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INDIE PLANET. L'inarrestabile marcia dei vichinghi e altri revival

di Riccardo Anselmi -

08 marzo 2021, 13:55

INDIE PLANET. L'inarrestabile marcia dei vichinghi e altri revival

VALHEIM (Coffee stain, per Pc e Linux) 

La mitologia nordica e le scorrerie dei Vichinghi stanno alimentando un filone vivacissimo di videogame, al quale appartiene anche il mondo fantasy dell’originale survival Valheim modellato dagli svedesi Iron gate sulle strutture sociali delle antiche popolazioni del Nord, le loro attività economiche, la sete di esplorare per terra e per mare. Lo sfondo è una sorta di misterioso purgatorio dove si trova relegato il protagonista, un guerriero morto in battaglia al quale è stato precluso il Valhalla riservato agli eroi. Nel regno di Valheim ha comunque una missione da compiere: sopravvivere. Per riuscirci, bisogna combattere schiere di nemici del dio Odino, conquistare territori, far crescere il villaggio fino a erigere dalle fondamenta un ben protetto castello, forgiare armi, costruire navi come gli knarr, per trasportare le merci, o le iconiche longship dal tipico scafo allungato, con le quali lanciarsi alla ricerca delle indispensabili risorse. La versatilità è tale da rendere Valheim un fenomeno alla stregua di un nuovo Minecraft, in cui perdersi per un’infinità di ore. Ancora in accesso anticipato, il gioco è balzato subito in vetta alla classifica dei titoli più scaricati su Steam, dove il piccolo team di Iron gate, composto da appena due persone, sta stracciando record su record a suon di milioni di copie vendute. Ci si può alleare in co-op con gli amici oppure procedere da soli, in un susseguirsi di emozionanti scenari, tra il verde delle foreste, le distese di ghiaccio e le insidie delle paludi, sfondi per avventure sempre diverse. 


YAGA (Versus Evil, per Pc, Ps4, Xbox one e Switch) 

Si ritrovano le figure e le leggende del folclore slavo, dal Cavallino gobbo di Ersov a Maria Morevna, nella storia del fabbro Ivan, il protagonista di Yaga, eroe sfortunato privo di una mano, ma che deve non di meno dar fondo a tutte le sue risorse per portare a termine gli incarichi a lui assegnati da uno zar capace ogni volta di escogitare per il servitore un nuovo difficile compito. Il quadro è un tipico villaggio medievale dell’Europa dell’Est, nel quale si riconoscono anche aspetti caratteristici della tradizione artigianale romena (lo studio di sviluppo, Breadcrumbs, ha sede a Cluj-Napoca, nel cuore dell’antica regione della Transilvania), ma soprattutto si respira un’atmosfera intrisa di magia, dove gli uomini convivono con creature misteriose, spesso temibili, come la vendicativa Baba Yaga o il perfido Likho. Il personaggio principale evolve la sua personalità man mano che procede il racconto, affrontando insidie e nemici che ne scandiscono il cammino di crescita, mentre a immergere in questo incanto fuori dal tempo contribuisce la spiccata visione artistica, dai dialoghi scritti in rima alla grafica, ispirata alle celebri fiabe russe illustrate da Ivan Bilibin, fino alla musica folk, nella peculiare rielaborazione della band hip-hop Subcarpati. 


LOOP HERO (Devolver digital, per Pc) 

Come in un Giorno della marmotta dove tutto sembra inesorabilmente ricominciare: la chiave è però ben più fosca, in un mondo fantasy dominato dal Caos nel quale il nostro eroe si trova non solo a dover dar prova del suo valore, ma impegnato a recuperare la memoria perduta e a ricostruire dalle fondamenta ciò che permetteva la serena convivenza con gli altri in un lontano passato dimenticato. Perseguitato da un Lich, creatura non morta che ha cancellato per lui ogni certezza, il protagonista di Loop hero combatte e progredisce nella sua ricerca di sé, grazie all’originale applicazione di una serie di dinamiche, derivate dai giochi sia di carte sia di ruolo sia gestionali. Ogni volta il personaggio riparte più agguerrito e preparato, con l’obiettivo di cercare di rompere l’incantesimo dell’anello temporale in cui è prigioniero. La grafica in pixel art del videogame sviluppato da Four quarters rivela nel gusto rétro la passione per le avventure classiche, traslata in un’ambientazione potenzialmente infinita, per le combinazioni possibili tra le scelte strategiche del giocatore e la generazione casuale delle mappe. 

 

HERO-U: ROAD TO REDEMPTION (Transolar games, per computer e Switch) 

Nei giochi di ruolo i personaggi crescono grazie all’esperienza accumulata. Per il ladruncolo protagonista di Hero-U: Road to redemption invece si spalancano le porte di una vera scuola, o meglio dell’Università frequentata da aspiranti eroi, ciascuno deciso a sviluppare al meglio le proprie capacità. Il videogame è firmato dalla coppia di veterani Lori Ann e Corey Cole, con alle spalle tanti titoli tra i quali il cult Quest for glory, che prima di Hero-U, suo erede spirituale, aveva già intrecciato con successo le caratteristiche di un gdr con quelle di un’avventura grafica punta e clicca nello stile brillante della commedia. Come ogni bravo studente, il giovane apprendista Shawn O’Conner ha giornate da pianificare con cura, perché piene di impegni e non prive di imprevisti, secondo un percorso non lineare inedito per il genere. Dentro si riflette un po’ anche il mondo di rivalità e di amicizie che caratterizza le case di Hogwarts nella saga del maghetto Harry Potter. La notte poi lo strano castello dove ha sede la speciale accademia di Hero-u svela più a fondo i suoi segreti, che si annidano tra le sfide dei labirinti sotterranei: qui è come se l’allievo sperimentasse un altro sé stesso e un altro gioco, ancora più dinamico e spericolato, aggirandosi furtivamente nei meandri della vasta architettura, in un alternarsi di fasi a enigmi, dialoghi e momenti d’azione che ricorda la duplice ricetta cara anche ai Persona e in cui hanno un peso le varie scelte operate, che aprono diverse diramazioni. 


MUTROPOLIS (Application Systems Heidelberg, per Pc) 

Cosa resterà degli anni Duemila? Quali ipotesi verranno formulate dagli Indiana Jones del futuro di fronte ai reperti della nostra civiltà? Una risposta ironica e divertente arriva dal punta e clicca degli spagnoli Pirita, studio fondato a Madrid dagli artisti Beatriz Gascón e Juan Pablo González, che per il loro titolo di esordio hanno proiettato avanti le lancette di qualche millennio, offrendo una prospettiva alternativa da cui partire per un’originale riflessione sul mondo in cui viviamo. Mutropolis racconta la storia di una strampalata spedizione di archeologi dell’anno 5000 diretta tra le rovine di una Terra in stato di totale abbandono. La squadra di ricercatori proviene da Marte, dove l’umanità, fuggita per scampare alla catastrofe, si è ormai insediata definitivamente. Quello che potrebbe sembrare un lavoro di routine comincia presto a colorarsi di mistero, non solo per le curiosità sui manufatti che emergono dal passato, una volta di uso quotidiano ma agli occhi dei visitatori di domani amenità sulle quali imbastire ardite teorie. Un’antica minaccia aleggia sulla missione, in un intreccio di dialoghi brillanti, enigmi strampalati e situazioni bizzarre che riporta alle atmosfere dei classici dell’età dell’oro del genere, all’insegna dell’umorismo dove si inserisce anche il tocco colorato di una grafica da cartoon disegnata a mano. 


DEAD CELLS FATAL FALLS (Motion twin, per computer e console) 

Quello di Dead cells è un successo che insegna anche una certa morale, perché dietro a una delle hit indie più riuscite del panorama si coglie una precisa filosofia di lavoro fatta propria dal team francese Motion twin. Fin dai primi passi del progetto, che ha debuttato in accesso anticipato oltre tre anni fa, lo studio con base a Bordeaux non ha mai smesso di supportare il titolo attraverso aggiornamenti consistenti, in grado di riequilibrarne le dinamiche e introdurre continuamente contenuti, persino molto dopo la data di pubblicazione ufficiale, avvenuta nel 2018. L’ultima aggiunta risale ai giorni scorsi e porta in dote diverse novità, tra cui armi e mutazioni capaci di modificare ulteriormente l’esperienza delle partite, aspetto chiave in un roguelite che gioca parte del suo fascino sull’imprevedibilità di game over in game over. Non è l’unico elemento sul quale si basa la riscrittura del paradigma metroidvania magistralmente operata da Dead cells, per mezzo di una spettacolare pixel art, guardando anche alla lezione dei Dark souls. Fatal falls, l’espansione più recente sotto forma di dlc, cambia ancora registro al videogame, che guadagna specifiche aree da esplorare dove viene sviluppato un discorso maggiormente interessato al tema platform. 


CASTLE KONG (Drowning monkeys, per Pc e Switch) 

Nel 2021 si celebrano i quarant’anni di Donkey Kong, il videogame con il quale il maestro Shigeru Miyamoto portò al debutto quello che, qualche tempo più tardi, grazie ai Super Mario Bros., sarebbe diventato non solo il suo personaggio più famoso, ma la mascotte di Nintendo. Era ancora l’epoca dei coin-op, caratterizzati da un tasso di sfida che, una monetina alla volta, puntava alla conquista del punteggio più alto. Castle Kong è l’omaggio che un gruppetto di appassionatissimi di retrogaming ha voluto tributare in generale al cosiddetto stile arcade e in particolare al grande classico di Miyamoto. Un piccolo manifesto digitale in pixel art che tuffa negli anni ‘80, citati in ogni dettaglio, ma più direttamente attraverso il canone iconico di Donkey Kong, espanso e rielaborato continuamente lungo quattro stage e ventidue livelli che mettono alla prova l’abilità del giocatore, chiamato a superare gli ostacoli e a superarsi, nella scalata alla classifica globale. L’obiettivo è raggiungere la principessa, evitando trappole e nemici che il cattivo barone scatena contro l’eroe. Inizialmente si tratta di salire una torre, ma lo schema viene man mano riproposto in maniera diversa e modalità più complesse. 


FIGHT IN TIGHT SPACES (Mode 7, per Pc) 

Ha un forte carattere il progetto degli inglesi Ground shatter, che hanno lanciato adesso Fight in tight spaces su Steam per mezzo della formula ad accesso anticipato, una modalità di pubblicazione che permette di saggiare da subito il titolo in versione work in progress, supportandone e influenzandone lo sviluppo, che lo studio di Bristol prevede di ultimare nel giro di un anno. L’idea di massima è che i prossimi mesi possano servire a calibrare meglio certe dinamiche, risistemare alcuni aspetti dell’avanzamento e aggiungere in generale ulteriori contenuti, anche se il videogame si mostra già in una sua veste vicina alla completezza, che consiste in un’esperienza valutata potenzialmente di 40 ore e scandita lungo cinque livelli, dall’inizio alla fine, dove probabilmente si concentreranno maggiormente gli sforzi del team, che può contare su un nucleo di gioco piuttosto elaborato ed accattivante. Fight in tight spaces presenta una grafica in 3D estremamente stilizzata che in questo caso trasmette anche la sostanza, essendo il titolo di Ground shatter una sorta di simulatore di combattimenti ravvicinati nel quale mettere in scena coreografie alla John Wick seguendo le regole di un tattico-strategico a turni, in cui le varie mosse si pescano da un mazzo di carte personalizzabile che offre un ricco ventaglio di opzioni per ogni occasione. 


DOORS OF INSANITY (Another indie, per Pc) 

Il cammino di redenzione dell’eroe, stavolta impegnato a percorre il suo personale purgatorio pieno di insidie, con l’obiettivo di raggiungere finalmente il paradiso, che spalanca però le porte di un mondo in preda alla follia, nello spumeggiante titolo sviluppato da OneShark, tra le più succose anteprime proposte su Steam con la formula dell’accesso anticipato. Al lavoro un piccolo team internazionale, dagli Stati Uniti alla Lituania, che ha adottato quel mix di gioco di carte e rpg già alla base del successo di videogame come Slay of spire. I personaggi sopra le righe, coloratissimi e bizzarri, e le ambientazioni rielaborano in chiave umoristica la passione degli autori per gli anime, come Berserk, adattamento dell’omonimo manga di Kentaro Miura, nonché per i vecchi cartoon della Disney, avvicinandosi ai classici con uno spirito dissacrante affine a cult come Cuphead, omaggio all’età dell’oro dell’animazione a stelle e strisce, quando la major di Topolino cominciava a farsi strada conquistando terreno sulle opere degli affermati fratelli Fleischer. Anche Doors of insanity sembra in tutto e per tutto un cartone animato. Nonostante ci scappi facilmente più di un sorriso, c’è comunque ben poco di rassicurante e idilliaco nel viaggio del protagonista del videogame, costretto a confrontarsi all’ultimo sangue con reinterpretazioni sgargianti di creature mostruose, tra magie da ridere e altri colpi sui generis spettacolari. 


SWORD OF THE NECROMANCER (Jandusoft, per Pc e console) 

Il nome scelgo dalla software house di Barcellona, Grimorio of games, è già un programma. Il grimorio è infatti un libro degli incantesimi. Quello che gli sviluppatori catalani vogliono comporre gioco dopo gioco. Dopo l’esordio avvenuto nel 2018 con Super hyperactive ninja, adesso con il loro secondo titolo, Sword of the necromancer, mettono al centro le arti oscure della negromanzia, che la protagonista Tama è disposta a praticare nel tentativo di sconfiggere la morte di una persona a lei molto cara. Ex ladra in cerca di redenzione, Tama era stata infatti incaricata di scortare la sacerdotessa Koko in pellegrinaggio nel continente. Il decesso di Koko spinge Tama nei labirinti dove si racconta sia nascosto il potere di infondere di nuovo la vita, ma sarà una discesa nell’abisso, sostenuta dal desiderio per un ritorno al passato che le leggi della natura non consentirebbero. Intanto la magia comincia a funzionare: i mostri uccisi possono essere resuscitati per trasformarli in alleati in battaglia. La nostalgia è anche da cogliersi su un piano metareferenziale e più allegorico, nei confronti degli action-adventure degli anni Novanta, come The leggend of Zelda: A Link to the past, tra gli inevitabili riferimenti di Sword of the necromancer, insieme ai ritmi adrenalinici del dungeon crawler moderni sostenuti da titoli più recenti come Enter the gungeon. 


THE PROTAGONIST: EX-1 (3DMind, per Pc) 

Il primo videogame canadese risale agli inizi degli anni ’80. È però nell’ultimo paio di decenni che l’industria del digital entertainment ha sperimentato lì quella che è forse la maggiore crescita registrata in qualsiasi altra nazione. Oggi il Canada rappresenta la terza potenza mondiale nel settore in termini di occupati (dopo Stati Uniti e Giappone), con centinaia di compagnie e decine di migliaia di dipendenti che contribuiscono per diversi miliardi di dollari al Pil del Paese. Molti grandi studi hanno sede in Quebec, ma parallelamente si sta affermando anche una delle più vivaci scene indipendenti, che prova a portare l’esperienza delle major all’interno del panorama indie. Spesso dietro ai nuovi team di piccole e medie dimensioni ci sono ex che vantano nel curriculum grossi progetti tripla A, come nel caso della 3DMind di Montreal, i cui fondatori hanno alle spalle una carriera da veterani in Ubisoft. La software house è al lavoro su The protagonist: Ex-1, pubblicato con la formula dell’accesso anticipato su Steam. Si tratta di un gioco tattico a turni dagli elementi rpg che, oltre al peculiare sistema di lotta ravvicinata basato sulle arti marziali, punta a porre particolare enfasi sulla trama, attraverso filmati e dialoghi a scelta multipla per mezzo dei quali immergere maggiormente nel suo racconto sci-fi, dove l’umanità deve confrontarsi con la minaccia di un’ipertecnologici invasione aliena. 


KINETIC EDGE (Seacorp tech, per Pc) 

Sembra quasi la proiezione dei sogni ipertecnologici vissuti una generazione fa, nei favolosi anni ’80 di Marble madness, cult dei videogame, e di Tron, film che ha segnato l’immaginario di un’epoca, quella che vedeva nella realtà virtuale del nascente mondo dei computer la nuova frontiera, intesa in modo molto americano, nel solco lasciato dalle carovane lungo la rotta del Far west. Dietro l’estetica elettronica di Kinetic edge c’è però una fisica moderna, che governa i movimenti delle sfere e di altre figure geometriche attraverso arditi percorsi vettoriali ritagliati col neon dove si svolgono equilibristiche gare testa a testa, ma non solo. Anche se alcune sfide si possono affrontare da soli, il progetto di Richard Seabrook, fondatore dello studio inglese Seacorp tech, si rivolge con particolare enfasi alla platea multiplayer per mezzo di diverse modalità, dalle classiche corse alle arene in cui bisogna buttare fuori gli avversari, da una curiosa reinterpretazione del golf a quella che rappresenta la proposta più originale: il labirinto generato in maniera procedurale affinché cambi continuamente planimetria da una partita all’altra e dove lo scopo è trovare rapidamente una via d’uscita.