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L'amore al tempo di internet

16 febbraio 2020, 18:41

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di Riccardo Anselmi

Secondo una ricerca universitaria dal titolo Disintermediating your friends: How online dating in the United States displaces other ways of meeting, guidata dal sociologo Michael Rosenfeld dell’ateneo di Standford, negli Usa ormai la maggioranza delle coppie si conosce non semplicemente tramite internet, ma attraverso le cosiddette app di incontri, tipo Tinder, che hanno sostituito quelle che una volta per le frecce di Cupido erano l’ambito di frequentazioni familiari o la rete di amicizie comuni. Si tratta di un passaggio non di poco conto, perché sancisce il dominio raggiunto sulle nostre vite dagli algoritmi della sfera high-tech, considerati talmente infallibili da affidare oggi a un computer persino i suggerimenti per la scelta del partner per una notte come per la vita. 

Parte dagli swipe resi popolari da Tinder, il modo di comunicare a un altro iscritto alla piattaforma il proprio interesse, scartando o no la sua figurina, anche il videogame Table manners, affascinante riflessione, con parecchia ironia, sull’amore al tempo di internet. Il matchmaking in questo caso serve essenzialmente per definire, senza nessuna discriminazione di genere, l’aspetto del personaggio virtuale che di volta in volta ci si troverà davanti nella sezione che rappresenta la vera sfida del titolo: il primo appuntamento, al tavolo di un bar o di un ristorante, dove provare a fare colpo, dimostrandosi i meno impacciati possibile, il che non è affatto semplice. 

La comicità demenziale che sostiene la dinamica di Table manners si basa su quelle situazioni surreali create dall’incontro-scontro tra un motore fisico cartoon e un sistema di controllo volutamente goffo, già al centro delle fortune del tormentone Surgeon simulator. In un simpatico rispecchiarsi della realtà di molti primi appuntamenti, ogni azione, dall’accendere la candela al versare un bicchiere di vino, si traduce in una piccola grande impresa pronta a trasformarsi in un disastro. Equilibrismi sul filo del galateo a tavola ai quali si aggiungono man mano nuove difficoltà, come il fluttuare dei piatti durante una gita romantica in barca. Quasi un grido disperato con cui Echo chamber, lo studio dietro il videogame, desidera condividere l’idea di quanto sia dura, app o non app, dare subito una buona impressione. 

Table manners è stato pubblicato per Pc da Curve digital proprio in occasione di San Valentino, data scelta dall’editore Thq nordic invece per l’uscita su console di Darksiders genesis, che sulla carta si presenta come tutt’altro che un titolo romantico. È infatti il quarto capitolo dell’iperbolica saga, nel solco dei comics americani, immaginata dal fumettista Joe Madureira come una sorta di riscrittura supereroica dell’apocalisse in cui si controllano versioni fantasy dei cavalieri biblici contro orde di demoni. 

Oltre al protagonista, a cambiare di episodio in episodio è anche il genere. Un’operazione più sottile per quanto riguarda i primi tre capitoli ascrivibili a grandi linee al filone action adventure, dove l’ispirazione zeldiana delle origini ha acquisito comunque man mano varie sfumature, fino agli echi alla Dark souls del più recente Darksiders III. Darksiders genesis, prequel nel quale al fianco del già noto Guerra guadagna la scena l’ultimo dei quattro cavalieri, Conflitto (in inglese Strife), opta per ancora un altro registro. Siamo dalle parti dell’action rpg con visuale isometrica e vibrazioni di Diablo, anche se sotto la struttura conserva sempre un certo impianto figlio di Zelda che ricollega direttamente lo spin-off Genesis al primo Darksiders. 

La nuova impostazione si presta però particolarmente bene per il co-op - la modalità nella quale, al posto di saltare tra i protagonisti, una persona controlla Conflitto e l’altra Guerra - ragione per cui Thq nordic ha giocato per l’arrivo su Ps4, Xbox One e Nintendo Switch (dopo il debutto su Pc nel 2019) sulla coincidenza di San Valentino. D’altronde anche i videogame, se affrontati in compagnia, diventano di solito più divertenti e Darksiders genesis non fa eccezione. Anzi, è uno dei titoli della generazione che meglio interpretano lo spirito dei classici da condividere seduti uno accanto all’altro sul divano, come si faceva una volta, prima del multiplayer via internet, che ovviamente non manca tra le opzioni, ma viene surclassato, come è giusto che sia, dal ritorno in grande stile del local co-op, una tendenza che dovrebbero riscoprire anche altre case. 

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