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Indie, l'altra faccia del digital entertainment. Ecco 10 delle produzioni indipendenti più interessanti degli ultimi mesi - Foto

18 gennaio 2019, 19:39

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Il 2018 è stato un anno ricchissimo per il digital entertainment, ormai un mercato globale da oltre 100 miliardi di dollari che continua a crescere (secondo le stime di Superdata con un tasso del +13%), al punto da far indicare a un’altra società di ricerca, Newzoo, l’obiettivo del superamento dei 180 miliardi di ricavi entro il 2021. In questi risultati si trova un po’ di tutto, ovviamente il mobile, ma anche vere e proprie manie come Fortnite, l’ascesa degli esports, le grandi produzioni in stile Red dead redemption 2 che da solo, su console, nel weekend di lancio, lo scorso ottobre, ha portato a casa qualcosa 725 milioni di dollari… Fino agli indie: c’era chi ne pronosticava perlomeno un rallentamento, perché in effetti non si contano più i piccoli studi sorti nell’ultima decina d’anni praticamente ovunque nel mondo, eppure si confermano di volta in volta una forza trainante del settore, conquistando addirittura da più parti gli ambiti premi Game of the year, a testimonianza della vivacità di una scena straordinariamente di qualità e variegata che oggi ha poco o nulla da invidiare ai big, se non forse l’arma a doppio taglio dei budget.

Ecco dieci dei titoli indie più interessanti del 2018:


Gris (Nomada studio)
Raccontare le emozioni attraverso la musica e i colori, in un videogame che nello stile esteticamente raffinato ha la propria cifra distintiva. Primo titolo di un piccolo studio indipendente di Barcellona, formato dall’incontro tra gli sviluppatori Adrián Cuevas e Roger Mendoza (già al lavoro in grosse produzioni di Ubisoft e Square Enix, da Hitman ad Assassin’s creed) e l’artista Conrad Roset, Gris è un platform sui generis, che accompagna la protagonista in un viaggio interiore per aiutarla a superare la tristezza e a vincere la paura, in uno strano mondo dove si aggira solitaria, a tu per tu con sé stessa, tra pericoli incombenti e mostruose creature, muovendosi in un affascinante affresco dalle trasparenze brillanti di un acquarello, dove la storia scorre come in un film d’animazione dello Studio Ghibli (La città incantata e Principessa Mononoke), mentre la magia delle atmosfere richiama il senso di meraviglia suscitato da giochi come Journey, Ori and the blind forest, Shadow of the colossus o The Talos principle. Quest’ultimo condivide con Gris l’editore texano Devolver digital, celebre per la serie Hotline Miami, ma diventato ormai sempre più un riferimento per la scena indie d’autore.

Return of the Obra Dinn (Lucas Pope)
Cosa è successo all’Obra Dinn, il vascello della Compagnia delle Indie salpato verso Oriente carico di merci nel 1802, svanito nel nulla e riapparso alla deriva cinque anni dopo, senza più nessuno a bordo che possa fornire una spiegazione su quanto accaduto? Se la nuova avventura di Lucas Pope, Return of the Obra Dinn, conquista subito per la scelta di un tema, la nave fantasma, che non ha mai smesso di affascinare e incuriosire, a mantenere alta l’attenzione provvede il meccanismo dell’indagine che un ispettore assicurativo è chiamato a svolgere, utilizzando i pochi indizi disseminati sull’imbarcazione, ma soprattutto uno speciale orologio che all’occorrenza consente di rivivere in presa diretta dialoghi, alterchi, decessi avvenuti sul veliero. A stupire è comunque anche un’altra peculiarità di Return of the Obra Dinn: essere stata realizzata da una sola persona, Lucas Pope (già acclamato autore del distopico Papers, please), riuscito anche a conferire al videogame una grafica inconfondibile, dal sapore rétro, in bianco e nero, con risoluzione 1-bit (la stessa delle avventure che giocava da bambino sul Macintosh), ma applicata a un’ambientazione 3D, con possibilità di scegliere, dal menu delle impostazioni, di quale vecchio computer emulare la grafica.

Monster boy e il regno maledetto (Fdg entertainment, The game atelier)
C’era una volta Wonder boy e c’è ancora. Per la mitica serie lanciata da Sega nel 1986 è arrivato il sequel Monster boy e il regno maledetto, frutto della passione di fan dei vecchi episodi che sono riusciti a coinvolgere nella realizzazione del nuovo capitolo anche l’autore della saga originale, Ryuichi Nishizawa, per provare ancora quel senso di meraviglia e voglia di scoprire cosa si celi nel livello successivo che tanto li aveva affascinanti da bambini. Il risultato è un coloratissimo omaggio, dalla grafica disegnata a mano, eppure anche figlia delle odierne possibilità offerte dalla tecnologia, che riesce comunque a esprimere un profondo legame con la lontana stagione di giochi come Monster world II - IV, mentre uno spunto fondamentale arriva da Wonder boy III: The Dragon’s trap, del 1989, considerato uno dei migliori titoli 8-bit di sempre: adesso come allora, il protagonista a causa di una maledizione finisce trasformato in un animale, metamorfosi che in Monster boy consente di assumere l’aspetto di un maialino, un serpente, una rana, un leone, un drago o di tornare sotto le spoglie umane, acquisendo di volta in volta peculiari caratteristiche, proprie di ciascuna specie, su cui basare la strategia per far fronte a pericoli e ostacoli.


The gardens between (The voxel agents)
Pluripremiata, eletta dalla Apple gioco dell’anno, l’avventura della software house australiana racconta il significato dell’amicizia attraverso il viaggio surreale di due ragazzini, la caparbia Arina e il giudizioso Frendt, vicini di casa e compagni di giochi, che finiscono catapultati in uno strano regno di verdi isole, ciascuna delle quali ospita oggetti significativi per i due protagonisti e racchiude enigmi da risolvere, illuminando un mare di ricordi da cui prende forma l’intreccio narrativo. Se, un po’ come nelle visual novel, si assiste alle azioni dei personaggi più che controllarli direttamente, è l’elemento del tempo a poter essere manipolato nelle diverse direzioni, modificando la relazione tra causa ed effetto, incidendo sul rapporto tra i due, chiamati a interrogarsi su quali memorie sia necessario salvaguardare e quali lasciarsi definitivamente alle spalle, cullati dalla musica ambient della colonna sonora firmata da Tim Shiel. L’obiettivo degli autori è conquistare la platea più vasta, indipendentemente dall’età e dalla familiarità con i videogame, puntando sulla semplicità dell’interazione, una grafica affascinante e la profondità di una storia universale destinata a tutti coloro che sono stati bambini, una volta.


Iris.fall (Next studios)
Come una piccola Alice, che però si chiama di Iris, e si aggira sì in una sorta di Paese delle meraviglie, ma in bianco e nero, in scenari 3D che uniscono le suggestioni delle prospettive impossibili alla M. C. Escher al fascino degli automi meccanici della Parigi fin de siècle. È il mondo di Iris.fall, dove la giovanissima protagonista precipita sulle tracce di un gatto nero, che la spinge a esplorare una sequenza di ambienti, disegnati nel dettaglio, ottenendo l’accesso alla stanza successiva soltanto dopo la soluzione di enigmi, i quali aiutano anche a svelare frammenti dell’identità della bambina facendo luce sul perché del suo cammino. Creato da un piccolo studio cinese indipendente, il gioco deve il suo raffinato stile grafico alla matita di Guan Feifei, che nei suoi viaggi in Europa era rimasta colpita dall’estetica dell’Art nouveau, con la quale si cercava di esprimere il proprio tempo valorizzando però anche il retaggio della migliore tradizione artigianale, verso cui l’artista rende omaggio nei particolari delle architetture e degli arredi che fanno da cornice alla misteriosa avventura di Iris, in atmosfere immerse nella luce e avvolte nelle ombre, per riuscire a capire qualcosa di più di sé stessa.


Guacamelee! 2 (Drinkbox studios)
Una full immersion nel folclore e nelle tradizioni messicane, in compagnia di Juan Aguacate, trasformatosi da umile coltivatore di agave in un campione di lucha libre, impegnato nella missione di salvare nientemeno che l’intero Mexiverso, messo in pericolo dalle mire di un misterioso nemico. Sette anni dopo il primo, celebrato episodio, dove il luchador aveva dato fondo a ogni risorsa per sconfiggere Carlos Calaca e riscattare Lupita, la figlia di El Presidente, ritroviamo il nostro eroe un po’ fuori forma, sposato e padre di due figli, ma deciso a riconquistare i poteri perduti, affrontando all’occorrenza i pericoli sotto le spoglie di un pollo dotato di abilità speciali, in questo vivacissimo mondo cartoon dallo spirito scanzonato e grottesco. Disegnato a mano, Guacamelee! 2 è un gioco a piattaforme d’azione in stile metroidvania, nel quale si ritrovano alcune vecchie conoscenze e, volendo, si può scegliere di unire le forze con gli amici, grazie alla modalità co-op (fino a quattro giocatori). Il cognome del protagonista rimanda all’avocado, pianta considerata sacra e ingrediente principe della salsa guacamole, che ha un ruolo nella vicenda, dove Juan dovrà comunque ancora una volta varcare il confine dell’oltretomba, tra i personaggi di un coloratissimo dia de los muertos.


Unavowed (Wadjet eye games)
Chi l’ha detto che le avventure grafiche sono tramontate e ormai non si fanno più? Nonostante il genere non sia più in gran voga come ai tempi della stagione d’oro tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, segnati dai successi della Lucas, esistono tuttora eccezioni capaci di rinverdire i fasti del passato, riuscendo a coniugare il fascino della tradizione con l’innovazione a livello di scelte stilistiche e dinamiche di gioco. È il caso della software house di Dave Gilbert, Wadjet eye games, che dopo The shivah e i cinque capitoli della serie Blackwell, anche con il suo ultimo titolo, “Unavowed”, non sbaglia un colpo, confezionando un classico punta e clicca, nel quale compaiono però elementi tipici degli rpg alla Bioware, come Dragon Age. Urban fantasy intriso di mistero, Unavowed è anche un omaggio alla New York di Gilbert, immaginata quale sfondo della lotta tra il bene e il male combattuta da temibili forze occulte che una società segreta tenta di arginare, contrastando i tanti demoni che si aggirano a Manhattan e dintorni, nella Grande Mela ricostruita in pixel art da Ben Chandler. Si può scegliere di impersonare un protagonista maschile o femminile, ritratti, come tutti i personaggi, nei disegni di Ivan Ulyanov.


Dead cells (Motion twin)
Anche la scena indie ha le sue correnti: tra i filoni maggiori, negli ultimi anni, si sono affermati senza dubbio metroidvania e roguelike. Il primo richiama il design certosino del classico Castlevania: Symphony of the night dove, sull’esempio della pietra miliare Metroid, l’esplorazione della mappa-labirinto è legata all’acquisizione di nuove abilità, tramite le quali avere man mano accesso a zone precedentemente, in apparenza, irraggiungibili. L’altro si lega al concetto di creazione procedurale dei livelli di gioco, in modo che ogni partita sia sempre diversa, grazie a un elemento di casualità che può modificare il percorso, i bonus, i nemici. Nel 2018 lo studio francese Motion twin ha offerto con Dead cells una riuscita sintesi di entrambi i principi, insaporendo il tutto con combattimenti nel solco dei Souls e un’accattivante grafica in pixel art, anch’essi leitmotiv di molte produzioni indipendenti. Per realizzare il progetto, gli autori hanno optato per la formula dell’accesso anticipato. Gli appassionati del titolo ne hanno quindi potuto sostenere attivamente lo sviluppo acquistando sulla fiducia già nel 2017 una versione work in progress che, aggiornamento dopo aggiornamento, è stata completata l’estate scorsa.


Ashen (A44)
Anche il mondo senza sole di Ashen, l’action rpg sviluppato dallo studio neozelandese A44, ha trovato accoglienza presso l’editore Annapurna interactive, filiale dedita al digital entertainment che fa parte della casa di produzione cinematografica creata da Megan Ellison, figlia di Larry Ellison, co-fondatore di Oracle. Dal 1° dicembre 2016, quando è nata a Los Angeles, in California, Annapurna interactive è stata al fianco di tante piccole software house indipendenti, aiutandole a concretizzare progetti originali come la pluripremiata odissea familiare di What remains of Edith Finch, la storia interattiva Florence (di Ken Wong, lo stesso autore del raffinato Monument valley) o la nuova fatica di Keita Takahashi che, dopo i rompicapo di Takamari damacy e del sequel We love Katamari, è pronto a svelare la straordinarietà della vita di tutti i giorni, nel succedersi delle stagioni, con i loro suoni e colori, in un altro gioco sui genersi, Wattam, atteso nei prossimi mesi. Anche Ashen si caratterizza per l’approccio inconsueto con il quale racconta il viaggio avventuroso viaggio del suo protagonista, impegnato a sopravvivere in un contesto pieno di ostacoli e creature ostili, dove a essere reinterpreto, non solo esteticamente, è il filone implacabile dei Souls.


Tsioque (OhNoo)
La rivincita del girl power può materializzarsi nella gesta di una simpatica principessina, che messi al bando privilegi e agiatezza si trova costretta a far fronte a ogni risorsa per salvare sé stessa e il suo regno dagli incantesimi orditi da uno stregone malvagio. La regina, la mamma di Tsioque, ha del resto già fornito un esempio di determinazione alla bambina, lasciata al castello dopo che la madre è partita in testa all’esercito per sventare un’altra minaccia. Rimasta sola, Tsioque combatte per la propria libertà, muovendosi nel labirintico maniero di famiglia dove è tenuta prigioniera, protagonista di un’avventura punta e clicca che ricorda lo stile del maestro dell’animazione Don Bluth che oltre ad aver lavorato a film come Elliott il drago invisibile, Brisby e il segreto di Nimh, Fievel sbarca in America, Alla ricerca della valle incantata, Anastasia, diede un grosso contributo ai videogame firmando negli anni ‘80 il leggendario laserdisc interattivo Dragon's lair, di cui Tsioque, disegnato oggi a mano in 2D, richiama la colorata grafica a cartone animato, in un racconto non privo di umorismo e nel quale a poco a poco si scoprono i segreti, ben nascosti tra le mura del maniero, degli antenati della sagace e tenace piccina.