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La contribuzione obbligatoria? Non è restituibile

La prola all'esperto - Previdenza

01 marzo 2021, 09:40

La contribuzione obbligatoria?  Non è restituibile

Il quesito
Vorrei  avere lumi sulla possibile restituzione (parziale o totale) dei contributi Inps versati da mia figlia per circa 13 anni continuativi e che all’età di 32 anni è venuta a mancare causa incidente stradale.  Non era sposata e non aveva figli. Non aveva alcuna assicurazione in caso di morte, né privata, né Inail.    Gli unici eredi sono i genitori e un fratello.    C’è qualche possibilità? E se sì, come comportarsi?
A.V.

 

La risposta purtroppo è semplice: non c’è alcuna possibilità di chiedere in restituzione la contribuzione obbligatoria versata all’INPS che non ha dato diritto a pensione. Detta così parrebbe un’ingiustizia ma la questione va vista da un’altra ottica. Stiamo parlando di contribuzione obbligatoria versata per effetto di attività lavorativa, sia dipendente che autonoma,  in un sistema previdenziale vale a dire un insieme di istituzioni e norme volte ad assicurare ai cittadini i mezzi di vita idonei  e l'assistenza in caso di infortuni, malattie, disoccupazione o nella vecchiaia. In altre parole il concetto di previdenza riassume in sé tutti i mezzi che un soggetto mette in atto per premunirsi e tutelarsi da possibili future difficoltà. Ergo, un sistema previdenziale per essere tale e per poter restare in equilibrio deve prevedere dei requisiti minimi per l’accesso alle provvidenza (pensioni, indennità, ecc. ecc.) erogate.
Oltre a questo, bisogna tenere conto anche dell’aspetto solidaristico di un buon sistema previdenziale. Cerco di spiegare meglio questo ultimo concetto. La previdenza obbligatoria prevede contribuzione, cosiddetta, I.V.S. dove per “I”  si intende l’invalidità, per “V” la vecchiaia e per “S” i superstiti. Pensione di Invalidità, di  vecchiaia o (malauguratamente) ai  superstiti sono le tre aspettative di un lavoratore. Nel caso della pensione di invalidità quando, in buona sostanza,  il lavoratore si ammala e non può più lavorare, il sistema previdenziale garantisce una pensione anche con “poca” contribuzione: nello specifico, in generale, bastano 5 anni di contributi di cui almeno tre nel quinquennio precedente la domanda di pensione di invalidità. Se il lavoratore viene riconosciuto invalido percepirà una pensione fino al persistere dell’invalidità, addirittura, come si diceva, “vita natural durante”. In questo caso il lavoratore percepirà una pensione pur con poca contribuzione. Per essere riconosciuti invalidi, nel caso delle pensioni INPS, è necessario avere una residua capacità lavorativa in attività confacenti - quello che si è sempre fatto - inferiore ad un terzo. Per l’inabilità è richiesta la totale inabilità lavorativa ed in questo caso la pensione viene calcolata su una contribuzione maggiorata. 

Analogo è il caso della pensione ai superstiti. In caso di premorienza del lavoratore, spetta una pensione al coniuge o ai figli a ben determinate condizioni ed anche qui sono richiesti requisiti contributivi  inferiori a quelli per la pensione di vecchiaia. Anche in questo caso a fronte di “poca” contribuzione viene, comunque, garantita ai superstiti una pensione. Questo è il concetto di previdenza. Come contropartita vi è la questione dei contributi non utilizzati per vari motivi: se la contribuzione versata non è sufficiente alla maturazione del diritto a pensione la contribuzione va a beneficio del sistema generale realizzando così il concetto di solidarietà.
Usando un paragone un po’ ardito è come il caso dell’assicurazione RCA auto: anche qui l’assicurazione è  obbligatoria ma se non ho incidenti non è che possa richiedere in restituzione quanto versato all’assicurazione e il premio versato “inutilmente” va a vantaggio dell’assicurazione che si assume i rischi.
A suo beneficio, il passare del tempo non ha modificato nulla anche perché non esiste e non è mai esistita una norma che preveda la restituzione della contribuzione. A onor del vero, l’unico caso, a mia memoria, era quello previsto dalla legge 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione) che prevedeva,  per il lavoratori extraCEE che lasciavano definitivamente l’Italia, la restituzione di tutta la contribuzione; questa norma è stata poi successivamente abrogata dalla legge n° 189/2002.

Paolo Zani
www.tuttoprevidenza.it