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Indie planet. I primi 15 anni di 505

di Riccardo Anselmi  -

11 settembre 2021, 18:00

Indie planet. I primi 15 anni di 505

Con una serie di iniziative che fino al 25 settembre abbracciano un po’ tutte le piattaforme, l’etichetta videoludica 505 festeggia i suoi primi 15 anni. Una bella storia anche italiana che affonda le radici però ancora più lontano. Già trent’anni fa, il gruppo Digital Bros dei fratelli Abramo e Raffaele Galante di cui 505 rappresenta oggi la vivacissima branca editoriale aveva cominciato a promuovere un approccio più ampio e culturale alla scena dell’intrattenimento elettronico. Allora, nella veste del distributore Halifax, il grosso delle attività riguardava la capacità di portare fisicamente nei negozi del nostro Paese le produzioni altrui. 

È stato grazie a Digital Bros che il pubblico italiano ha conosciuto non solo pietre miliari dei giochi di ruolo come Baldur’s Gate II e Planescape: Torment, ma soprattutto una stagione indimenticabile del made in Japan, da Resident Evil a Street Fighter, ai grandi successi di Konami. Gli anni migliori di Pes, quando il calcio da console iniziava ad andare a braccetto nei ritiri con quello giocato, e capolavori che hanno ridefinito il medium del peso dei Silent Hill e dei Metal Gear Solid. Relazioni coltivate a lungo e reciproca stima che forse hanno influito nella decisione da parte di una personalità di fama come Hideo Kojima, il celebrato autore di Metal Gear Solid, di pubblicare Death Stranding - il suo primo lavoro dopo l’addio a Konami sviluppato originariamente per Playstation con il sostegno diretto di Sony - anche su Pc nel 2020 proprio insieme a 505. 

Non è l’unico colpo da maestro dell’etichetta del gruppo Digital Bros, che ha accompagnato pure il ritorno alla ribalta di un altro ex, Koji Igarashi, nome storico dei Castlevania rievocati in Bloodstained: Ritual of the Night, tra i titoli simbolo del 2019 che per 505 ha coinciso con una svolta di maggiore richiamo sul piano internazionale. È stato infatti anche l’anno della collaborazione di grido con Remedy per Control, eletto un po’ ovunque game of the year e rinfrescato in ottica next-gen dalla Ultimate Edition, con l’aggiunta del ray-tracing precedentemente esclusiva dei computer di fascia alta. In passato lo studio finlandese, casa dello sceneggiatore Sam Lake, cui si deve un’impronta stilistica che ha fatto scuola con gli appassionanti universi narrativi di Max Payne e di Alan Wake, aveva militato a fianco delle major assolute del settore, da Take-Two a Microsoft. 

Accanto agli Assetto Corsa, considerati il top delle simulazione automobilistiche al punto da essere stati scelti tanto dalla Ferrari quanto dalla Lamborghini e dalla Dallara per correre i rispettivi monomarca virtuali in chiave esports, Control costituisce probabilmente la produzione più rilevante di 505, che sin da subito ha comunque dimostrato un fiuto eccezionale. Nel 2013, aiutandolo a concretizzare i sogni di Brothers: A Tale of Two Sons, ha lanciato la carriera nel digital entertainment di Josef Fares, giovane regista svedese di origine libanese che da quella folgorante opera prima ha poi continuato a dedicarsi ai videogame raccogliendo ottimi riscontri, come con l’ultimo It Takes Two firmato per Ea. Decisamente meno fortunata la parabola dei canadesi Typhoon che però con Journey to the Savage Planet, prima dell’ingresso in Google trasformatosi in una rovinosa caduta quando il colosso del web ha ridimensionato i suoi sforzi nel cloud gaming con Stadia, era partita benissimo, incarnando perfettamente lo spirito revival dei cosiddetti AA, progetti a medio budget ai quali adesso guardano in molti. 

Nonostante 505 non abbia mai nascosto la vocazione globale, puntando specialmente sugli indie di qualità, esperienze sui generis come l’avventura investigativa Virginia o le immersioni oceaniche di Abzu, una gemma come Horace e un fenomeno come Terraria, in grado di tagliare il traguardo di 35 milioni di copie, in questi quindici anni non sono mancate le chicche made in Italy. Il fiore all’occhiello restano ovviamente gli Assetto Corsa di Kunos, team con base a Vallelunga entrato in pianta stabile nella scuderia Digital Bros. Un’altra hit tricolore risale al 2017: si tratta di Last Day of June, onirico viaggio carico di nostalgia sviluppato da Ovosonico. Il titolo è stato realizzato coinvolgendo anche talenti sbocciati alla Dbga (Digital Bros Game Academy), dove online e a Milano vengono formate varie professionalità del mondo dei videogiochi, in una delle tante sfaccettature di un discorso organico sulle sfide dell’odierno panorama del digital entertainment che trova un cardine nell’etichetta 505, ma non si limita a quella. 

Recentemente c’è stata l’acquisizione della proprietà intellettuale relativa a Ghostrunner, elettrizzante rivisitazione cyberpunk dei giochi d’azione molto tecnici di una volta, riletti in un’inebriante soggettiva tra ninja e parkour. Scovato a Est, nella prolifica Polonia, è il papabile primo passo verso la creazione di una propria saga se non di un intero universo multimediale, altro passaggio obbligato per chi pensa in grande. D’altronde, 505 è cresciuta tanto in questi anni, da quando guardava a nicchie comunque ricercate come con l’horror cult Michingan: Report from Hell (di Goichi Suda, una sorta di Takashi Miike del digital entertainment esploso in occidente con la serie No More Heroes), fino a guadagnarsi le luci dei riflettori su palchi importanti come quello allestito da Microsoft per lo scorso E3, dove è stato mostrato in anteprima uno dei prossimi progetti dell’etichetta: l’affascinante jrpg Eiyuden Chronicle di Yoshitaka Murayama, autore dei classici Suikoden I & II.