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Ex Inpdap, gli anni fuori ruolo tramite domanda

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di Paolo Zani -

09 novembre 2020, 10:40

Ex Inpdap,  gli anni fuori ruolo tramite domanda

IL QUESITO
Sono un pensionato ex Inpdap - percepisco una pensione per anni 35 di ruolo (6 anni e 7 mesi) - per altri 5 anni di servizio non di ruolo (stato) contributi versati all'Inps ,attualmente non percepisco nulla - ho fatto domanda di computo art. 11 e 12 1092/73 mi rispondono che ho fatto la domanda oltre il 65° anno quindi scatta l'art. 147. L'estratto contributivo riportava regolarmente tutti i periodi contributivi. Per i 5 anni non conteggiati nella pensione l'art. 2 dice che avrei diritto alla buonuscita, come devo fare per farmela riconoscere? Avendo lo scrivente tra ruolo e non ruolo maturato al 31/12/1995,
19 anni di contributi scatta il diritto alla pensione corrisposta con il metodo contributivo. 

La questione  evidenziata dal nostro lettore, pensionato  ex Inpdap, l'Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica confluito nell'Inps riguarda la contribuzione versata e accreditata all’Inps in forza di periodi non di ruolo, che sono stati  lavorati dall'interessato presso amministrazioni statali. 
IL CUMULO
Oggi è problema ormai superato in quanto è previsto l’istituto del cumulo contributivo che permette di utilizzare tutta al contribuzione comunque versata: il cumulo è stato istituito, per questo caso particolare,  con la legge n° 228 del 2012 (Finanziaria 2013), però andava richiesto  al momento della domanda di pensione. In verità c’era un’altra possibilità, per altro rilevata anche dal lettore, nella sua richiesta di approfondimento quella di chiedere il riconoscimento di questi periodi ai sensi e per gli effetti  della legge 1092 del 1973…ma anche qui era necessario presentare una specifica richiesta.
COSÌ LA GIURISPRUDENZA
Recita infatti l’art.11 : «Sono  computati  a  domanda  i servizi prestati nelle categorie del personale  …., ed ogni altro servizio comunque  reso  allo  Stato con iscrizione all'assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti o a fondi sostitutivi  od  integrativi di essa». Per cui, se non è mai stata presentata alcuna istanza interviene l’art. 147 che prevede che la domanda deve essere presentata tassativamente entro due anni dal compimento dell’età pensionabile. «.…Il  dipendente  statale  che  abbia da far valere servizi o periodi computabili  a  domanda,  con  o  senza  riscatto, può presentare la domanda contestualmente alla dichiarazione di cui all'art. 145 (al momento dell’assunzione) oppure successivamente,  ma  almeno  due  anni  prima del raggiungimento del limite  di  età  previsto  per  la  cessazione dal servizio, pena la decadenza. Probabilmente nel decreto di assunzione sono riportati tutti i servizi fuori ruolo ma se non è stata presentata domanda di computo direi che, oggi, non c’è più nulla da fare.


OCCORRE UNA DOMANDA
Se effettivamente i contributi sono stati accreditati all’Inps e sono ancora all’Inps, una possibilità concreta per valorizzarli c’è: quella di presentare all’Istituto una domanda di pensione. La pensione supplementare altro non è che una prestazione economica liquidata, a domanda, al lavoratore che può far valere contribuzione accreditata nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, vecchiaia e superstiti (Inps)  non sufficiente a perfezionare il diritto ad un’altra pensione (vecchiaia o assegno ordinario di invalidità) con i requisiti contributivi normalmente richiesti. E, mi pare, che questo sia il suo caso. Però attenzione. Anche qui bisogna presentare domanda. Purtroppo in Italia se non si presenta una domanda non si ottiene nulla: tant’è che io modificherei o integrerei l’art. 1 della Carta costituzionale…«L’Italia è una Repubblica… fondata sul lavoro… e sulle domande!». 
LA BUONUSCITA
Quanto all’eventuale buonuscita considerato il tempo trascorso direi che il diritto si è ampiamente prescritto. Si veda, a questo proposito, la delibera del Consiglio di stato che qui di seguito riporto: «In forza dell’art. 2, comma 1, R.D.L. 19 gennaio 1939, n. 295, come modificato dalla legge 7 agosto 1985, n. 428, i crediti di lavoro dei pubblici dipendenti soggiacciono in ogni caso alla prescrizione quinquennale» (Consiglio di Stato, sez. V, 20 ottobre 1998, n. 1496). Per quanto attiene al sistema di calcolo della pensione se aveva maturato 18 anni di contributi al 31/12/1995 il sistema di calcolo è retributivo per la contribuzione accreditata  fino al 31/12/2011 e contributivo per quella successiva».

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