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Il successo di The Last of Us 2: un'occasione anche per riscoprire Control

di Riccardo Anselmi -

28 giugno 2020, 19:37

Il successo di The Last of Us 2: un'occasione anche per riscoprire Control

In questi giorni tutti gli occhi sono puntati su The Last of Us Parte II e non potrebbe essere altrimenti. Si tratta senza dubbio di una tra le uscite più importanti dell’anno, non solo per quanto concerne i videogame, ma nell’accezione di entertainment più ampia possibile. Forse solo Cyberpunk 2077, atteso in novembre, o Halo Infinite, annunciato grossomodo per il medesimo periodo, potranno vantare un impatto simile sull’industria dell’intrattenimento. Del tipo che anche il cinema hollywodiano deve stare attento a non accavallarsi con la programmazione. Una moda aperta dai Gta. The Last of Us Parte II è un poderoso affresco, in chiave post-apolittica, della società americana, nonché l’opera più ricca, complessa e significativa dell’astro oggi più brillante di Naughty Dog, Neil Druckmann. Nel digital entertainment non è mai facile affermarsi come autori. Un po’ perché alla base dei grossi titoli alla fine c’è un lavoro collettivo dove l’impegno riguarda anche e soprattutto dirigere centinaia di persone. Ma in fondo, tranne rari casi, l’idea dell’autore forte non va troppo a genio proprio alle logiche delle major.

Persino dopo essere diventato famoso e aver firmato per Sony alcuni dei maggiori successi dell’ultimo decennio, Druckmann non ha perso modo per ricordare, anche con frequenti dichiarazioni di stima sui social, chi sia da sempre il suo riferimento: Sam Lake, pseudonimo dello scrittore finlandese che, insieme a Remedy, ha creato le elaborate narrazioni multimediali di Max Payne, Alan Wake, Quantum Break, fino al più recente Control, tutti giochi d’azione nei quali la storia assume un ruolo rivelante. Archetipi di quel blockbuster d’autore, perfettamente inserito nelle logiche del digital entertainment e da cui è difficile non rimanere affascinati. Anche Control, appunto la fatica più recente di Sam Lake, si proietta in questa dimensione sospesa tra arte e spettacolo. Oltre a esplorare, con l’apporto inedito per Remedy di una protagonista femminile, il terreno del new weird, dove la fantascienza è così sofisticata da sfociare quasi nel sovrannaturale. Un universo da brivido, in cui le domande superano le risposte, che piacerebbe a Stephen King e che pesca da una non celata passione per il classico televisivo Ai confini della realtà.

Nel videogame, che ha ricevuto a stretto giro anche il plauso dei Duffer brothers della serie Stranger Things, altri vecchi fan di Sam Lake, si entra nel bizzarro quartier generale dell’agenzia segreta che da tempo immemore indaga ovunque i fenomeni paranormali a volte legati a oggetti apparentemente comuni, ma dagli strani poteri, giunti da noi chissà da quale mondo. Mettere in campo armi come levitazione e telecinesi sposa la ricerca di dinamismo cinematografico che Remedy insegue dalle prime sparatorie al rallentatore di Max Payne. Non è l’unica innovazione di cui si fa carico Control, interessato alle frontiere tecnologiche della fisica, a 360 gradi, quindi rivolta anche alla luce, per mezzo del ray tracing, al momento disponibile appena su Pc ad alte prestazioni. Su console l’effetto non c’è, ma resta un gran bel vedere, pure nelle scene più caotiche delle quali vive l’azione del gioco, quando sullo schermo in pratica vola ogni cosa. In quelle situazioni la potenza in più di Ps4 Pro e specialmente Xbox One X probabilmente aiuta.

Anche sulla piattaforma Microsoft è intanto finalmente arrivato The Foundation, il primo dei due dlc già lanciato su Pc e console Sony con cui la trama si espande oltre i titoli di coda tramite una sorta di mini episodio extra, dedicato per l’occasione al profondo e labirintico sotterraneo della sede centrale. La seconda puntata, Awe, acronimo di Altered World Event, cioè i misteri dei quali si occupa l’agenzia, potrebbe invece nascondere dietro un gioco di parole collegamenti con Alan Wake, il videogame più citato di Remedy, frutto dell’allora collaborazione altisonante con Microsoft. Eppure, dopo aver gravitato nell’orbita dei colossi del settore, a cominciare da Take-Two all’epoca di Max Payne, e prima di trovare l’appoggio di Epic, il gigante dell’Unreal Engine e di Fortnite che pare ne produrrà a suon di milioni il prossimo progetto in esclusiva per il suo store, a non farsi sfuggire un cult come Control è stata l’intuizione di un’etichetta relativamente piccola che ha deciso di investire sulla qualità, 505 Games del gruppo italiano Digital Bros, casa anche delle acclamate simulazioni automobilistiche Assetto Corsa e pronta, in luglio, all’ennesimo colpo di classe: la pubblicazione su Pc di Death Stranding del peso massimo Hideo Kojima.