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Dopo cento ore, Cyberpunk 2077 è il mio gioco dell'anno

di Riccardo Anselmi -

27 dicembre 2020, 20:46

Dopo cento ore, Cyberpunk 2077 è il mio gioco dell'anno

Ragione o sentimento: scelgo il secondo. Curioso, ma in fondo anche no, che a scaldarmi il cuore più di ogni altra uscita in questa fredda coda del 2020 sia un videogame dove, in mezzo a molte cose, ci si interroga sulla possibilità per le coscienze di continuare a esistere oltre la morte in forma digitale. Una sorta di immortalità tecnologica, quasi che l’anima delle persone un domani possa venire ricopiata in bit. Si fa un gran parlare delle problematiche riscontrate al lancio dall’ultima fatica di Cd projekt, ma per me Cyberpunk 2077 non è solo il gioco dell’anno: rappresenta una delle esperienze più memorabili in una pluridecennale carriera di videogiocatore. 

Sono stato già risucchiato per un centinaio di ore nella sua futuristica Night City viaggiando al di là come con nessun altro medium. Sembra davvero di aver vissuto per alcuni giorni un’altra vita, quella di V, il mercenario protagonista. Cyberpunk 2077 è parecchio fantascientifico anche in questo: l’impressione più vicina ai sogni virtuali di Total recall e Strange days. È anche il più grande kolossal mai tentato nel solco tradizionale dei giochi di ruolo, un genere complesso che spaventa persino le major. Invece ha trovato il coraggio dello studio polacco di The witcher, catapultato nel giro di un decennio al centro della scena e che ha alzato la posta spingendosi al limite con una grossa produzione dal carattere visionario come Cyberpunk 2077. 

Tutta una questione di prospettive, letteralmente. Una parte del fascino deriva proprio dall’immersività della visuale in soggettiva che accompagna nel mondo del videogame, dove le storie prendono vita tra le strade trafficate di una megalopoli che non ha eguali per il dettaglio della ricostruzione. Night City è spietata come ha insegnato spesso la science fiction, ma agli occhi di un giocatore mostra soprattutto un’anima, così come i personaggi che vi si incontrano, tanto reali che alla fine rimane quella sensazione agrodolce di averli conosciuti. L’intera impalcatura di Cyberpunk 2077 proietta in questa illusione, figlia anche di una forte caratura artistica. È la magia che riesce meglio a Cd projekt. Chissà, forse un domani si potrà davvero ricopiare tutto in bit.