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Indie planet. Un pianeta piccolo piccolo tra tastiere e autostoppisti

22 aprile 2021, 16:28

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di Riccardo Anselmi 
DEILAND: POCKET PLANET EDITION (Chibig, per Switch) 

L’importanza del prendersi cura, fosse anche dei semplici prodotti della terra di un pianeta piccolo piccolo, il minuscolo microcosmo dove un bambino di dieci anni si confronta ogni giorno con le sfide di aiutare la natura a rendersi generosa alleata in un rapporto di vantaggio, e di rispetto, reciproco. L’avventura sviluppata da Chibig, studio indipendente di Valencia in Spagna, irradia un senso di calma e tranquillità, non perché non ci siano pericoli nell’esistenza del giovanissimo Arco, che all’occorrenza intraprenderà viaggi lontani, nell’universo di Deiland dove erano ambientate anche le vicende estive dello zeldiano Summer in Mara. Quell’atmosfera placida è lo specchio della capacità di Arco di mettersi in sintonia con i ritmi delle altre forme di vita, vegetale e animale, che lo circondano. Come il Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry anche Arco rivela una totale dedizione verso il pianetino che gli è stato affidato, trasformando le dinamiche di una simulazione agricola nell’incanto di una fiaba, dove si coltivano mini appezzamenti per coltivare le migliori qualità di sé stessi, imparando a stare bene da soli per aprirsi all’amicizia con gli altri. 


HITCHHIKER - A MISTERY GAME (Versus evil, per computer, console e mobile) 

Il viaggio come metafora della ricerca di sé attraverso l’incontro con gli altri e con i nuovi orizzonti che si stagliano allo sguardo, ma quello che si compie in Hitchhiker è anche l’itinerario reale di un autostoppista, girovago senza una meta precisa e privo di memoria. La sua speranza è riuscire a completare il puzzle degli indecifrabili scampoli del suo passato, che man mano affiora. Tra Seattle e il parco nazionale delle Badlands nel South Dakota, in un titolo dallo stile artistico evocativo, sfilano scenari che rendono omaggio alla pittura surrealista di Magritte, ai paesaggi western dipinti da Maynard Dixon ed Ed Mell, alle illustrazioni a penna e inchiostro di ambientazione vittoriana ed edoardiana di Edward Gorey. L’avventura dello studio berlinese Mad about pandas è costruita anche attraverso suggestioni cinematografiche e letterarie, con i versi di una poesia ricorrente, Meditation at Lagunitas del poeta laureato americano Robert Hass a fornire una possibile chiave per aprire lo scrigno dei ricordi, in un susseguirsi di atmosfere sospese, debitrici dell’universo dell’assurdo immaginato da Franz Kafka, mentre la tavolozza di emozioni vira verso un crescendo di tensione alla Alfred Hitchcock e, al contempo, si colora di romanticismo come nella trilogia di film di Richard Linklater, in una provincia americana colta tramite la lente di visioni allucinate e inquietanti, come Twin peaks. 


BEFORE YOUR EYES (Skybound, per Pc) 

Il battito di ciglia, metafora di un tempo che scorre talmente veloce da far sì che quasi non ce ne accorgiamo: è lo strumento con il quale recuperare le memorie del passato e riuscire così a consegnare il proprio ritratto, ormai concluso in ogni sua parte, allo strano traghettatore incaricato di trasportare le anime nell’aldilà. Before your eyes di Goodbyeworld games esplora le frontiere della narrazione interattiva inserendo l’utilizzo prioritario della webcam a guidare nelle azioni, poiché è sbattendo le palpebre che si procede, illuminando uno a uno i frammenti della storia del protagonista, un defunto che al novello Caronte deve riuscire a spiegare chi fosse e cosa abbia realizzato nella vita. Scampoli del passato che riemergono carichi di nostalgia e di suggestioni, in uno scenario liberamente ispirato alla California meridionale, quella dell’infanzia degli stessi sviluppatori, che si sono affidati anche alla musica e all’arte figurativa per immergere nelle vicende del ragazzo. Lo incontriamo bambino, lo seguiamo nella crescita, coltivando passioni e interessi, pur se qualcosa del suo destino continua a sfuggire. Qual è il senso di quella sorta di bilancio esistenziale richiesto dal traghettatore? Gli occhi, che magari si chiudono impercettibilmente provocando la dissolvenza quando invece vorremmo continuare a contemplare un piacevole ricordo, sono lì a ribadire l’importanza dell’attimo presente, l’unica dimensione in cui si può pienamente vivere. 


NANOTALE - TYPING CHRONICLE (Fishing cactus, per computer) 

Si chiamano typing games e, come indica il nome, richiedono innanzitutto di saper scrivere velocemente e senza errori di battitura con la tastiera, tanto da essere nati inizialmente proprio con il compito di insegnare la corretta diteggiatura che permette alle dattilografe, usando le dieci dita delle mani, di abbinare sveltezza e precisione. Nanotale appartiene al genere, ma è anche un’avventura di azione in un misterioso mondo fantasy, con la quale lo studio belga Fishing cactus prosegue la serie Typing chronicle inaugurata dall’acclamato Epistory. Non esattamente un sequel, Nanotale è comunque infarcito di rimandi a quel titolo, pur svolgendosi con una storia autonoma, nella quale si impersona Rosalinda, novella archivista che, come vogliono le regole del suo ordine, ha la missione di accrescere e conservare la conoscenza. Il suo incarico specifico è raccogliere campioni delle bellezze naturali che la circondano, espediente con il quale si è spinti a esplorare il più possibile gli affascinanti scenari, disegnati in modo artistico. Dialoghi, enigmi e combattimenti si giocano tutti creativamente a colpi di parole, con l’opportunità di scegliere tra undici idiomi diversi (italiano compreso) in quello che può rivelarsi uno strumento anche per la pratica e l’apprendimento linguistico. 


DANDY ACE (Neowiz, per Pc) 

Un gioco di carte che punta molto più sull’azione che non sulla strategia, quasi annullando dunque i momenti di riflessione normalmente necessari tra una mossa e l’altra per pianificare i movimenti successivi. Quella di Dandy Ace, che è anche il nome del protagonista, diventa infatti subito una corsa vorticosa tra le coloratissime mappe disegnate a mano del labirinto in cui è finito prigioniero l’illusionista, vittima delle arti magiche di un collega geloso dei suoi successi. A Lele, il perfido antagonista, gli sviluppatori dello studio brasiliano Mad Mimic hanno riservato altrettanta attenzione che al personaggio principale, aiutato da due volonterose assistenti, per allestire una spiritosa versione dei giochi di ruolo di stampo roguelike. Quando il nemico ha la meglio, si può ripartire facendo tesoro dell’esperienza accumulata, costruendo e potenziando il mazzo di carte associate a diverse abilità, provando e riprovando a sperimentare una gamma amplissima di combinazioni in uno spumeggiante tour de force che procede con ritmo incalzante e ha un’estetica ricercata come asso nella manica. 


SIEGE OF AVALON: ANTHOLOGY (Sneg, per Pc) 

La conservazione del software è un problema non di poco conto, non solo in relazione agli ambienti chiusi delle console, ma anche a quelli relativamente aperti, come i computer, dove l’evoluzione sia a livello hardware che di sistemi operativi corre il rischio di lasciarsi alle spalle pagine importanti della storia digitale. Molti vecchi titoli non funzionano più sui moderni Pc. Appare quindi estremamente lodevole l’iniziativa di Sneg di ripubblicare un grande classico dei giochi di ruolo insieme alla versione aggiornata del codice sorgente che in questi vent’anni, con il supporto della community di fan, ha aiutato a tenere in vita un assoluto cult del fantasy firmato dalla defunta Digital Tome. Il videogame viene riproposto adesso su Steam e Gog, in ottica Windows 10 (ma con piena compatibiliità da Windows 7 in su), con il titolo Siege of Avalon: Anthology, riferimento alla natura del progetto originale, tra i primi esempi agli albori degli anni Duemila di produzione seriale a episodi, ora raccolti in un’unica uscita rimasterizzata, che copre l’intera avventura, dall’inizio alla fine. Il modello è quello dei romanzi a puntate che influenzano più profondamente in toto lo spirito dell’opera, definito all’epoca come un libro da giocare, in cui attraverso scelte e dialoghi gli elementi rpg si intrecciano a una trama ricca, tra gli intrighi di potere di un mondo medievaleggiante incredibilmente dettagliato, carico di magia e folklore. Al centro si staglia la resistenza disperata della città di Avalon, ultimo baluardo dei sette regni da difendere a tutti i costi da un assedio che scandisce il ritmo incalzante della narrazione. 


PILE UP! BOX BY BOX (Handygames, per computer) 

Un gioco all’insegna della collaborazione più che della competizione, pensato per tutta la famiglia, convinti che ci si possa divertire anche senza bisogno di corse adrenaliniche o di combattimenti spietati dove mettere a tappeto l’avversario. Lo studio francese Seed by seed non a caso punta soprattutto sulla modalità co-op, pur essendo possibile anche il single-player: in compagnia (nel multiplayer locale fino a quattro persone) si realizza al meglio quella forma di aiuto reciproco che i protagonisti - buffe scatole variopinte - adottano per cercare di superare i problemi degli abitanti di stravaganti comunità. I rompicapo di questo platformer, ambientato in un mondo interamente costruito con il cartone, richiedono doti di creatività, più che i riflessi o l’abilità manuale, per giungere a diverse soluzioni, con al centro la strategia sempre particolarmente efficace di accatastare le scatole una sull’altra dandosi sostendosi a vicenda. 


MOVING OUT - MOVERS IN PARADISE (Team17, per computer e console) 

È oggettivamente tra le situazioni che provocano più stress, ma gli australiani di Smg studio sono riusciti a ribaltare la situazione, trasformando i traslochi in un’impresa esilarante, se affidati alla strampalata squadra della Furniture arrangement relocation technicians (in acronimo Fart, che in inglese suona come un gioco di parole), protagonista di Moving out. Con il dlc Movers in Paradise l’azione si sposta ai Tropici, dove all’effetto comico contribuisce il contrasto tra scenari da sogno e i quattro nuovi stravaganti personaggi ispirati all’ambientazione. In ogni caso sempre vivacissimi e impegnati nel loro compito: sbaraccare nel minor tempo possibile, con metodi non necessariamente ortodossi, gli spazi da liberare. Per quanto all’insegna dell’ironia, la simulazione si basa comunque su un certo rispetto delle leggi della fisica, riprodotta in maniera caricaturale, in un continuo adattamento delle proprie frenetiche azioni a quelle altrui, in una sfida di coordinazione provando a gestire insieme agli altri giocatori i movimenti per non ostacolarsi reciprocamente in un titolo che ha proprio nel co-op da divano – tra l’altro uno degli oggetti più simpatici da trasportare - la modalità capace di offrire il meglio di sé. 


WAR THEATRE: BLOOD OF WINTER (Arcade distillery, per Ps5) 

Acclamato in questi anni da una piccola ma fedele platea di fan, che ne ha sostenuto i lavori anche su piattaforme di crowdfunding come Kickstarter e Indiegogo, Luc Bernard è tra le figure in ascesa della scena alternativa dei videogame, con una produzione originale dall’impronta artistica molto ben riconoscibile. Ora il giovane autore sta sviluppando un videogame sull’Olocausto, un progetto elaborato a lungo che solo di recente ha iniziato a concretizzarsi col titolo The light in the darkness, grazie al contributo diretto di Joan Salter, sopravvissuta allo sterminio nazista. Bernard da sempre unisce la passione per i temi forti con una personale ricerca sul piano visivo che hanno dato vita alla sua opera omnia, portata avanti tramite lo studio Arcade distillery come una complessa e piuttosto cupa tela di titoli, di generi differenti, ma tutti accomunati dal particolare stile grafico e in qualche modo collegati: da Death tales a Plague road, da Skullpirates a Manufactured beauty, a War theatre. Quest’ultimo è un rpg tattico a turni ripubblicato adesso per Ps5 in una riedizione speciale di War theatre: Blood of winter che comprende il primo War theatre, il sequel Blood of winter e tutti i dlc in versione rimasterizzata. Si tratta della rilettura di Arcade distillery, in un greve universo lacerato da una guerra senza fine, di classici della scuola Nintendo, come Fire emblem e soprattutto Advance wars. 

WHAT THE DUB?! (Wide right interactive, per computer e console) 

Quella di Wire right interactive è una piccola produzione sui generis da dissacrante fucina artistica. Si è aperta in tempi recenti con Freedom finger, dove si narrano quadro dopo quadro, strizzando l’occhio ai classici shoot’em up, le rocambolesche avventure di un’astronave a forma di dito medio che sembra una scultura di Cattelan che ha preso il volo tra i fumetti. In What the dub si approcciano con uno spirito simile i party game. La tecnica ricorda il filone dei Jackbox. Anche nel caso di What the dub il gioco si acquista per un sistema che offre essenzialmente lo schermo per lo show, a cui i partecipanti (e l’eventuale pubblico), senza bisogno di possedere altre copie, si collegano ciascuno puntando il browser del proprio dispositivo sull’indirizzo internet della partita. Servono almeno tre contendenti per ogni sessione, dove si è chiamati a inventare i dialoghi eliminati dal doppiaggio dentro un brodo di clip pescate nel mare magnum dei filmati di pubblico dominio, in particolare b-movie in bianco e nero, in una celebrazione del trash trasformata in una performance interattiva che ribalta e confonde i ruoli. Al momento ci sono circa 300 spezzoni, ma gli sviluppatori mirano ad aggiungerne altri tramite aggiornamenti. Le parti mancanti vengono digitate velocemente tramite tastiera e montate in automatico nella clip con una voce sintetica; di manche in manche il gruppo vota e alla fine si elegge il vincitore, di solito il più ironico. D’altronde l’ispirazione nasce dalla comicità involontaria cui guardava anche una serie tv cult come Mystery science theater 3000.