Sei in Hi tech

hi tech

Join the indie. Anche in Italia crescono i giovani sviluppatori

di Riccardo Anselmi -

12 luglio 2020, 17:16

Join the indie. Anche in Italia crescono i giovani sviluppatori

Nei giorni scorsi è andato in scena Join the indie, una conferenza in realtà virtuale presentata dagli organizzatori come il primo esperimento di questo tipo in Italia. L’evento, promosso dal colosso dei processori Intel, si è svolto sulla piattaforma Altspacevr, sorta di social network con la particolarità di essere pensato per immergere, possibilmente indossando un visore, in ambienti 3D dove i partecipanti sono liberi di muoversi e di interagire nei panni ciascuno del proprio avatar. Altspacevr oggi fa capo a Microsoft, ma la sua è una strada che interessa a molti, come dimostrano gli sforzi in un solco simile portati avanti dallo stesso Facebook, patron dei caschetti Oculus. Join the indie è stata una delle risposte del settore high-tech alle problematiche derivate dal distanziamento fisico, che ha rarefatto un po’ ovunque viaggi e occasioni di incontro. Obiettivo: offrire un palcoscenico ai piccoli studi di sviluppo di videogame italiani, un panorama che si è fatto sempre più vivace anche nel nostro Paese negli ultimi anni.

Più in generale, si è affermata l’idea che quella che tanti giovani percepiscono come una passione abbia adesso spesso i mezzi per tramutarsi in una professione vera e propria. A tal proposito, Intel ha allestito sul suo sito ufficiale una guida introduttiva per aspiranti game designer dal titolo: Come creare un videogame. Durante l’evento, l’Italia dei videogiochi, rappresentata dall’associazione di categoria Iidea, ha preso la parola attraverso le esperienze in prima persona di vari team indie sorti ormai praticamente in ogni regione, ma anche di chi lavora all’estero, come Namer Merli, marketing product manager di Koch media UK, e Lisa Gobbi, 3D environment artist di Codemasters.

Merli, riminese classe 1989, dopo la laurea in marketing e new media si è trasferito a Londra, cogliendo la palla al balzo per spostarsi dall’ambito turistico ai videogame non appena gli è stata offerta l’occasione, all’inizio partendo con la gavetta, ma coronando poi il sogno di gestire lanci internazionali importanti e di accompagnare in un tour della città uno dei suoi idoli da ragazzino, Yu Suzuki, il papà della serie Shenmue. Anche l’attuale carriera di Lisa Gobbi è figlia di un cambio di rotta piuttosto repentino. Veronese, classe 1990, laureata in economia, Gobbi era una contabile amministrativa prima di restare folgorata dall’operosità dell’industria del digital entertainment a una fiera di settore. Da lì ha ricominciato una vita da zero, iscrivendosi a un corso ad hoc della milanese Digital bros game academy e trovando lavoro prima in Italia, da Milestone, successivamente in Inghilterra, da Codemasters, dove come grafica si sta occupando delle ambientazioni di Dirt 5, un grosso racing in uscita in autunno.

Sono parecchi i progetti di un certo peso in via di sviluppo anche in Italia.
Tra i focus di Join the indie l’atteso Remothered: Broken porcelain, sequel di Remothered: Tormented fathers, horror dal taglio cinematografico che si riallaccia alla scuola giapponese dei Clock tower e dei Silent hill, ma realizzato in Sicilia dai catanesi Darril Arts e Stormind Games.
Entro l’anno dovrebbe vedere la luce anche Alaloth - Champions of the four kingdoms, un gioco di ruolo fantasy firmato dalla padovana Gamera Interactive del veterano Alberto “Eldacar” Belli che unisce l’amore per i classici isometrici alle tendenze action recenti derivate dai Souls.
Diversi, comunque, le software house presenti, dai torinesi Mixedbag e 34bigthings ai milanesi 3Dclouds e Vlg, dai bolognesi Studio evil ai romani Invader studios.
Tra i titoli portati a esempio del livello raggiunto dagli indie made in Italy:


DAYMARE: 1998 (Invader studios, per Pc, Ps4 e Xbox one)

Dietro alla sigla Invader studio c’è un gruppo di ragazzi di Olevano Romano appassionatissimi di Resident evil. 1998, l’anno cui fa riferimento il titolo, è quello di uscita del classico Resident evil 2. Prima di creare la loro avventura d’azione dalle atmosfere horror, l’idea era proprio realizzare un remake amatoriale del cult di Capcom. Quel progetto non si è concretizzato, ma anche su spinta degli autori giapponesi ha dato corpo a Daymare: 1998, che rappresenta una rivisitazione originale del filone capitanato dai Resident evil nel quale rivivono, modernizzati, gli stilemi tradizionali del genere, pescando a piene mani dai b-movie a base di zombi del passato romeriano.

REDOUT (34bigthings, per Pc e console)

Un’altra rilettura personale di un genere classico del quale nelle ultime generazioni si è sentita un po’ la mancanza. A metterci una pezza i tornesi 34bigthings, che ha recuperato con il suo stile, attualizzandolo, il filone delle corse futuristiche, in passato già al centro di serie di successo come F-zero e Wipeout. Il termine Redout sta a indicare letteralmente l’effetto del sangue che va alla testa a causa delle incredibili accelerazioni cui sono sottoposti i piloti, in gare tra navicelle da 1000 km/h su circuiti che assomigliano a un ottovolante. Adesso il team è alla prese con Goat of duty, parodia multiplayer dei first person shooter con protagonisti eserciti di capre.

DRY DROWNING (Studio v, per Pc e console)

Tra i primi titoli pubblicati da Vlg, etichetta italiana nata per promuovere titoli dalla forte componente narrativa con un occhio di riguardo agli aspetti storici, artistici e culturali dei videogame, c’è Dry drowning, visual novel del fiorentino Studio v che costituisce la reinterpretazione made in Italy di un genere spiccatamente nipponico dove l’anima dei fumetti acquista una dimensione multimediale. Ambientato in una distopia del futuro nel cuore dell’Europa, l’intreccio di Dry drowning si dipana come un thriller neo noir dagli echi bonelliani e i tanti riferimenti cinematografici, in una città alla Blade runner, sulle tracce di un serial killer che si ispira ai miti antichi e ricorda Seven.

WILLY MORGAN (Imaginarylab, per Pc)

Vlg publishing ha in programma un’altra uscita entro l’estate: Willy Morgan and the curse of Bone Town, in pratica una lettera d’amore della veronese Imaginarylab alle care, vecchie avventure grafiche di una volta. Già nelle prime scene, un occhio attento può scovare riferimenti a due capisaldi del genere, The secret of Monkey Island e Day of the tentacle. Willy Morgan si rifa in tutto e per tutto allo stile classico dei punta e clicca della Lucas tra dialoghi divertenti, enigmi stralunati e oggetti da combinare nelle maniera più curiose. La storia è quella del giovane Willy Morgan, che ricevuta una lettera dal padre scomparso dieci anni prima parte alla scoperta di una misteriosa città dei pirati.