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Pensione di vecchiaia e contributi esteri

Il caso di una donna con 37 mesi di lavoro nell'allora Cecoslovacchia

21 settembre 2020, 11:16

Pensione  di vecchiaia  e contributi esteri

Mia moglie ha maturato la pensione di vecchiaia al 1 giugno 2020, con contributi pagati in Italia. Aveva però 37 mesi di contributi maturati intorno al 1975 nell'allora Cecoslovacchia. Inps  dice di non poter erogare nessuna pensione, in attesa dei contributi che dovrebbero arrivare da non si sa chi... visto che la Cecoslovacchia non esiste più dal 1994. S.A.

Siamo nel campo delle convenzioni internazionali,  il meccanismo che regola le posizioni contributive di lavoratori che hanno lavorato sia in Italia che in paesi esteri. Fondamentale è capire se il paese estero è legato da convenzione con l’Italia: in questo caso la Cechia o Repubblica Ceca (ex Cecoslovacchia) facendo parte dell’Unione Europea è automaticamente legata da convenzione previdenziale con l’Italia per cui non dovrebbero esserci problemi di sorta. La questione però è un’altra: si tratta di capire se i 37 mesi accreditati in Cecoslovacchia siano necessari e indispensabili a maturare il diritto a pensione in Italia (per la pensione di vecchiaia 20 anni di contributi in generale e, con alcune eccezioni, 15 anni).  In altre parole, se sua moglie ha maturato il diritto contributivo autonomo per la pensione di vecchiaia in Italia, della contribuzione estera non ce ne può importare più di tanto; viceversa se questa contribuzione fosse indispensabile a maturare il diritto allora è fondamentale  che l’istituto di previdenza ceca comunichi all’Inps la consistenza contributiva da utilizzare. Questo perché, in forza delle convenzioni bilaterali in campo previdenziale, la contribuzione versata all’estero in un paese convenzionato è utile per maturare il diritto alla pensione in Italia così come la contribuzione italiana è utile nel paese estero convenzionato. 
Attenzione: ho detto diritto e non misura. Infatti per determinare l’importo della pensione (misura) si tiene conto solo ed esclusivamente della contribuzione accreditata in Italia; la contribuzione versata all’estero darà diritto ad una pensione calcolata secondo le regole vigenti nel paese estero, in questo caso specifico la Repubblica Ceca. In conclusione se sua moglie ha maturato il diritto autonomo a pensione di vecchiaia  con in Italia non riesco a capire come mai l’Inps non proceda alla liquidazione della pensione per la sua parte spettante. Se, invece, la contribuzione accreditata nella repubblica Ceca fosse indispensabile per il raggiungimento del diritto, allora, bisognerà attendere che l’istituzione previdenziale Ceca comunichi all’Inps la consistenza contributiva di sua moglie accreditata là. 
Per quanto riguarda i requisiti per beneficiare delle prestazioni di vecchiaia nella Repubblica Ceca, er poter percepire la pensione all’età prevista dalla legge, è richiesto un periodo minimo di contribuzione di 28 anni se il contribuente ha raggiunto l’anno di pensionamento nel 2012. Il minimo necessario dei periodi di assicurazione sarà costantemente aumentato fino a raggiungere i 35 anni nel 2018 e oltre. Gli uomini possono ottenere il pensionamento a 62 anni e quattro mesi, mentre l’età pensionabile delle donne dipende dal numero di figli che hanno cresciuto. Nessun figlio: 60 anni e 8 mesi;  un figlio: 59 anni e 8 mesi;  due figli: 58 anni e 8 mesi; tre o quattro figli: 57 anni e 8 mesi; 5 o più figli: 56 anni e 8 mesi. L’età pensionabile viene aumentata gradualmente ogni anno di 2 mesi per gli uomini e di 4 mesi per le donne, fino al raggiungimento dei 65 anni per gli uomini e le donne con un figlio o senza figli e dei 62 fino ai 64 anni per le donne con due o più figli. L’eventuale domanda di pensione ceca va inoltrata in Italia  all’Iinps che poi procederà ad inoltrarla all’istituzione estera competente.

Paolo Sani

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