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Made in Japan. Switch, la casa accogliente di Nintendo

di Riccardo Anselmi  -

30 giugno 2021, 14:25

Made in Japan. Switch, la casa accogliente di Nintendo

Il 2020 è stato per Nintendo un anno da record, sostenuto dalle vendite straordinarie della console Switch, che con la sua versatilità e fantasia ha tenuto compagnia a tanti in un periodo così difficile. La pandemia ha tuttavia rallentato diversi progetti, tra cui l’avvio del parco tematico Super Nintendo World, inaugurato a Osaka, in collaborazione con Universal Studios, e subito chiuso, per riaprire solo da pochi giorni, mentre si parla ormai del 2023 per il taglio del nastro del Museo Nintendo a Uji, nella prefettura di Kyoto, allestito proprio negli ex stabilimenti dove dal 1969 al 2016 sono venute alle luce molte iconiche macchine per i videogame, a cominciare dal Famicom (Nes) e dal Super Famicom (Snes), accanto ai tradizionali mazzi di carte hanafuda, simbolo degli esordi dell’azienda, fondata nel 1889 dall’artigiano Fusajiro Yamauchi, un unicum tra i colossi odierni della tecnologia. 

La vitalità di Switch è confermata, oltreché da un numero sempre maggiore di produzioni ad hoc, come il prossimo capitolo di Metroid anticipato all’E3, dal ritorno di vecchie hit, ansiose di farsi conoscere da una platea sconfinata che corre verso i cento milioni di utenti e che non risulta facilmente inquadrabile secondo gli schemi del giocatore tipo, come era già capitato con fenomeni precedenti, ancora di Nintendo, dal Ds al Wii. 
Quest’estate, in attesa della riedizione del mitico The Legend of Zelda: Skyward Sword, è la volta di Miitopia, titolo per tutta la famiglia uscito originariamente nel 2017 su 3Ds e ora rimasterizzato per Switch, pronto a conquistare i favori dei fan dei Mii, gli avatar personalizzabili saliti alla ribalta ai tempi del Wii come una sorta di graziose caricature alla giapponese che ciascuno può modellare a propria immagine e somiglianza o inventare sulla falsariga di celebrità, rendendosi riconoscibile con un alter ego digitale all’interno delle comunità dei videogame. In Miitopia è possibile anche prendere in prestito i personaggini creati dagli amici, per riunire un’allegra combriccola di eroi chiamati a raccolta per salvare il mondo. La minaccia è costituita dagli infidi piani di una malvagia entità, capace di cambiare volto ai Mii per nascondere sotto mentite spoglie le sue armate caotiche. 

La formula rielabora quella tradizionalmente made in Japan di un epico gioco di ruolo con combattimenti a turni, con al centro il protagonista controllato dal giocatore affiancato dai suoi sodali. Sulle reciproche relazioni influiscono le affinità elettive che si scoprono cammin facendo, anche durante le tavolate organizzate nelle locande tra una sosta e l’altra del viaggio del drappello. Come in Tomodachi life, con il quale nel 2013 i Mii si erano trovati immersi in una curiosa simulazione per parecchi aspetti specchio dell’esistenza reale, così in Miitopia la variegata squadra riproduce un po’ le sfumature di rapporti, dal senso di lealtà allo spirito di fratellanza, dalla diffidenza all’ostilità, che si possono instaurare in un gruppo improvvisato al quale viene richiesto di perseguire un obiettivo comune. Rispetto al passato, è ulteriormente aumentato il grado di caratterizzazione degli aspiranti eroi, che hanno imparato a truccarsi con il make-up e a sfoggiare bizzarre parrucche. All’insegna dell’ironia, che è un elemento distintivo dell’intero universo di Miitopia, spassoso e dissacrante nella sua rilettura degli stilemi del fantasy, anche le classi tra le quali selezionare la squadra di paladini del bene, con specializzazioni come cuochi, fiori, panzer, cantanti, gatti, scienziati, principesse che si alternano ai più canonici guerrieri, maghi, sacerdoti, ladri, ciascuno con le proprie arti a disposizione. 

Se Miitopia rappresenta una delle tante frecce dell’immenso catalogo che fa capo direttamente a Nintendo, la particolarità di Switch è che la console e il suo enorme pubblico hanno fatto breccia come non mai persino tra gli sviluppatori indipendenti, che hanno iniziato a concentrare proprio qui e su Pc i loro sforzi. Non è un caso che siano oggi le piattaforme scelte per molte produzioni di Devolver digital, un nome emblematico in questo senso, ma non solo. Switch è diventato terreno fertile di visual novel, uno dei generi maggiormente frequentati dai piccoli studi giapponesi, alle prese con un tipo di narrazione multimediale che trova sempre più spesso anche la via dell’occidente, grazie all’interesse di editori specializzati come Pqube, instancabile nello scandagliare il panorama alla ricerca di chicche. L’ultimo è il cult 7 Years from now, che approda adesso proprio su Switch e Pc sull’onda dell’incredibile successo riscontrato su mobile, con milioni di download registrati dalla versione originale per iOs e Android, realizzata pressoché in solitario dal programmatore Mafumi Yoshida, alias hiraya-space. 

Il videogame è stato riadattato per i nuovi sistemi con la collaborazione di Room 6 raccogliendo in un’edizione completa alcuni contenuti extra, con i quali approfondire le vicende del giovane protagonista Haruto Soraki: un adolescente che, in seguito a un evento traumatico, non ricorda quanto accaduto sette anni prima nella sua città natale, dove torna per recuperare la memoria e capire meglio la sequenza dei fatti. Al cuore di un intrigo di arcani misteri vi è l’ospedale, nelle cui corsie si sperimentavano terapie per un male oscuro. 7 Years from now è un titolo molto personale, profondamente figlio del suo autore e anche in questo spiccatamente espressione dell’identità indie, che anima un’avventura dalla toccante chiave introspettiva da vivere tutta d’un fiato. Tra i colorati cubetti della voxel art, che ridisegna in stile vintage gli ambienti 3D, scorrono soprattutto sentimenti ed emozioni, nel riannodare il corso del tempo a caccia di indizi e rivelazioni.