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Rumori dei vicini? Senza un accordo si va per vie legali

La parola all'esperto

di Edoardo Acquistapace -

04 maggio 2020, 09:24

Rumori dei vicini? Senza  un accordo si va per vie legali

 

 

 

Il quesito
Abito in un appartamento posto in condominio e, a causa dell’emergenza Covid 19, sono stato costretto a rimanere presso il mio domicilio. Da  ormai un mese  sento provenire dall’appartamento del vicino, sia durante il giorno che a sera inoltrata, ripetuti schiamazzi, televisione e musica a volume altissimo. Quali azioni posso intraprendere?
Lettera  firmata

Purtroppo, di questi tempi, l’argomento è all’ordine del giorno. Infatti, l’emergenza Covid 19 ha portato all’aumento di problematiche anche di questo tipo. Convengo sul fatto che in un regime di permanenza domiciliare necessaria ed obbligatoria la situazione lamentata possa rappresentare un problema serio.
Innanzitutto, va premesso che ogni soggetto dovrebbe evitare qualsivoglia ripercussione che l’uso della propria cosa può esercitare sull’immobile del vicino. Ma ciò in concreto a volte è di difficile realizzazione poiché in caso di contiguità di fondi, fumo, calore, esalazioni, rumori ecc. possono propagarsi da un immobile all’altro e ciascun proprietario deve sopportarli. Vi è tuttavia un limite che è costituito dalla normale tollerabilità delle immissioni che deve essere valutata tenuto conto della situazione dei luoghi: in una zona industriale la tolleranza di rumori deve essere maggiore che in quelle residenziali. In sintesi, le immissioni vanno distinte in tre categorie:
1) Immissioni che non superano la normale tollerabilità: devono essere tollerate e non danno alcun diritto a chi le subisce;
2) Immissioni che superano la normale tollerabilità ma che possono essere consentite contemperando le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà;
3) Immissioni che superano la normale tollerabilità e non sono giustificate da esigenze produttive a carattere prioritario. In quest’ultimo caso l’autorità giudiziaria ne può imporre la cessazione ed un eventuale risarcimento del danno. 

Esistono quindi azioni mirate per cercare di porre un “freno” a siffatte condotte. In particolare, il lettore che ritiene di essere danneggiato dai rumori e schiamazzi di cui al quesito, potrà adire le vie legali al fine di promuovere un’azione inibitoria, ex art. 844 c.c., per far cessare le immissioni e contestualmente ottenere il risarcimento del danno subito, ex art 2043 c.c., nel caso in cui riesca a dimostrare che dalla condotta del vicino ha subito un danno effettivo.
Il presupposto per l’applicazione dell’art 844 c.c. è il superamento della normale tollerabilità di immissioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni provenienti dalla proprietà del vicino, tenuto conto anche della condizione dei luoghi. Per determinare tale superamento, nel caso prospettato dal lettore, possono essere presi come riferimento alcuni elementi di prova a corredo dell’azione da eventualmente promuovere, ad esempio una perizia fonometrica redatta da un tecnico specializzato. Nei casi più gravi, inoltre, è possibile che le condotte dei vicini “rumorosi” possano integrare la fattispecie prevista dall’art 659 c.p. “Disturbo delle occupazioni o di riposo delle persone”.  L’art 659 c.p. al 1° comma stabilisce che:” Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309”. 
Tuttavia, affinché possa essere invocata la suddetta disposizione sarà necessario che i rumori eccedenti la normale tollerabilità, siano virtualmente in grado, quindi potenzialmente idonei ad essere percepiti da un numero indeterminato di soggetti, indipendentemente dalle lamentele che siano eventualmente pervenute.  Tale indirizzo è stato peraltro confermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione: “… è necessario che i rumori abbiano una tale diffusività che l'evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito dalla collettività” (Cass. Pen. Sent. n. 9361 del 2018).
Preciso che ove tali immissioni si verifichino in condominio, queste non solo devono arrecare disturbo alla quiete degli occupanti gli appartamenti superiori o inferiori, ma anche interessare una parte più ragguardevole degli occupanti gli appartamenti in condominio.
In conclusione, alla luce anche del quadro normativo sopra delineato e tenuto conto del particolare momento storico relativo all’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid 19, consiglio al lettore di rivolgersi al “vicino rumoroso” rappresentando il problema e chiedendogli di usare maggiore attenzione ai toni della voce e al volume di radio e televisione, affinché si possa pervenire a una soluzione bonaria della controversia. In caso non si raggiunga alcun risultato,  sarà necessario ricorrere alle azioni previste dal codice civile e penale, ove ne sussistano i presupposti.
Edoardo Acquistapace
Avvocato