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Super Mario celebra la giornata del gatto

17 febbraio 2021, 14:48

Super Mario celebra la giornata del gatto

Oggi, 17 febbraio, è la Giornata nazionale del gatto, che rende omaggio all’animale probabilmente più popolare della Rete, amatissimo anche da uno dei personaggi dei videogame più famosi di sempre, Super Mario. L’idraulico in salopette si traveste infatti anche da gatto in Super Mario 3d world + Bowser’s fury per Switch: un titolo che si può giocare con gli amici (fino a quattro) in multiplayer online, senza dunque necessità di ritrovarsi nella stessa stanza, impersonando a scelta uno dei quattro beniamini della serie Nintendo creata da Shigeru Miyamoto: Mario, suo fratello Luigi, la principessa Peach e il funghetto Toad. L’obiettivo è salvare il Regno delle fate dalle grinfie del malvagio Bowser, potendo contare stavolta pure sulle sembianze feline capaci di fornire non solo un simpatico aspetto, ma abilità estremamente utili per riuscire nell’impresa. 

In Bowser’s fury si ha invece a che fare, eventualmente alleandosi con Bowser junior, con una gigantesca incarnazione dell’antagonista per eccellenza, Bowser, contro il quale si può schierare un altrettanto colossale Mario gatto. Per la gioia dei fan è stata anche arricchita la galleria delle statuette amiibo, con l’arrivo di Mario gatto e di Peach gatto, ma per gli appassionati di collezionismo le sorprese non finiscono qui: una console Switch in edizione speciale Mario ha i colori rosso e blu della tradizionale divisa dell’intraprendente eroe baffuto, che nei trentacinque anni di storia di Super Mario Bros. (e quaranta del personaggio) ha comunque assunto forme variegate, da Mario fuoco a Mario tanuki, a Mario ape. 

Sfoggiando il costume felino, Mario si conferma così anche un patito del cosplayer, fenomeno tipico del Giappone, prendendo spunto da un’altra predilezione nazionale, quella per i gatti (in giapponese: neko). Nel Paese del Sol Levante sono venerati nei templi, ciascuno legato a evento prodigioso avvolto nella leggenda. Nel Nekonomiya sorto nella prefettura di Yamagata si ricorda il salvataggio del padrone da un serpente gigante, mentre il gatto dell’Omatsu Daigongen della città di Anan nella prefettura di Tokushima avrebbe vendicato l’uccisione di chi lo accudiva perseguendo i suoi assassini. 

A Tokyo due templi - Gotokuji nel quartiere di Setagaya e Imadojinja a Taito - si contendono l’origine del maneki neko, il gatto portafortuna posto all’ingresso di negozi e ristoranti, espressione di quel concetto di kawaii, ossia carino, che ha la sua quintessenza pop nella figura di Hello Kitty, guarda caso personificazione al femminile del Bobtail giapponese, razza felina autoctona del Paese orientale. Ma l’elenco delle celebrità dalle sensibilissime vibrisse disegnate in anime e manga vanta anche un robot gatto come Doraemon e il sagace aiutante Jiji del film Kiki - Consegne a domicilio diretto da Hayao Miyazaki, tratto dal premiato romanzo per ragazzi della scrittrice Eiko Kadono. Ed è un gatto a dominare, con la sua intelligenza curiosa, lo sguardo sornione, l’umorismo sottile, le pagine di uno dei capolavori della letteratura nipponica del Novecento, Io sono un gatto di Natsume Soseki, narrato dall’eccezionale punto di vista del colto e filosofo felino di casa.

In Giappone ci sono persino isole dove la popolazione felina supera numericamente quella umana. Al di là dei tanti racconti tramandati dal ricchissimo folclore giapponese, di sicuro ad alimentare un’amicizia rimasta salda nei secoli ha contribuito l’alleanza stretta contro il comune nemico rappresentato dai topi, micidiali nel danneggiare il ciclo di produzione della seta, sulla quale si fondava l’economia di città come Nagaoka e Kyoto, capitali rispettivamente dal 784 al 794 e dal 794 al 1868.