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Elon Musk, i Kerbal e il futuro dell'esplorazione spaziale

di Riccardo Anselmi -

31 maggio 2020, 19:05

Elon Musk, i Kerbal e il futuro dell'esplorazione spaziale

In queste ore tutti gli occhi sono stati puntati sulla missione che, con un’inedita partnership tra pubblico e privato, ha ribadito il ruolo degli Usa nella corsa allo spazio, aprendo a scenari che solo qualche anno fa sarebbero sembrati da fantascienza. Invece si avvicina un altro po’ la profezia di un futuro lassù in mezzo alle stelle, con adesso la discesa in campo, oltreché degli Stati, direttamente delle grandi aziende. Per la missione Demo 2, partita ieri con il lancio da Cape Canaveral della navicella Crew dragon, la Nasa si è affidata alla SpaceX del magnate Elon Musk, un visionario che, tra gli impegni sulle auto elettriche a guida autonoma di Tesla e l’idea dei trasporti incapsulati nei tunnel di Hyperloop, non hai mai nascosto la passione per i videogame. Intervenendo su un forum  nel 2015, Musk aveva espresso in particolare il suo apprezzamento per Kerbal space program, forse non a caso una simulazione in cui chiunque può provare a costruire il proprio razzo e a organizzare nei minimi dettagli intere missioni degne di un’agenzia spaziale. Si toccano così con mano le tante sfide tecniche che bisogna affrontare anche solo per mandare in orbita una navicella. 

Sotto il cappello dello humour, con al centro la strampalata popolazione aliena dei Kerbal desiderosa di inseguire sogni di gloria, in un sistema solare comunque molto simile al nostro, Kerbal space program sviluppa infatti un rigore scientifico fuori dal comune, al punto da essere diventato già nel 2013 uno dei passatempi preferiti tra gli esperti del Jpl, il Jet propulsion laboratory della Nasa, primo ente che ha poi collaborato per inserire nel titolo una sua missione ufficiale relativa allo studio degli asteroidi. In maggio si è invece svolto un contest che invitava a replicare il volo di SpaceX e in luglio sarà la volta dell’aggiornamento Shared horizons, che vede la partecipazione dell’Esa, con l’introduzione tra gli scenari giocabili di due missioni dell’agenzia spaziale europea, BepiColombo e Rosetta. Al di là di una generale e in fondo ovvia semplificazione, i principi fisici ci sono praticamente tutti e rendono Kerbal space program a suo modo un piccolo trattato di ingegneria aerospaziale. 

Grazie all’interattività dei videogame che stimola il processo analitico per la soluzione dei problemi provando e riprovando in prima persona, imparando anche dagli errori, ci si avvicina con naturalezza dalle basi fino a quei concetti magari di non immediata comprensione che sono però fondamentali per la riuscita di imprese come quella di cui si parla in questi giorni. Perché non basta avere un grosso motore che spedisca il razzo in alto. Da un lato quindi uno straordinario strumento divulgativo, dall’altro risvolti a misura della didattica 2.0, con tanto di versione ad hoc per le scuole, KerbalEdu, e l’esperienza in un corso di ingegneria, descritta in uno studio dal titolo: Assessing the impact of video game based design projects in a first year engineering design course. Nel frattempo l’editore Private division, che ha pubblicato per Pc, Mac e Linux il primo Kerbal space program di Squad e successive espansioni, è al lavoro su un sequel atteso nel 2021.