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Indie planet. Robot, detective, cavernicoli e arti marziali

04 luglio 2021, 20:25

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di Riccardo Anselmi 

ALEX KIDD IN MIRACLE WORLD DX (Merge, per Pc e console) 

C’era una volta in cui i marchi si identificano con le mascotte. Prima dell’avvento del porcospino blu Sonic, negli anni ‘80 fu Alex Kidd a sfidare per Sega la popolarità del rivale Super Mario di Nintendo. Pochi pixel, ma tanta fantasia in grado di fare del personaggio un antesignano delle future star dei videogame. A distanza di anni, il primo Alex Kidd in Miracle World del 1986 rimane un titolo leggendario e molto amato dai fan. Lì il giovane campione di arti marziali Alex Kidd - un po’ Bruce Lee, un po’ Sun Wukong, il Re scimmia del Viaggio in occidente che ha ispirato Goku di Dragon Ball - deve intraprendere il tipico cammino dell’eroe per liberare il regno dal giogo di un tiranno affrontando mostri, pericoli e uno dopo l’altro i suoi scagnozzi, da sconfiggere nientepopodimeno che a morra cinese, una nota curiosa inserita in mezzo a salti e colpi di karate. Tra i grandi appassionati di quell’età dell’oro degli 8-bit, ci sono gli sviluppatori Jankenteam (un nome che cita proprio l’universo di Alex Kidd) che insieme all’editore Merge hanno ricreato il cult affinché chiunque possa rivivere oggi, nel migliore dei modi, l’indimenticabile avventura classica di Sega. Alex Kidd in Miracle World DX è un remake coi fiocchi, nel quale si trova riprodotto perfettamente l’originale, ma dove trovano spazio anche livelli inediti. In ogni momento, si può inoltre passare dalla grafica disegnata ex novo a quella dell’epoca, per un vero tuffo nella nostalgia. 


MONOBOT (Ukuza, per computer) 
Anche i robot hanno un’anima? È un percorso di scoperta quello che si compie insieme al simpatico protagonista di Monobot, unica creatura meccanica che si risveglia, in totale solitudine, decisa a capire meglio il suo destino. Man mano si arriverà a comprendere perché il protagonista del videogame sviluppato dal piccolo team australiano Dreamsmith studio non poteva che essere un robot. A insidiare la ricerca esistenziale di Mono, pieno di stupore verso ciò che lo circonda, sono robot giganteschi simili a enormi ragni, i Mowobot, da combattere e aggirare, in un gioco a piattaforme basato sulle leggi della fisica e dove ovviamente è richiesto di saltare da un piano all’altro, ma l’azione diventa possibile solo se lo consente la forza di gravità in quel determinato punto, per cui occorre ripristinare le giuste condizioni. Anche i rompicapo sono modellati sulla logica razionale, in un titolo ispirato agli emotivamente coinvolgenti Limbo e Inside dei danesi Playdead, produzioni indipendenti di ambientazione distopica, come lo stesso Monobot, le cui soluzioni grafiche, virate su toni cupi e scuri, aiutano a entrare in sintonia con la storia del robottino. Gli scenari attingono spesso alle frontiere della tecnologia, ma c’è anche la natura rigogliosa di un giardino botanico che offre a Mono un’oasi di pace per riposare le forze e riuscire a portare a termine la missione. 


PECAMINOSA (Badland, per Pc e Playstation e Switch) 
Gli sviluppatori portoghesi del team Cereal, con base alle Azzorre, presentano a grandi linee Pecaminosa: A Pixel Noir Game come un cocktail tra l’action rpg The Legend of Zelda e il film L’infernale Quinlan. Il loro è un titolo piuttosto originale costruito sulle contaminazioni in cui si rispecchiano appunto tanto la passione per i videogiochi, quanto per il cinema, attraverso anche tutta una serie di citazioni e riferimenti di cultura pop. L’atmosfera prende ispirazione dai classici noir, ma col proprio stile. Lo stesso protagonista, l’ex detective John Souza, catapultato negli anni ‘40 in mezzo ai vizi della città di Pecaminosa al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, raccoglie l’eredità dei luso-americanos, gli americani di origine portoghese. La sua è un’avventura destinata a incamminarsi su binari ancora più particolari quando riceva la visita di Charlie “Two Angels”, un vecchio boss della malavita morto che gli propone di impegnarsi insieme in una crociata contro il crimine per salvare l’anima. Qui entrano in gioco i vari elementi di Pecaminosa, che mischia una certa attenzione al lato narrativo con dinamiche rpg, fatte di dialoghi e di un sistema di evoluzione del personaggio che ricorda Fallout, pronte a sfociare però spesso in tipo di azione più arcade, con momenti brawler e alternati a fasi da twin-stick shooter. 


FIRE: UNGH’S QUEST (Daedalic entertainment, per Switch e computer) 
Ironico, fin dalla grafica caricaturale da cartone animato, che rende espressiva ogni situazione senza bisogno di ricorrere alle parole, e un protagonista tanto simpatico quanto pasticcione: il viaggio nell’età della pietra in compagnia del neandertaliano Ungh sbarca su Nintendo switch, alla ricerca del fuoco che il giovane, per l’ennesima disattenzione, si è lasciato rubare. Messo al bando dalla comunità, a Ungh non resta altro che provare a recuperare la fiamma perduta, in un’esilarante parodia delle epiche quete medievali, tradotta in un’avventura grafica dal ritmo concentrato, dove tutto, dall’ambientazione - disegnata a mano - agli enigmi, riporta alla semplicità di vita della preistoria. A firmarla i maghi dei punta e clicca dello studio tedesco Daedalic, editori e sviluppatori, che oltre ad aver rivitalizzato il genere con titoli come Deponia, Edna & Harvey, Ken Follett’s The pillars of earth, stanno riproponendo ora proprio su Switch alcuni dei loro cult originariamente apparsi per computer. Per il longevo Fire: Ungh’s quest c’era già stata anche un’edizione per Wii u. Adesso, tocca un’altra console di Nintendo accompagnare puzzle dopo puzzle vecchi e nuovi fan della spassosa impresa di Ungh. 


THE LEGEND OF TIANDING (Neon doctrine, per Pc e Switch) 
È diventato protagonista di film, romanzi, fumetti e, nel 2004, anche di un videogame nato come progetto universitario scritto in Flash per immergere il giocatore nel passato di Taipei e dintorni. Adesso lo stesso autore sta collaborando con lo studio Cgcg per raccontare nel remake prossima uscita (su Steam si può già scaricare gratuitamente il primo capitolo) le imprese di Liao Tianding (1883-1909), tra storia e leggenda. Soprannominato il Robin Hood taiwanese, Tianding è ricordato come un eroe schieratosi a fianco della popolazione più povera e oppressa durante il periodo di dominazione giapponese. Sviluppato come un gioco d’azione a scorrimento laterale, The legend of Tianding si ispira come scenari all’aspetto che la capitale dell’isola di Formosa aveva a inizio Novecento, utilizzando nella narrazione anche tavole disegnate nello stile tipico dei tradizionali fumetti cinesi, ma la cultura del Paese orientale avvolge ogni aspetto di questa ricostruzione, dalle armi utilizzate alle mosse di arti marziali, mentre ci si aggira tra le vie di Dadaocheng, il più antico quartiere di Taipei sopravvissuto fino ai giorni nostri e magari ci si riposa tra un combattimento e l’altro disputando una partita di Si se pai, una specie di ramino con carte di quattro diversi colori in voga in Asia fin dal Settecento.