprimo un mio pensiero: si dovrebbe avere la possibilità a partire da una certa età di poter usufruire/ritirare la somma dei contributi versati in un'unica soluzione senza nulla pretendere per la gestione dei propri denari.

Mancano dati fondamentali, quali l’età e la data di inizio di versamento della contribuzione per poterle dare una risposta corretta. In via generale oggi, e fino al 2026 per gli uomini, la pensione anticipata si consegue con 2227 contributi settimanali pari a 42 anni e 10 mesi di contribuzione. Nel suo caso specifico le mancherebbero 159 contributi settimanali pari a tre anni e tre settimane.
Vi è la possibilità per i lavoratori precoci (almeno un anno di contributi accreditati prima del compimento del 19° anno di età) di accedere al pensionamento con 41 anni di contributi (2132 contributi settimanali) a particolari condizioni soggettive: essere disoccupati o invalidi civili riconosciuti almeno al 74% o essere caregivers vale a dire assistenti da almeno sei mesi di un parente affetto da handicap grave oppure aver svolto lavorazioni usuranti o gravose per un determinato periodo di tempo. Se rientrasse in questa casistica le mancherebbe poco più di un anno di contribuzione per raggiungere i 41 anni richiesti. Altre possibilità, al momento non ne vedo.
Ma veniamo alle sue considerazioni sulla possibilità di ritirare la somma dei contributi versati. Innanzi tutto bisogna chiarire che stiamo parlando di un sistema previdenziale basato sul versamento obbligatorio della contribuzione da lavoro.
Cosa si intende per sistema previdenziale? La Treccani definisce questo sistema come : “Complesso di istituti e attività, gestiti e svolti direttamente dallo Stato (previdenza sociale obbligatoria) o da organismi autorizzati (previdenza complementare o integrativa) che hanno per obiettivo quello di assicurare ai cittadini la possibilità di far fronte a particolari situazioni di necessità (infortunio, malattia, invalidità, disoccupazione involontaria ecc.), o i mezzi necessari di sussistenza al termine della vita lavorativa (pensioni di anzianità e di vecchiaia)”.


Cerco di chiarire meglio: Il nostro sistema previdenziale prevede il versamento di contribuzione “IVS” dove “ I “ sta per “invalidità” “S” per “superstiti” e “V” per vecchiaia oltre a contribuzioni particolari quali TBC e Disoccupazione che sono gli eventi che possono capitare nella vita di un lavoratore. Restando nel campo delle pensioni, Invalidità, superstiti e vecchiaia sono le tre possibili tipologie di pensione cui un lavoratore o chi per lui, nel caso dei superstiti, può accedere. Pensiamo ad un lavoratore che si ammali gravemente in giovane età e non riesca più a svolgere un’attività lavorativa; bene, il sistema interviene con la pensione di invalidità. Pensiamo ad un lavoratore che, ahi lui, muoia prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia; anche in questo caso, ma anche nel caso di un già pensionato, è prevista per il coniuge superstite e in particolari casi anche per i figli, una pensione ai superstiti. L’ultimo caso è quello della pensione di vecchiaia che si raggiunge al compimento dell’età pensionabile (oggi fissata per uomini e donne a 67 anni) con un requisito contributivo di almeno 20 anni o alternativamente al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età.


Il sistema che le ho descritto ha inoltre un aspetto mutualistico perché in ogni caso garantisce una pensione, come nel caso della pensione di invalidità e ai superstiti, anche in presenza di scarsa contribuzione. Quanto al fatto che quasi nessuno potrà ricevere quanto versato, questo non è assolutamente vero. Facendo i calcoli, mediamente la contribuzione versata si recupera in un periodo di ca. 20, ed è questo il motivo che all’innalzarsi dell’aspettativa di vita media, si innalza conseguentemente l’età per la pensione di vecchiaia. Un’ultima cosa: non è l’INPS che decide quanto dare di pensione ma è la legge che fissa i criteri di calcolo degli assegni pensionistici per poter garantire l’equilibrio del sistema.

© Riproduzione riservata

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commenti 3
  • gfrancoferrari

    31 Marzo 2022 - 07:55

    queste regole valgono anche per i nostri politici ?

    Rispondi

    • Frank

      01 Aprile 2022 - 10:45

      NO! la legge non è uguale per tutti, solo per noi poveri mortali.

      Rispondi

  • Frank

    30 Marzo 2022 - 20:39

    Per andare in pensione ci vorrà più contributi che anni di vita, si comincerà a pagare almeno 5 anni prima di nascere

    Rispondi

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