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LA PAROLA ALL'ESPERTO / NOTAIO

L'accettazione dell'eredità? Spesso sorprende

Notaio  La vendita di un bene ricevuto per successione la richiede espressamente

17 ottobre 2020, 13:07

L'accettazione dell'eredità? Spesso sorprende

IL QUESITO
 Una settimana prima dell'atto di vendita di un immobile ereditato da mia madre il notaio mi ha detto che  è necessario allegare  la trascrizione dell'accettazione di eredità per tutelare l'acquirente, ovvero per sancire chi è indiscutibilmente proprietario della casa che vende. Naturalmente questa operazione ha un costo.  Ma se io sono già proprietaria dell'immobile per una quota e poi eredito la restante quota di mia madre per legge con  un atto di successione che lo dimostra, perché questo ulteriore passaggio? La successione non ha alcun valore?
R.G.

Arturo Dalla Tana*

La necessità dell’accettazione tacita può essere una sorpresa e molto spesso la reazione di chi vende è quella, la stessa del lettore che dice: ma non avevamo già fatto tutto? Tutto, no, è la risposta. E’ stato fatto ciò che era obbligatorio. Ma quando si vende un bene avuto per successione, occorre fare una cosa in più.
SUCCESSIONI: GLI OBBLIGHI 
Sono due le formalità da eseguire obbligatoriamente: la denuncia di successione (salvo i casi di esonero) e la voltura catastale (quando vi sono immobili). Spesso, non sempre: la denuncia di successione non serve quando il patrimonio è devoluto a parenti in linea retta, il valore è inferiore a 100.000 euro e non vi sono immobili o diritti immobiliari. Gli automezzi non sono da indicare nella denuncia di successione perché svolgono un percorso diverso. L’accettazione di eredità non figura quindi fra le formalità obbligatorie. La diventa quando si decide di vendere.
L’ACCETTAZIONE. ESPRESSA O TACITA 
L’accettazione espressa di eredità va effettuata con atto notarile. Ammessa sempre, è comunque estremamente opportuna se non necessaria quando vi è testamento. Serve per fare chiarezza sull’interpretazione delle disposizioni testamentarie, sull’attribuzione dei beni e, soprattutto, sul fatto che il chiamato all’eredità accetti quanto disposto dal testatore e subentri quindi nel suo patrimonio. Infatti il chiamato potrebbe non essere interessato, o magari anche preoccupato di possibili passività nelle quali, con l’accettazione, verrebbe coinvolto. Essere chiamato all’eredità non significa essere diventato erede. Occorre un’accettazione. Che può essere espressa, ma non solo.
L’ACCETTAZIONE TACITA 
L’altro modo di accettare l’eredità può essere per fatti concludenti, per comportamenti. Incassare una somma, o anche pagare un debito, fare qualunque cosa comunque che riguardi il patrimonio ereditario, significa essere diventato erede, anche inconsapevolmente. Sono tanti casi in cui si diventa erede per sbadataggine. E ci si pente, se la persona deceduta aveva dei debiti, senza più poter rimediare. Ma torniamo al nostro quesito. La vendita di un bene avuto per successione è uno di quei casi che comporta accettazione dell’eredità. E se non lo si è pubblicizzato con l’accettazione espressa sarà il fatto di vendere che costituisce accettazione. Da rendere noto trascrivendolo nei Pubblici Registri della Conservatoria, che governano il sistema immobiliare italiano, a cui nulla deve sfuggire. Nemmeno il passaggio da una persona deceduta ai suoi eredi.
Per cui, salvo il decorso del ventennio dalla successione, l’accettazione dell’eredità dovrà essere trascritta. E di quella accettazione, effettuata tacitamente con la vendita, il Notaio, correttamente, prima della trascrizione della vendita darà pubblicità. Con l’inevitabile costo da sostenere derivante, per lo più, da bolli e imposte verso lo Stato.
*Notaio
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