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Da Yu Suzuki a Toshihiro Nagoshi: l'estro eclettico di Sega... Like a Rolling stone(s)

09 febbraio 2020, 20:03

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DI Riccardo Anselmi 
C’è stata un’epoca in cui il digital entertainment parlava soprattutto giapponese, con il duello essenzialmente tra due aziende nipponiche che ha infiammato altrettanti decenni, dagli anni ‘80 agli anni ‘90. Un po’ come quando l’ondata della musica British divise il mondo tra fan dei Beatles e dei Rolling stones. Da una parte Shigeru Miyamoto, il geniale papà di Super Mario e di tanti successi Nintendo in grado di definire per tutti l’idea stessa di videogame; dall’altra l’eclettico Yu Suzuki, l’anima rock di Sega. Suzuki è recentemente tornato sulla scena per portare avanti il suo grande progetto incompiuto, Shenmue, kolossal giunto ora al terzo capitolo su Pc e Ps4 che racconta con rara sensibilità poetica l’estremo oriente, attraverso un viaggio nelle arti marziali, dal Giappone alla Cina. 

Ma l’eredità di Shenmue e in generale della storia di Sega si coglie anche in un’altra serie, Yakuza, dove il tutto viene declinato con taglio thriller, immergendo nelle luci dei quartieri notturni delle metropoli del Paese del Sol Levante. Non appare un caso che dietro a Yakuza, il progetto più grosso e di maggior successo della major del Mega Drive da quando ha abbandonato la produzione in proprio delle console, ci sia un autore sui generis come Toshihiro Nagoshi, che ha collaborato a lungo con Suzuki, prima di succedergli quale talento oggi dominante di Sega. Il debutto di Yakuza, conosciuto in patria con il titolo Ryu ga gotoku, letteralmente Come un drago, risale ormai a quindici anni fa su Ps2 e i vari episodi e spin-off hanno accompagnato tutte le generazioni Playstation, non senza poche difficoltà per gli adattamenti in occidente. Quest’anno è atteso anche da noi Yakuza: Like a dragon, che corrisponde al settimo capitolo e che coincide con un nuovo inizio, sia a livello di meccaniche di gioco che per quanto riguarda il protagonista. 

L’arco narrativo principale, che segue una sorta di romantico cammino di redenzione di Kazuma Kiryu, cresciuto come gangster ma che nel proteggere i bambini di un orfanotrofio trova il nuovo scopo della vita, si sviluppa in sei episodi, anticipati da un prequel, Yakuza 0. Tutti sono recuperabili adesso su Ps4: i più vecchi grazie agli spettacolari remake Yakuza kiwami e Yakuza kiwami 2, rifatti integralmente per essere in linea con il capitolo conclusivo, Yakuza 6, sviluppato appositamente per l’attuale console di Sony. Il trittico Yakuza 3, Yakuza 4, Yakuza 5, uscito in origine su Ps3, è stato invece semplicemente rimasterizzato nella Yakuza remastered collection che migliora definizione e framerate, oltre a reintegrare le parti tagliate in un’operazione extended edition che equipara finalmente le edizioni internazionali con quelle nipponiche. Da Yakuza 3 a Yakuza 5 si assiste a uno straordinario crescendo, con l’azione che in Yakuza 3 si allarga da Tokyo a Okinawa e in Yakuza 5 acquista addirittura la forma corale attraverso le prospettive di ben cinque coprotagonisti. Videogame che vantano un altissimo livello di produzione, con il coinvolgimento di celebrità dello spettacolo, come avviene del resto per un bestseller a prima vista affine, sebbene in realtà molto diverso, cioè Grand theft auto. 

Eppure Nagoshi ha nella sua carriera, costellata di racing game tra i quali il cult delle sale giochi Daytona Usa, anche progetti di tutt’altro respiro ed è proprio da uno di questi, Super monkey ball, del 2001, che è germogliato il riscatto di Sega. Una piccola hit piena di humour e follia giapponese ispirata agli equilibrismi delle biglie su piste fuori di testa trasformati in un puzzle game. Conclusi i lavori su Judgment, uno degli spin-off di Yakuza, il Ryu ga gotoku studio di Nagoshi si è dedicato al remake di una delle ultime evoluzioni della serie, ripubblicata nel 2019 su Pc e console con il titolo Super monkey ball: Banana blitz hd, che sul modello dei greatest hits aggiorna graficamente e nei controlli una decina dei mini game sul tema Super monkey ball più popolari.