Sei in L'esperto

L'ESPERTO

Sotto i 20 anni i contributi sono «silenti» (quasi sempre)

Invalidità, vecchiaia e superstiti: l'aspetto solidaristico è alla base di una buona previdenza. Inviate le vostre domande su fisco, lavoro, casa, previdenza a esperto@gazzettadiparma.net  

17 febbraio 2020, 11:33

Sotto i 20 anni i contributi sono «silenti» (quasi sempre)

   il quesito   
Mia moglie casalinga ha lavorato regolarmente come cassiera presso un ente cittadino dal 1970 al 2001 - contributi per circa 330 settimane con regolari  assunzioni/settimanali/licenziamento e/ancora assunzione. Chiesi all'Inps a suo tempo se era possibile con un certo versamento procurarle una pensione seppur minima. La somma richiestami è stata enorme e rinunciammo. Ora mia moglie ha 70 anni, possibile non si possa recuperare quanto versato o almeno in parte?
C.M.

______________________________________

   Paolo Zani*   

La questione posta dal nostro lettore passa sotto il termine di «contributi silenti», dove per silente si intende la contribuzione che non si fa sentire… che non serve a nulla… anche se, in verità, procura tormenti e domande in milioni di lavoratori che  non li possono utilizzare. Cerchiamo di inquadrare correttamente il caso. La contribuzione silente è quella che non è sufficiente a garantire un trattamento pensionistico; ad esempio oggi, in generale,  per aver diritto a una pensione di vecchiaia Inps servono almeno 20 anni di contributi, oltre al compimento dell’età pensionabile: se un lavoratore non matura questo requisito contributivo non ha diritto a nulla.
Detta così parrebbe un’ingiustizia ma la questione va vista da un’altra ottica. Stiamo parlando di contribuzione obbligatoria versata per effetto di attività lavorativa, sia dipendente che autonoma,  in un sistema previdenziale vale a dire un insieme di istituzioni e norme volte ad assicurare ai cittadini i mezzi di vita idonei  e l'assistenza in caso di infortuni, malattie, disoccupazione o nella vecchiaia. In altre parole, il concetto di previdenza riassume in sé tutti i mezzi che un soggetto mette in atto per premunirsi e tutelarsi da possibili future difficoltà. Ergo, un sistema previdenziale per essere tale e per poter restare in equilibrio deve prevedere dei requisiti minimi per l’accesso alle provvidenza (pensioni, indennità, ecc. ecc.) erogate.
Oltre a questo bisogna tenere conto anche dell’aspetto solidaristico di una buona previdenza. Cerco di spiegare meglio questo ultimo concetto. La previdenza obbligatoria prevede contribuzione, cosiddetta, I.V.S. dove per “I”  si intende l’invalidità, per “V” la vecchiaia e per “S” i superstiti. Pensione di Invalidità, di  vecchiaia o (malauguratamente) ai  superstiti sono le tre aspettative di un lavoratore. Nel caso della pensione di invalidità quando, in buona sostanza,  il lavoratore si ammala e non può più lavorare, il sistema previdenziale garantisce una pensione anche con «poca» contribuzione: nello specifico, in generale, bastano 5 anni di contributi di cui almeno tre nel quinquennio precedente la domanda di pensione di invalidità. Se il lavoratore viene riconosciuto invalido percepirà una pensione fino al persistere dell’invalidità, addirittura, come si diceva, «vita natural durante». In questo caso il lavoratore percepirà una pensione pur con poca contribuzione.
Analogo è il caso della pensione ai superstiti. In caso di premorienza del lavoratore, spetta una pensione al coniuge o ai figli a ben determinate condizioni e anche qui sono richiesti requisiti contributivi  inferiori a quelli per la pensione di vecchiaia. Anche in questo caso a fronte di «poca» contribuzione viene garantita ai superstiti una pensione. Questo è il concetto di previdenza. Come contropartita vi è la questione dei contributi silenti: se la contribuzione versata non è sufficiente alla maturazione del diritto a pensione la contribuzione va a beneficio del sistema generale realizzando così il concetto di solidarietà.
Un’ultima nota. Per chi ha versato contribuzione esclusivamente nel sistema contributivo (dal 1° gennaio 1996) la pensione di vecchiaia spetta anche con soli cinque anni di contribuzione all’età stabilità dalla legge. Oggi  quest’età è fissata a 71 anni e la pensione verrà calcolata esclusivamente sulla contribuzione versata.
A suo beneficio, il passare del tempo non ha modificato nulla anche perché non esiste e non è mai esistita una norma che preveda la restituzione della contribuzione silente. A onor del vero, l’unico caso, a mia memoria, era quello previsto dalla legge 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione) che prevedeva,  per il lavoratori extraCEE che lasciavano definitivamente l’Italia, la restituzione di tutta la contribuzione; questa norma è stata poi successivamente abrogata dalla legge n° 189/2002.

* www.tuttoprevidenza.it
______________________________________  
Inviate le vostre domande su fisco, lavoro, casa, previdenza a esperto@gazzettadiparma.net