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Il fascino intramontabile degli shmup

di Riccardo Anselmi -

26 luglio 2020, 18:05

Il fascino intramontabile degli shmup

Darius cozmic collection arcade (Taito)

Agli albori dell’intrattenimento elettronico, quando la sfida tecnologica si rinnovava anche e soprattutto a suon di mangiamonetine nelle sale giochi, aziende come la giapponese Taito rivestirono ruoli da assoluti protagonisti. Chi non conosce Space invaders (1978)? Tra i titoli di culto prodotti dalla casa di tanti bestseller dell’epoca, da Arkanoid a Bubble Bobble, resta indimenticabile Darius, il grande classico degli shoot 'em up. Recentemente l’epopea della serie è stata recuperata in due raccolte per Switch e Ps4 portate in Europa da Inin e curate dagli specialisti di M2, studio nipponico le cui attenzioni ai dettagli e ricerche all’insegna della massima fedeltà storica vantano una fama leggendaria per gli appassionati di retrogaming. La prima parte, chiamata Darius cozmic collection arcade, si concentra sui cabinati, dall’originale Darius del 1987 a Darius gaiden del 1994. Del titolo di debutto, la cui azione si sviluppava lungo uno speciale coin-op a tre schermi, sono presenti tre versioni: old, new ed extra.


Darius cozmic collection console (Taito)

Se in inverno è già previsto l’arrivo di un ulteriore tassello, con la Darius cozmic collection revelation dedicata all’evoluzione poligonale della serie portata avanti dagli episodi G-Darius e Dariusburst, su Ps4 e Switch la retrospettiva al momento si concentra sugli imprescindibili capitoli classici in 2D che da molti punti di vista hanno rappresentato l’apice della produzione di Taito, in grado in quegli anni di interpretare al meglio anche il carattere spiccatamente sperimentale del digital entertainment. Basti pensare che alle colonne sonore dei Darius lavorò una vera e propria band di musica elettronica interna alla casa, i Zuntata, capaci di disegnare attraverso meravigliosi tessuti di note sintetiche d’avanguardia un mistero di mondi alieni. Nei Darius rivive l’eterna dialettica nipponica tra modernità e tradizione. Specialmente i boss di fine livello, che fondono incubi meccanici e animali marini, quasi una sorta di cyber sushi, sono al centro di incontri incredibili, come quando in Darius II (1989) una corazzata Yamato si trasforma in un grosso granchio. Scene simili restano all’ordine del giorno anche nei sei titoli, per un totale di nove versioni, che compongono la Darius cozmic collection console, tra i cui il rarissimo Darius alpha (1990) per Pc engine.


Thunder force ac (Sega ages)

M2, lo studio di Tokyo diventato negli ultimi decenni un vero specialista nel recupero dei classici dei videogame, operazione tutt’altro che scontata quando si tratta di emulare vecchi software su hardware diverso, ha avviato da tempo una proficua collaborazione con Sega, per la quale cura le uscite della collana Sega ages, tramite cui vengono oggi riproposti su Switch i titoli del passato di una casa che, all’epoca della grande sfida con Nintendo, costituì a lungo l’altra metà del cielo del digital entertainment made in Japan. Le riedizioni della famiglia Sega ages seguono una precisa filosofia che non si limita a presentare esattamente il gioco così com’era, ma oltre a riprodurne il funzionamento originale aggiunge varie opzioni che vanno a interessare direttamente il gameplay, con l’obiettivo di rinfrescare l’esperienza per il pubblico odierno senza tradirne lo spirito. Adesso è la volta dello sparatutto fantascientifico Thunder force ac (1990), caso più unico che raro di adattamento arcade di shoot 'em up nato su console che, anche in ragione della sua natura ibrida, vanta un ventaglio di soluzioni particolari.


Ultracore (Inin)

Oggi tutti conoscono la svedese Digital illusion ce, nota come Dice, per il successo dei first person shooter della serie Battlefield, nonché per le prodezze del motore grafico Frostbite, alla base della stragrande maggioranza delle produzioni della major Electronic arts. Ma la storia della compagnia risale a molti anni prima, quando i fondatori erano attivi nella demoscene, un movimento underground particolarmente vivace nei Paesi scandinavi. Poi venne la stagione del debutto su Amiga. In quegli anni nacque anche Ultracore, un run and gun dal ritmo incalzante nella vena europea del mitico Turrican. Nonostante nel 1994 fosse a un passo dalla pubblicazione, Ultracore non vide mai la luce né su computer Commodore, né sulle console Sega dell’epoca ai quali era diretto. Un quarto di secolo dopo, il videogioco è stato finalmente completato, inizialmente come esclusiva del Mega sg, una macchina costruita apposta per il retrogaming. Adesso Ultracore è disponibile anche in formato scaricabile per Ps4, Psvita e Switch grazie all’editore specializzato Inin che ha recuperato in extremis una vera perla.


1993 Shenandoah (Limit break)

Lo slogan che descrive il tipo di esperienza che si prefigge 1993 Shenandoah appare bellissimo e, mentre allude al retrogaming, racconta proprio come i videogame sono cambiate le nostre vite rispetto a vent’anni fa, quando tutto non era necessariamente più semplice ma forse meno complicato, specialmente per quelli di noi che allora erano più giovani. 1993 Shenandoah è un biglietto per viaggiare indietro nel tempo, all’epoca in cui ci si scambiava i giochi su floppy disk, non esistevano i social media e la gente usava ancora il telefono per parlare. Il videogame esce adesso su Switch, dopo essere stato dimenticato in soffitta da quel lontano 1993, quando quattro amici di scuola svedesi erano sul punto di pubblicare il titolo per Amiga, ma poi presero strade differenti. Molti anni più tardi, uno di loro, Krister  Karlsson, ha ripreso le redini del progetto del cuore là dove si era interrotto ed è riuscito a completarlo nella forma definitiva firmata come Limit break studio. Anche se 1993 Shenandoah funziona su una console moderna, tutto è pensato per restituire le stesse sensazioni dell’Amiga, dai colori agli oggetti su schermo. Anche la particolarità del couch co-op, pensato non a caso fino a quattro partecipanti, richiama piacevolmente il passato in uno shoot 'em up che alla classica azione arcade aggiunge le note strategiche di un elevato grado di personalizzazione dell’arsenale della propria navicella.


Sisters royale: Five sisters under fire (Chorus)

Quello degli shoot 'em up è un pilastro del digital entertainment made in Japan che ha attraversato indenne le epoche, continuando ad alimentare ancora oggi una nicchia di appassionati. Dopo un decennio abbondante di assenza dagli schermi, anche per lo studio nipponico Alfa system si è riacceso l’amore verso i bullet hell, tra le reinterpretazioni del genere più amate dal pubblico giapponese nella quale l’azione esplode in un florilegio di colori e bisogna schivare tempeste di proiettili, memorizzandone gli schemi e acutizzando i riflessi, in un mantra elettronico che assomiglia un po’ a un’esecuzione strumentale per orchestra, un po’ a una danza dettata dall’incidere ritmico delle dita su leve e pulsanti del controller. Il nuovo Sisters royale: Five sisters under fire, appena pubblicato da Chorus worlwide per Xbox one (e Windows 10, grazie al programma Xbox play anywhere) sulla scia delle precedenti edizioni per Switch e Ps4, raccoglie l’eredità del classico Castle of Shikigami dosando le dinamiche in maniera peculiare, spostando gli scontri dai cieli alla terra, e caratterizzando il tutto con l’ironia tipica di certi anime, al punto che le eroine protagoniste si ritrovano a battagliare non per la profetizzata salvezza del mondo, ma in una sorta di rappresentazione scenica fantasy dei bisticci attorno al principe azzurro.