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L'assemblea del Gia: l'importanza del capitale umano

Tavola rotonda con Stefania Brancaccio: «I lavoratori sono risorse. Non sono beni da sfruttare, ma valore da far crescere»

29 giugno 2018, 20:35

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E’ stato il «patrimonio umano» delle aziende ad essere messo al centro della tavola rotonda organizzata dal Gruppo Imprese Artigiane nella Badia di Torrechiara che ha visto dialogare Giuseppe Iotti, presidente del Gia; Irene Rizzoli, presidente di Cisita; Federico Ghillani, segretario Cisl; Roberto Ghisellini, vicedirettore Crédit Agricole; e Stefania Brancaccio, membro del consiglio generale di Federmeccanica Roma e vice presidente di Coelmo.

«I LAVORATORI? RISORSE»
«I lavoratori sono risorse, intendendo questa parola non come bene da sfruttare ma come valore da far crescere» ha sottolineato la Brancaccio. Una linea condivisa dalla platea che ha però evidenziato anche una crescente difficoltà nel creare un clima «famigliare» con le nuove generazioni. «La responsabilità sociale dev’essere non dell’azienda ma nell’azienda – è stato il monito della Brancaccio -. La mia generazione ha vissuto in una società calda, umana e scambievole, dove era già anticipato quel welfare che oggi viene incentivato, mentre oggi vedo ragazzi molto difficili. Qui devono entrare in campo le scuole: recuperiamo i ragazzi perché li abbiamo lasciati soli».

«SCUOLA, SI SPENDE POCO»
Invito raccolto e rilanciato da Irene Rizzoli: «Siamo il terzultimo Paese in Europa per investimenti nell’istruzione e questo porta a una minor offerta di profili specializzati. La laurea non è più nemmeno un parametro di scelta per l’assunzione e i nostri migliori talenti prendono altre strade: così impoveriamo il Paese e rallentiamo la crescita. L’imprenditore deve essere visionario e credere nelle nuove generazioni e nella formazione».

«TROPPE NORMATIVE»
Maggiori investimenti nella formazione e nel welfare sono la risposta alla sfida di creare un nuovo «umanesimo aziendale» ma non è mancato l’appello ad un alleggerimento delle normative che spesso limitano le piccole imprese: «Ci pesano addosso come un cappotto, ma se non ci uniamo e non facciamo sentire la nostra voce non ci ascolterà nessuno - ha concluso la Brancaccio -. Se ci seguiranno potremo tirare fuori l’Italia dalla crisi».


  Parte privata  

Iotti ottimista sulle prospettive della congiuntura

Ieri pomeriggio la Badia di Torrechiara ha ospitato anche l’assemblea annuale degli associati al Gruppo Imprese Artigiane: un appuntamento durante il quale, oltre alle approvazioni dei bilanci consuntivo e di previsione e alla ratifica del nuovo consiglio, sono stati evidenziati dati che consentono di guardare al futuro con una maggior fiducia rispetto agli anni passati. «Ovviamente ci sono ancora alcuni strascichi della crisi, principalmente nel settore delle costruzioni, ma se parliamo delle imprese agroalimentari e della meccanica sentiamo voci positive e speriamo che il trend si consolidi» ha confermato il presidente Giuseppe Iotti. I dati confermano anche la presenza di ampi margini di miglioramento: «Nell’export facciamo già bene ma possiamo ottenere risultati anche migliori – è stato lo stimolo lanciato agli imprenditori -. Oggi abbiamo ancora un saldo commerciale negativo con alcuni Paesi, ma abbiamo servizi e prodotti che possono essere apprezzati».