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EDITORIALE

Sara, giovane italiana vittima di pregiudizi e ignoranza

di Filiberto Molossi -

12 giugno 2019, 08:38

Sara, giovane italiana vittima  di pregiudizi e ignoranza

Sara Gama è un'italiana: un'italiana vera per dirla alla Toto Cutugno. E' nata a Trieste, si è laureata a Udine e va matta – come tutti gli italiani - per un gioco: il calcio. Di cui, come se non bastasse, è anche una campionessa: nonché il capitano senza paura di quella  nazionale femminile che adesso ci fa sognare. Una maglia, quella azzurra, che Sara, 30 anni, ha indossato più di cento volte. 
E' una donna forte, un leader, una leonessa: bravissima, carismatica, anche (ma questo conta poco) bella. Talmente iconica che la Mattel l'anno scorso le ha dedicato – unica italiana tra  17 personalità femminili internazionali che sono d'ispirazione alle generazioni future – una Barbie con le sue fattezze. Particolari che non hanno frenato un discreto numero di imbecilli dall'insultarla su Internet: colpa del fatto che Sara (madre friulana e padre congolese) non ha la pelle color latte. Apriti cielo: c'è chi si domanda «come fa a essere italiana?», chi, ancora, è certo (evidentemente dopo attenti studi in laboratorio)  che non abbia «i cromosomi italiani». Poi ovviamente, immancabile, arriva il complottista,  quello che la vede al centro della foto con la mano sul cuore e sbiella di brutto: «Solita campagna schifosa pro immigrazione e pro ius soli. Tutte bianche una sola nera e la piazzano al centro. Davanti a tutte!». Genio.
Non siamo qui a difendere Sara, che sa benissimo difendersi da sola: è una vita che lotta contro i pregiudizi e ogni giorno dimostra di avere più neuroni lei di tutto questo esercito di idioti messi insieme. Né vogliamo farle un monumento. Perché come tutti è umana e commette errori: come domenica, quando ha causato un rigore che poteva costare caro alle sue compagne. Inoltre, gioca pure nella Juventus: nessuno è perfetto. Ma metterne in dubbio la nazionalità, quando invece dovrebbe essere un vanto avere persone come lei nel nostro Paese, è un autogol clamoroso. Chi lo fa, nascondendosi ovviamente dietro l'anonimato di un nickname, ricordi che l'Italia è il Paese di Dante e di Leonardo, ma anche, solo per fare qualche nome, di Totò Riina, dei fratelli Savi (le cui rapine sulla Uno bianca portarono alla morte di 24 persone), del serial killer Gianfranco Stevanin. Italiani di cui avremmo fatto volentieri a meno. A differenza di Sara Gama, orgoglio del Belpaese che se non vi dispiace ci teniamo ben stretta.