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Sonic the hedgehog, il revival del porcospino blu di Sega - Foto

23 febbraio 2020, 10:05

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Riccardo Anselmi 

Tutti pazzi per Sonic, che si è preso una bella rivincita al box office americano, dove ha battuto il record per un debutto cinematografico tratto dai videogame, superando persino la corazzata Pokémon di Detective Pikachu. Prima di deporre le armi e reinventarsi una carriera in mezzo alle mascotte dei Mario & Sonic alle Olimpiadi, la serie multi-evento per console oggi più popolare che lo vede coprotagonista, il porcospino blu è stato al centro della grande sfida che ha definito un’era. Quando, tra gli anni ‘80 e ‘90, il digital entertainment parlava soprattutto giapponese e Sonic rappresentava l’emblema del nuovo corso abbracciato da Sega, una realtà relativamente piccola decisa a confrontarsi sullo stesso piano del gigante dell’epoca, Nintendo, lanciando a un certo punto il guanto nientepopodimeno che al re dei platform Super Mario. 

L’opera del team di Yuji Naka, che guardava a occidente, in particolare agli Usa dell’ascesa di Bill Clinton e del pop di Michael Jackson, il cui look avrebbe influenzato direttamente quello del porcospino con le scarpe rosse, mantiene intatto il suo fascino. Coloratissimi, spinti sul virtuosismo, immersi nell’ebbrezza della velocità, i primi Sonic the hedgehog che accompagnarono l’esordio sul mercato della console Mega drive (o Genesis, come venne chiamata negli Stati Uniti) non solo lasciarono un segno profondo nel genere, ma furono parte della rivoluzione culturale che, più tardi, si compì ulteriormente sotto l’egida di Sony, nell’Europa elettronica di Wipeout, il manifesto della generazione Playstation. 

Come altri titoli di ieri, sull’onda del retrogaming, il fenomeno contemporaneo di recupero dei classici, tra valore storico e nostalgia, anche i vecchi Sonic sono stati riproposti più volte. Una delle operazioni maggiormente interessanti è costituita della collana Sega Ages, che sta portando sulla console Switch proprio alcune della pagine più significative del glorioso passato di Sega. Al momento la selezione copre una quindicina di titoli, a cominciare dal primissimo Sonic the hedgehog del 1991, ripubblicato in formato scaricabile nel 2018, al quale si è aggiunto questo mese il sequel Sonic the hedgehog 2 del 1992. I giochi della collana Sega Ages affrontano il discorso del retrogaming in una maniera estremamente rigorosa. 

C’è uno studio apposito che lavora sulle riedizioni dei singoli titoli sotto la supervisione della veterana Rieko Kodama. Da un lato bisogna infatti assicurarsi che il videogame replichi perfettamente il funzionamento originale pur su una macchina diversa, il che non è affatto semplice né scontato, dall’altro con le versioni Sega Ages si cerca sempre di abbinare l’opzione filologicamente più corretta a modalità aggiornate, che presentino funzioni in più e soluzioni alternative in grado di rendere il gioco più amichevole verso il pubblico di oggi, senza comunque snaturarlo. 

Nel caso di Sonic the hedgehog 2 - che è stato ripubblicato su Switch per Sega Ages accanto al tormentone arcade Puyo puyo 2, puzzle del 1994 raramente incontrato in occidente - compare il drop dash, un mossa introdotta nel revival Sonic mania, la più recente evoluzione old school del franchise. Ci sono le classifiche online e si può selezionare un filtro vintage che simula meglio l’effetto dei televisori a tubo catodico diffusi negli anni ‘90. Inoltre la riedizione comprende tanto la versione giapponese del titolo quanto quella internazionale, insieme a una chicca: la possibilità di giocare subito nei panni di Knuckles the echidna, personaggio all’epoca sbloccabile con un metodo complicato e abbastanza curioso, inserendo una dentro l’altra le cartucce di Sonic the hedgehog 2 e del successivo Sonic & Knuckles. 

Sulla copertina il porcospino Sonic è invece affiancato dalla volpe Tails, la sua storica spalla, sul modello di Batman e Robin, perché volendo i livelli di Sonic the hedgehog 2 si possono completare in coppia, in un percorso antesignano delle modalità co-op. Anche gli special stage erano già avanti, costruiti in pseudo 3D come un tunnel half-pipe per enfatizzare quel senso di velocità caratteristico della serie, che in Sonic the hedgehog 2 vanta ancora per la mitica colonna sonora chiptune il contributo di Masato Nakamura, musicista di una band nipponica molto popolare in quegli anni in Giappone, i Dreams come true, capaci di vendere nel mondo oltre 50 milioni di dischi.