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EDITORIALE

Il felpato ultimatum del professor Conte

di Paolo Ferrandi -

04 giugno 2019, 08:41

Il felpato ultimatum del professor Conte

Alla fine l'ultimatum è arrivato.  Un ultimatum felpato e reso meno urticante da un'interminabile premessa  sui pregi pregressi del governo e dallo sfoggio di una pletora di termini tra il professorale e il desueto («logomachia» e «piazza infotelematica» i più gettonati su Twitter). Ma questo è lo stile del premier.
Giuseppe Conte ha detto che è pronto a rimettere il mandato e ha chiesto  a Lega  e M5S di confermare il sostegno leale al governo impegnato nell'attuazione del «programma del cambiamento». Lo ha detto  usando lo strumento anomalo della conferenza stampa e non del discorso al Parlamento, ma almeno ci siamo evitati la consueta diretta Facebook. 
Troppe, secondo il professore premier  che ha rivendicato ancora una volta il suo non essere affiliato ad alcun partito, le dispute verbali - la famosa «logomachia»  - tra i partner  rilanciate attraverso i social. Dispute che indeboliscono l'azione di governo e lo minano dall'interno. Per suprema ironia, però, l'ok di Matteo Salvini a Conte è arrivato  in diretta: via Twitter. E anche il sì di Di Maio è giunto, con più ritardo, da Facebook. Però il problema non sono le rassicurazioni, bensì la paralisi dell'azione di un governo che anche ieri sera non è riuscito a trovare una posizione unitaria sullo «sblocca cantieri». E non basteranno certo le rassicurazioni a fornire il forte mandato che Conte  ha chiesto per trattare con la Ue in modo da evitare la sempre più probabile procedura d'infrazione. È da questo che si potrà valutare lo  stato di salute dell'esecutivo.