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Videogame: 4 avventure aspettando l'apocalisse

La console Switch si sta rivelando terreno fertile per indie e revival_ht_videogame_switch

11 febbraio 2019, 18:41

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Rispetto al passato recente, quando Nintendo si è trovata a supportare le sue console domestiche spesso quasi da sola, con il successo di Switch l’aria sta cambiando e sempre più sviluppatori esterni le rivolgono attenzioni. In prima fila ci sono i piccoli studi indipendenti, che proprio sulla piattaforma giapponese sembrano riuscire oggi a intercettare un pubblico maggiormente interessato alle loro produzioni che altrove. Se i kolassal multipiattaforma rimangono ancora un miraggio, anche per questioni legate alle caratteristiche tecniche della macchina, i big del settore hanno colto nella natura ibrida di Switch - console da salotto che diventa all’occorrenza portatile e viceversa - l’occasione per recuperare sotto una nuova luce una fetta importante del catalogo già edito su Pc, Playstation e Xbox.

Un caso emblematico è quello di Diablo III, il bestseller di Blizzard che offre nella versatile versione Nintendo una delle sue migliori interpretazioni. Con l’arrivo inoltre di Fortnite, il fenomeno online del momento, Epic ha voluto dimostrare che, a patto di qualche compromesso, tutto è possibile. Il gioco rappresenta in pratica pure un biglietto da visita del motore grafico della casa, l’Unreal engine di ultima generazione, alla base di molti dei videogame più spettacolari, potenzialmente quindi alla portata di Switch, come prova a confermare adesso il porting di un altro titolo mosso da Unreal engine 4, il cyberpunk Observer.
Tra le major che hanno deciso di puntare sulla console si segnala anche Thq nordic, che in aprile farà ripartire proprio su Switch la sua serie più famosa, Darksiders, ripubblicando in edizione Warmastered il primissimo episodio della saga, ispirata ai quattro cavalieri dell’Apocalisse riletta nello stile dei comics americani, mentre in questi mesi sta riproponendo versioni rimasterizzate di un po’ tutti i pezzi pregiati del suo archivio.


Ecco quattro avventure da riscoprire:

The book of unwritten tales 2 (King art games)

Come un’avventura dell’epoca d’oro Lucasarts, però diversa, segnando un approccio nuovo al genere, che tiene insieme l’amore per la tradizione e la voglia di infondere linfa rigenerante agli intramontabili punta e clicca. Ecco la formula vincente di The book of unwritten tales 2, con cui gli sviluppatori tedeschi dello studio King art, ammiratori convinti di cult come Monkey island e Day of the tentacle, hanno firmato il loro capolavoro nel solco dell’attuale revival delle avventure grafiche, riaffermando creativamente il legame col passato, ma nell’ambito di una visione pienamente contemporanea, dove prende vita il mondo fantasy di Aventasia in preda a una strana metamorfosi causata da una forza oscura contro la quale si battono i quattro protagonisti: uno gnomo novello mago, un umano forse un po’ troppo fanfarone e pieno di sé, una principessa elfica e una creatura pelosa. Sequel del precedente The book of unwritten tales e già uscito su computer, The book of unwritten tales 2 è ora approdato sulla console Nintendo switch, pubblicato da Thq nordic, immergendo il giocatore in atmosfere infarcite di humour che pescano situazioni (e citazioni) da film, a cominciare dallo Hobbit, richiamato fin da un trailer in cui venivano presi di mira i sistemi delle microtransazioni e del free-to-play, ma anche Harry Potter e Ritorno al futuro, Il Signore degli anelli, nonché da serie tv come Il trono di spade e videogame, quali Zelda e Skyrim, attingendo dunque all’universo dei titoli prediletti dagli autori. Ad aggiungere un ulteriore tocco di comicità la scelta di far doppiare il vanesio Nate da Doug Cockle, la voce di Geralt di Rivia di The witcher.

The raven remastered (King art games)

Le atmosfere sono quelle di un giallo classico, alla Agatha Christie, raccontate in un’avventura grafica originale, che riprende ambientazioni care alla scrittrice inglese, dai vagoni di un treno che ricorda le atmosfere di Murder in the Orient express, alle Alpi svizzere, teatro delle indagini del sagace Hercule Poirot. Qui a investigare è invece Anton Jakob Zellner, un poliziotto elvetico tutt’altro che disinvolto, sulle tracce del ladro che ha rubato un antico, preziosissimo rubino niente meno che dalle super controllate sale del British museum, lasciando soltanto una penna di corvo come firma. Che sia opera del celeberrimo, famigerato ladro The raven, il quale da un po’ di tempo ha fatto perdere le tracce di sé? Un altro rubino è intanto in viaggio verso una mostra a Il Cairo in Egitto e, se ufficialmente incaricato dell’inchiesta è l’inappuntabile e professionale detective Nicolas Legrand, al collega svizzero spetterà un ruolo chiave, nonostante fino ad allora criminali e delitti siano a lui apparsi soprattutto nelle pagine dei romanzi di cui è un vorace lettore. La grafica curata nei dettagli, riproposta da Thq nordic su Nintendo switch in hd, asseconda una trama densa di colpi di scena, che chiede al giocatore, nei panni dell’inizialmente goffo Zellner, di scovare il colpevole risolvendo gli enigmi che via via si presentano e dialogando con una schiera di personaggio ben caratterizzati, nel rispetto delle regole canoniche dei punta e clicca, sulle note di una colonna sonora jazz evocativa degli anni Sessanta - quelli della Pantera rosa - in cui si svolge il gioco.

Sphinx e la mummia pasticciona (Eurocom)

Era il febbraio di quattordici anni fa (negli Usa qualche mese prima, nel novembre 2003), quando il semi-dio Sphinx faceva il suo debutto su Playstation 2 e Gamecube, sull’onda del successo di Ratchet & Clank e Jak and Daxter, ma è soprattutto l’ammaliante tradizione degli Zelda in 3D, nel solco di Ocarina of time, a tornare alla mente di fronte alle peripezie dell’eroe dell’Antico Egitto chiamato a compiere la missione di recuperare la spada di Osiride. Proprio l’ambientazione così inusuale per un gioco di questo tipo aveva contribuito al suo successo e a trasformarlo in un cult, che adesso si rifà vivo, rimasterizzato in alta definizione, in una versione pensata da Thq nordic per la console Nintendo switch. Al fianco del protagonista c’è sempre il principe Tutankhamon, rimasto vittima di una lotta fratricida per il potere, con tanto di maleficio mortale che, complice l’intervento di Sphinx, finisce per trasformare il ragazzo in una mummia, condizione che si rivelerà molto utile per risolvere situazioni rocambolesche, per le quali neppure un semi-dio ha abbastanza abilità da sfruttare. L’incarico si dimostrerà infatti ben più vasto e importante di quanto inizialmente preventivato da Sphinx, in una corsa contro il tempo alla ricerca delle magiche corone con le quali salvare il mondo, varcando portali del disco solare per vanificare il fosco progetto di Seth, il dio del caos e della violenza. Molteplici i riferimenti alla mitologia del Paese dei faraoni in questa fascinosa, e fantasiosa, avventura in terza persona sulle orme del mito.

Observer (Bloober team)

Cosa può voler dire provare non solo le proprie angosce, ma sperimentare anche le paure più profonde dei criminali e delle loro vittime? È la sfida lanciata dall’horror psicologico creato dalla software house indipendente polacca Bloober team, che già si era confrontata con le sfumature delle sensazioni di timore e di incombente pericolo nel suo precedente titolo, Layers of fear, del 2016, ambientato all’inizio del XX secolo. Con Observer, riadattato adesso per lo schermo di Nintendo Switch, il giocatore viene proiettato nel futuro, nel 2084, in una Cracovia cyberpunk dominata, come il resto della Polonia, da una megacorporazione (di stampo sovietico) che pretende di poter accedere alle menti dei cittadini, con tutti gli interrogativi etici posti da questa pratica, in un’atmosfera distopica di per sé carica di tensione, mentre vengono alla mente i poco rassicuranti scenari di film come Balde runner, Johnny Mnemonic o il post-apocalittico Akira. L’incarico è in particolare svolto da un’unità speciale della polizia, appunto gli Osservatori, alla quale appartiene lo stesso protagonista, il detective “neurale” Daniel Lazarski (interpretato da Rutger Hauer), che si trova a dover indagare nei bassifondi della città dove sono confinate le persone dipendenti dall’uso delle droghe e dalla visione di ologrammi. A spingerlo fin lì, una misteriosa chiamata del figlio con cui non è più in contatto e che forse ha bisogno di aiuto. Per raccogliere gli indizi non gli resterà altro che insinuarsi nel caos dei pensieri e delle fobie altrui, cercando di districarsi tra ciò che è vero, ciò che esiste solo a livello di emozioni, ciò che i prodigi della realtà virtuale materializzano.