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Economia

L'agricoltura diventa 4.0 grazie ai fondi europei

L'azienda agricola Schianchi è cresciuta grazie ai bandi di Bruxelles

L'agricoltura diventa 4.0 grazie ai fondi europei

di Andrea Violi

21 Settembre 2022,18:44

La terra del nonno è diventata un'azienda agricola bio con una dotazione tecnologica all’avanguardia: un trattore 4.0 con guida automatica satellitare, macchinari per irrigare e per combattere le piante infestanti, un impianto fotovoltaico. L’azienda agricola «Schianchi» di Parma è cresciuta grazie alla passione per l'agricoltura di due giovani fratelli, cui hanno «dato una mano» anche i fondi europei. «Sono soldi che l’Europa mette a disposizione. Se non li sfruttiamo, vanno ad altro», sottolinea il titolare Massimo Pizzarotti, che raccomanda: bisogna tenere monitorati i bandi per cogliere le opportunità.

Massimo Pizzarotti, 29 anni, è titolare dell'impresa, in cui lavorano il fratello Alessandro (31, che diventerà socio), l'operaio senegalese stagionale Papa e la madre Valeria Schianchi. L'azienda «Schianchi» mantiene il nome originario. «È il nonno materno che ci ha trasmesso la passione per l'agricoltura. Inoltre nell'ambito agricolo ci conoscevano come “Schianchi”: per questo abbiamo mantenuto il cognome - spiega Massimo Pizzarotti -. Mio nonno faceva cereali ed erba medica. Dopo la laurea triennale in Architettura, mi sono iscritto alla magistrale ma dopo soli due mesi ho aperto la partita Iva per produzione di ortaggi. Abbiamo conseguito la certificazione biologica e facciamo “chilometro zero” perché vendiamo esclusivamente in azienda, ai mercatini e ai negozi di Parma. Abbiamo anche il canale di vendita online “Io mangio locale”, che ha sede in via Toscana: un gruppo di acquisto solidale con gli acquisti fatti online da produttori esclusivamente a km 0. Per l'e-commerce sul nostro sito, servirà uno sviluppo particolare».

Essere giovani ha aiutato i fratelli Pizzarotti sia sul piano dell'approccio all'innovazione sia su quello normativo. In alcuni casi, la percentuale di finanziamento europeo sale al 50%, per i giovani imprenditori. «Abbiamo ottenuto tre concessioni da tre bandi europei - spiega il titolare -. Uno è il Psr del primo insediamento, che equivaleva a 30mila euro. Sono riuscito a conseguirne un altro per l'ammodernamento delle aziende agricole, per 22mila euro: abbiamo comprato attrezzature specializzate per orticoltura. E siamo riusciti a vincere un bando sul fotovoltaico. All'inizio di quest'anno abbiamo realizzato un impianto che produce 15 kW e ci ha resi autosufficienti; anzi, immettiamo in rete il surplus, che è più del triplo di quanto consumiamo. Il bando aveva un ritorno di oltre 12mila euro su un investimento totale di 25mila euro. Tra l'altro abbiamo smaltito l'amianto sulla copertura dove abbiamo installato i pannelli».

Tre bandi in poco tempo, in un periodo tosto. Pizzarotti ha presentato le prime due domande a metà 2019, la terza alla fine dell'anno, con la documentazione prodotta nel giro di un mese. Sempre con l'aiuto del personale di Confagricoltura, cui l'azienda è associata. «Dal 2018 al 2021, tutti gli anni abbiamo raddoppiato le entrate. L'anno scorso +70% circa; anche quest'anno sta andando bene». Fra i vari sbocchi, è la vendita diretta il canale di maggior successo; l'online al momento è una piccola integrazione.

L'investimento totale supera i 300mila euro con un ritorno in fondi europei di circa 75mila euro. Anche grazie ai bandi quindi sono arrivate le dotazioni tecnologiche con cui la famiglia coltiva, su 12 ettari, tanti generi di ortaggi - dai cavoli ai broccoli, dalle patate alle melanzane - e i cereali. «Nel 2020 abbiamo comprato un tratto 4.0 con la guida automatica satellitare - continua Pizzarotti -. Ci permette di avere la precisione di 2-3 centimetri e gestire al meglio ogni centimetro di campo durante le lavorazioni». L'operatore imposta la larghezza dell'attrezzo e del campo, inserisce la larghezza delle file da creare e di fatto il trattore - dotato anche di sensori ad hoc - procede da solo.

La tecnologia si sobbarca la fatica delle braccia anche nella lotta alle erbacce che si insinuano fra gli ortaggi. L'azienda si affida a un macchinario, che lavora con gps. «Abbiamo comprato un sarchiatore che elimina le infestanti tra le file. Vi abbiamo unito delle “stelline” che servono per togliere l'erba sulla fila, tra una pianta e l'altra. Ci permette di controllare gli infestanti in maniera meccanica; altrimenti dovremmo pagare una persona che per un mese farebbe solo quello, ma l'economia attuale non lo consente. E poi: un irrigatore con ala piovana a bassa pressione, che permette di fare un'irrigazione il più possibile uniforme, utilizzando la motopompa a regimi più bassi e consumando la metà del gasolio. Il prossimo investimento sarà il motore elettrico. L'obiettivo è essere il più possibile autosufficienti».

Insomma, l'esperienza con i fondi europei è stata positiva. E Pizzarotti è pronto a rifarlo: «Io li tengo guardati perché a volte ci sono possibilità di ammodernare l'azienda in punti chiave. Hanno un difetto: c'è poca visibilità. Magari aziende meno avvezze all'informatica sono più tagliate fuori, anche se le associazioni di categoria tendono a informare e aiutano con i documenti. Ma forse la burocrazia andrebbe un po' snellita. È opinabile anche il fatto che i soldi ritornino dopo che l'azienda li ha spesi: chi non li ha deve chiedere un prestito. Ma le occasioni che ci sono vanno sfruttate. I bandi sono soldi della Comunità che vengono reinvestiti nella comunità: se investiti bene, danno una ricaduta positiva».

© Riproduzione riservata

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