Sei in Hi tech

hi tech

#iorestoacasa. Cinque videogame avventurosi

di Riccardo Anselmi -

22 marzo 2020, 17:05

#iorestoacasa. Cinque videogame avventurosi

THE LONGING (Application Systems Heidelberg, per Pc, Mac e Linux)


Narra una leggenda che l’imperatore Federico Barbarossa non sarebbe morto nelle acque del fiume Göksu in Asia minore, ma riposerebbe nel ventre della catena montuosa del Kyffhäuser in Germania in attesa di risvegliarsi per soccorrere il suo Paese. Avrebbe accanto a sé un unico servitore incaricato periodicamente, secondo alcune versioni ogni cento anni, di controllare che non sia scattato il segnale - la sparizione dei corvi in volo attorno alla montagna - per il ritorno del sovrano. E nel frattempo cosa farà il solerte aiutante costretto a trascorrere al buio, in completa solitudine, periodi così lunghi? Affascinato dal mito del re dormiente, dopo un viaggio compiuto in Turingia nel 2012, Anselm Pyta, cofondatore dello Studio Seufz, attorno al racconto ha costruito l’originalissimo The longing, un po’ avventura, un po’ gioco idle, quella tipologia di videogame che procedono quasi in assenza dell’intervento del giocatore, eventualmente chiamato a compiere azioni ricorrenti come un semplice clic. The longing offre invece nuova linfa al genere, in una declinazione che unisce la possibilità di esplorare il dedalo di caverne disegnate dalla software house di Stoccarda - specializzata in animazione digitale, anche cinematografica - con uno stile artisticamente molto curato, ispirato ai luoghi reali e al monumento al Barbarossa detto Kyffhäuserdenkmal. Avviato il gioco, devono passare 400 giorni effettivi, in tempo reale, per vedere la parola fine, durante i quali si può non fare nulla oppure cercare di tener compagnia alla creaturina solitaria, che nelle sue peregrinazioni può reperire oggetti utili ad arredare la sua spoglia abitazione, rifornendo pure la libreria con i volumi scovati qua e là, tra cui classici come la versione integrale di Moby Dick di Melville (tramite la collezione virtuale Progetto Gutenberg). Come si fa a occupare, stando rigorosamente al chiuso, giornate interminabili? Quella sorta di Gollum buono che si aggira nel sottosuolo - ma può scegliere di abbandonare l’antro e affacciarsi in superficie, all’aria aperta - mostra la sua ricetta, fatta di curiosità, spirito di ricerca, apertura all’inatteso e buone letture da gustare seduti comodi comodi in poltrona. I giorni rimangono 400, ma in base alle azioni intraprese cambia la conclusione del gioco. 


LUNA THE SHADOW DUST (Application Systems Heidelberg, per Pc, Mac e Linux) 

Non c’è bisogno di parole per immergersi nelle fascinose atmosfere di questo tradizionale punta e clicca, che racconta di un mondo avvolto nell’ombra, in attesa di ritrovare la luce. Luna The shadow dust è stata realizzata da Lantern Studio, una piccola software house indipendente formata da quattro creativi, che hanno lavorato da Londra, Toronto, Shanghai per dar vita al progetto. Quattro è anche il numero magico della complessa, remota civiltà che nel gioco si impara man mano a conoscere, anche osservando gli indizi racchiusi in grandi raffigurazioni, ispirate ai dipinti degli Egizi e dell’India antica, alle sculture azteche e alle pitture delle grotte di Dunhuang.
Tra gli enigmi da risolvere per procedere nella ricerca della chiave per capire il segreto nascosto sotto la torre che caratterizza il paesaggio di Luna c’è l’arcano di una lingua ormai morta, usata nelle iscrizioni da decifrare per comprendere cosa abbia provocato la caduta nelle tenebre e nell’oblio di quei lontani antenati. Filmati nella classica animazione a mano e una colonna sonora evocativa accompagnano nel viaggio compiuto da un potente mago e dal suo giovane apprendista con un fido animaletto somigliante a un gatto. Tra i livelli più suggestivi, quello in cui si dispiega la biblioteca del sapere, un immenso archivio dove si concentra tutto lo scibile, ma ogni ambientazione è curata nel dettaglio, fino ai meccanismi del gigantesco orologio, che ricorda il film Hugo. “Accendere una candela è gettare un’ombra” ha scritto Ursula K. Le Guin nella saga di Terramare, trasposta al cinema dallo Studio Ghibli per la regia di Goro Miyazaki, figlio di Hayao Miyazaki. Luna The shadow dust adotta il principio della necessaria convivenza tra gli opposti, chiamati a raggiungere un punto di equilibrio senza annullarsi l’uno con l’altro, mentre si compie un cammino di formazione, che richiede di riscoprire la forza dell’amicizia e il valore del coraggio e della speranza per riuscire a ricominciare, senza farsi trascinare nel buio dagli errori compiuti in passato. 


HIDDEN THROUGH TIME (Crazy Monkey Studios per computer, console e mobile) 

A spasso nel tempo, attraverso quattro grandi periodi che hanno segnato la storia: l’età della pietra, l’età antica degli Egizi, l’età medievale e il vecchio West, in un gioco per tutta la famiglia, creato dallo studio belga Crazy Monkey. Si comincia con l’andare a caccia di uova di dinosauro e si procede di livello in livello con la ricerca di oggetti nascosti nel paesaggio, dall’accattivante grafica disegnata a mano, che contribuisce al simpatico umorismo che ammanta questo viaggio a colori pastello nelle civiltà del passato. Non sempre è facile scovare ciò che viene richiesto per raggiungere l’epoca successiva, in un crescendo di difficoltà, ma si va avanti a sciogliere gli enigmi con tranquillità, senza frenesie, scegliendo il ritmo da imprimere al videogame. Lo possiamo sospendere in qualsiasi momento e riprendere da dove lo avevamo lasciato. Grazie all’editor messo a disposizione della community, è possibile anche sbizzarrirsi nella creazione di mappe originali, da condividere liberamente con gli altri giocatori. 


MURDER BY NUMBERS (The Irregular Corporation per Pc e Switch) 

Buttarsi a capofitto in un’indagine, anche perché, oltre alla sete di giustizia, c’è qualche importante conto personale da regolare. La vittima è infatti il capo della protagonista di una popolare serie tv poliziesca e l’attrice è appena stata licenziata in tronco. Facile immaginare che i sospetti cadano su di lei, che si mette subito a intraprendere dunque la ricerca del vero colpevole, nel videogame della software house inglese Mediatonic che unisce la grafica anime di una visual novel a rompicapo di logica tipo Picross, attraverso i quali raccogliere gli indizi per arrivare alla verità. Attorno alla star dello show, Honor Mizrahi, che si trova ad avere misteriosamente al fianco un robot dalla memoria digitale andata in parte perduta, si muove una pittoresca galleria di personaggi con i quali conversare (o tergiversare), creati da Hato Moa (Hatoful boyfriend), mentre la storia è firmata dallo scrittore Ed Fear (The swords of Ditto) e le musiche sono del compositore Masakazu Sugimori. Si tratta dello stesso musicista che ha collaborato a tanti titoli della giapponese Capcom, in primis la serie Phoenix Wright: Ace attorney, le cui dinamiche ricordano proprio quelle adottate nel giallo di Mediatonic. Siamo nella Los Angeles degli anni Novanta, rievocata nelle sue atmosfere anche grazie a riferimenti a film e telefilm del periodo. 


DANDARA: TRIALS OF FEAR EDITION (Raw Fury per computer, console e mobile) 

Isolati gli uni dagli altri, alla mercé di un potere oppressivo che ha cancellato ogni memoria delle precedenti libertà: è la società distopica che fa da sfondo a Dandara, un platform 2D e un’adrenalinica avventura del genere metroidvania, piena di combattimenti. Il titolo, sviluppato dallo studio indipendente Long hat house, con sede a Belo Horizonte, attinge a piene mani alla cultura, al folclore e alla storia del Brasile, sia pure in una trama di invenzione nella quale però i riferimenti sono molteplici, riconoscibili per chi già conosce la materia o comunque tali da suscitare la curiosità di approfondire alcuni capitoli del passato del Paese sudamericano. A cominciare dalla figura di Dandara, la protagonista del videogame, ispirata alla realmente esistita Dandara dos Palmares, moglie del re Zumbi alla guida del Quilombo dos Palmares, un grande insediamento autonomo formato da ex schiavi nell’odierno Stato dell’Alagoas. Una coppia di lottatori per la libertà, celebrati come eroi e simboli di resistenza, nonostante l’apparente sconfitta subita da entrambi per mano dei coloni olandesi e portoghesi. Così la Dandara virtuale incarna gli ideali di riscossa che, di livello in livello, si capisce possa essere alimentata grazie ai ricordi, ribadendo la necessità di non dimenticare quanto avvenuto in passato. Altri personaggi sono modellati su figure storiche, come la pittrice Tarsila do Amaral, esponente di spicco del modernismo brasiliano e incarnazione delle istanze a favore di un linguaggio capace di esprimere l’anima della nazione. Anche negli scontri con i nemici di turno si possono vedere in filigrana episodi accaduti, ma è fin nei movimenti con cui Dandara volteggia e si libra annullando la forza di gravità che si rende omaggio al Brasile e alla sua arte marziale per eccellenza, la capoeira.