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Economia

Sull'inflazione l'Italia si gioca un bel pezzo del proprio futuro

Sull'inflazione l'Italia si gioca un bel pezzo del proprio futuro

di Augusto Schianchi

22 Giugno 2022,16:45

Mercoledì scorso è stato uno dei giorni più drammatici dell’Italia del dopoguerra. Non tanto per quello che è accaduto, ma per quello di cui dovremmo aver preso piena consapevolezza.
L’Istat ci ha detto che la povertà è aumentata paurosamente, con tutte le implicazioni sulla coesione sociale. La siccità dilaga (si passi il pasticcio della parola), con serissime preoccupazioni sui prossimi raccolti agricoli (diversi comuni già con acqua razionata ed un quarto del territorio nazionale a rischio desertificazione), in un momento in cui a causa della guerra si profila una grave crisi alimentare.

La Russia ci ha informato di aver tagliato all’Italia le forniture di gas del 15 per cento, con prospettive molto grigie per l’autunno prossimo, quando riprenderanno i consumi per il riscaldamento domestico. Nel frattempo, la benzina ha oltrepassato i 2.10 euro al litro.

Sul fronte bellico la guerra continua, e per l’Ucraina si confrontano due posizioni contrapposte: quella moderata, alla quale appartiene l’Italia, disponibile ad accettare una pace realistica, che tenga conto delle conquiste territoriali della Russia. Quella più aggressiva, degli Stati uniti e dei vertici Nato, indisponibili a una pace che non preveda il rientro della Russia all’interno dei confini precedenti l’invasione.

Entrambe le posizioni presentano rischi. La posizione moderata non dà garanzie che in futuro una Russia galvanizzata dalla vittoria, non prosegue la sua politica nella linea di Pietro il Grande, ovvero di conquista dei territori storicamente appartenenti alla Russia. A partire dalla Moldova, da Odessa, per poi estendersi alla Romania, e chissà dopo. In quel momento che fare per i paesi europei? Abbandonare l’Est Europa al proprio destino? Vorrebbe dire abbandonare il progetto europeo pazientemente costruito negli ultimi trent’anni. Siamo disposti ad accettare tutto questo?

La posizione aggressiva (USA più Nato) presenta rischi ancora più evidenti, nel senso che la Russia a fronte di un sostegno militare più consistente all’Ucraina, potrebbe estendere e intensificare la guerra, con conseguenze imprevedibili, non escluso il rischio atomico. Per questo l’ipotesi più probabile è quella di una guerra strisciante, a scalare:

più la Russia avanza, più si soccorre l’Ucraina con armi sempre più pesanti; nell’auspicio che questa escalation convinca la Russia ad accontentarsi -seppure parzialmente- di quello che ha conquistato, e finisca per accettare la pace per esaurimento della propria forza militare disponibile. (In Teoria dei Giochi questa strategia si chiama “TIT for TAT”). In tutto questo l’Italia si trova nel mezzo: troppo grande per essere trascurata (almeno formalmente), troppo debole militarmente ed economicamente per acquisire una leadership autonoma. Per fortuna che, per l’autorevolezza personale del nostro presidente Draghi, veniamo puntualmente invitati al tavolo delle trattative. Ma è sul piano dell’inflazione che l’Italia si gioca un bel pezzo di futuro immediato. La Fed ha alzato i tassi dello 0.75, l’aumento più elevato degli ultimi 40 anni, e questo avrà effetti dirompenti sul sistema economico americano e quindi internazionale. E’ molto probabile che questo rialzo comporti l’entrata in recessione, che Biden spera breve per salvare i democratici per le elezioni di Midterm a novembre. La Banca Centrale Europea ha dichiarato che alzerà i tassi a luglio, per ora solo dello 0.25, ma ha affrontato subito il problema degli spread sul debito pubblico. A partire dall’Italia (si, sempre noi) e degli altri del Sud Europa, che hanno visto salire i propri spread con l’inflazione e l’attesa di rialzo dei tassi. La Bce ha annunciato uno «scudo protettivo» per contenere l’aumento degli spread, in particolare quello italiano, che probabilmente si tradurrà in acquisti selettivi e ponderati di titoli pubblici. Inoltre, la rappresentante tedesca nel Consiglio della Bce ha dichiarato che «l’euro non è in discussione». Uno scudo di protezione per i nostri titoli ovviamente che sarà necessariamente «sotto condizioni», perché nessuno presta soldi senza avere un’idea di come vengano usati. Per fortuna il nostro Presidente Draghi - solido keynesiano- troverà, grazie alla sua esperienza e competenza, un compromesso equilibrato per la tutela dei nostri interessi nazionali.

© Riproduzione riservata

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