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EDITORIALE

I minibot: circolo vizioso che fa salire l'inflazione

14 giugno 2019, 09:30

I minibot: circolo vizioso che fa salire l'inflazione

Giuseppe Iotti

Il dibattito sui cosiddetti minibot interessa tutti, specie le imprese, incluse quelle piccole e medie, perché parliamo di pagamenti ai fornitori dello Stato. Il settore pubblico in Italia rappresenta infatti circa il 20% del Pil.
Il tema non è ancora chiaro perché, dopo la votazione unanime del parlamento volta allo lo studio di questo strumento, non ci sono dettagli precisi, ma solo dichiarazioni di esponente politici, tra loro non omogenee.
In linea di massima il minibot viene presentato come un sistema di pagamento di quanto deve lo Stato ai suoi fornitori. La mia impresa, per esempio, realizzato un lavoro per lo Stato poniamo di 10.000 euro, riceverebbe anziché un bonifico in euro, un certo numero di minibot di valore equivalente. 
Che me ne faccio? Una ipotesi è che li tenga fino alla scadenza. Quale non è per ora dato sapere. Non saranno pochi mesi, altrimenti allo Stato tutto ciò servirebbe a poco. Dunque: un anno? Due anni? (sono alcune delle durate ipotizzate). Qualcuno ha dichiarato che i minibot accelererebbero i pagamenti, ma sembra il contrario.
Da uno studio di due anni fa risultava che lo Stato a quel momento dovesse ai suoi fornitori 46 miliardi di euro. Per pagarli avrebbe dovuto fare un’apposita manovra. Con tutta probabilità a rotazione i debiti verso le imprese oggi saranno più o meno quelli, tanto più che l’ultimo governo si è concentrato sul sociale piuttosto che sul ripianamento del debito. 
Quando si parla di denaro stanziato per una certa opera, si sa che, entro un anno, ne viene pagato in media il 67%, il resto va a scadenze ulteriori. Se lo Stato è molto indebitato, fa fatica a fare investimenti. Infatti lo stato delle infrastrutture, o della scuola, è qui da vedere. Non è tutta cattiva volontà, è che anche una famiglia, volendo comprare una casa, o ha i soldi, o deve trovare una banca che le glieli presti. Se non la trova, la casa non la compra. Di solito la banca la casa te la ipoteca fino a che non hai finito di pagarla, e non vorrei che accadesse al sistema paese. E’ vero che il debitore può ribellarsi a dei finanziatori che a torto o ragione ritiene degli usurai, ma in quel caso è probabile che la casa finisca pignorata.
Se le imprese hanno margini e liquidità, loro sì che possono fare investimenti, ed assumere lavoratori, pagandoli in euro. Le imprese, specie quelle esportatrici, tengono in piedi il sistema, perché la quasi metà del Pil che controlla lo Stato è per lo più paralizzato. Oggi lo Stato è essenzialmente un erogatore di stipendi e pensioni, per fornire alla cittadinanza servizi non sempre apprezzati.
Va aggiunto che le imprese forniscono anche Regioni (e conseguente sistema sanitario), province, comuni e quant’altro. Il relativo debito dovuto a ritardi di pagamento è enorme, anche se difficile da quantificare.
Ammettiamo che, in questo quadro di suo già non buono, tra un po’ un’impresa venga pagata dallo Stato in minibond anziché in euro contante. Non può tenerli, li porta in banca: li prenderanno? Le banche italiane, infatti, sono già piene di bond, quelli veri, e non è detto siano disposte ad accettare i minibond, cambiandoli in euro, Casomai, se ne daranno, ne daranno di meno. Infatti, loro, per avere gli equivalenti euro dallo Stato, dovranno aspettare la scadenza. Ecco quindi che mi ritrovo anziché con 10.000 euro, poniamo con 9.800. La prossima volta che farò una fornitura allo Stato, se appena potrò, gli chiederò per gli stessi beni e servizi diciamo 10.250 euro. Ecco una inflazione del 2.5% nell’arco di qualche mese.
Potrei invece provare a rifilare i miei minibond ai fornitori, se ho sufficiente potere contrattuale. Che se ne fanno loro? Siamo daccapo. Potrei anche dire ai miei lavoratori: io sono in difficoltà, perché ho pochi euro in tasca. O mando a casa qualcuno di voi e cerchiamo di arrangiarci, o ritardo il pagamento degli stipendi, oppure vi dò al posto degli euro i minibond. E i lavoratori? Loro, che più che andare in banca devono pagare spese basilari, proveranno a rifilare i minibond ai negozianti. Non so se le compagnie telefoniche, o i fornitori di luce, acqua o gas accetteranno pagamenti in minibond ma certo, dovessero farlo, aumenteranno i prezzi in modo da recuperare il valore perso ad arrivare alla scadenza.
Come dichiara qualche politico, i minibond sarebbero in questo modo un mezzo per passare ad una doppia circolazione, dove gli euro saranno riservati ad alcuni, e i minibond ad altri. Essi farebbero la funzione della vecchia lira, inflazionandosi e svalutandosi. Naturalmente il petrolio continuerebbe ad essere valutato e pagato in dollari, come altri beni necessari al lavoro di trasformazione di tante imprese. Conosco la Romania, dove si usano i leu, però fuori da là non li prende nessuno. Certo che, siccome il leu è debole, la Romania esporta parecchio, anche perché gli stipendi, tradotti in euro, ne valgono circa 500. Può essere quindi che in Italia, con valuta minibond, torniamo a produrre tessile e calzature a poco prezzo. Forse la disoccupazione calerebbe, com’è infatti bassa in Romania,  ma laggiù è sostituita dalla sottoccupazione, e alla fine un terzo della popolazione attiva è emigrata.
Credo invece che il futuro delle nostre imprese, e del nostro paese, sia quello di aumentare la produttività, le tecnologie, la qualità. Per fare questo occorrono investimenti privati, e dunque che la liquidità che occorre alle imprese non sia detenuta dallo Stato, in qualunque forma lo voglia fare.

Presidente del Gruppo imprese artigiane