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EDITORIALE

«Generazione mille euro»: vietato sperare

di Patrizia Ginepri -

15 giugno 2019, 10:42

«Generazione mille euro»: vietato sperare

C'è un campionato di serie B dove gioca  una  generazione non bancabile.  Per loro, nonostante i tassi d’interesse sui mutui siano vantaggiosi, è difficile anche solo avviare la pratica per l'acquisto di una casa. Largo ai   giovani, sempre precari e sottopagati. Lasciamo che l'utopia  di  costruire un futuro in piena autonomia resti tale.  Anche per un contratto d'affitto, viene chiesta la garanzia di un genitore. Gli ultimi dati di Istat e Ires lo confermano: l'occupazione cresce, ma a tempo determinato. «Generazione mille euro», citando il titolo di un film dal retrogusto  amaro. Il problema  è a monte e riguarda il ruolo che il nostro Paese vuole riservare ai giovani. Le nuove generazioni dovrebbero essere considerate  la risorsa principale per realizzare gli  obiettivi  dei prossimi 10 o 20 anni; invece si  naviga a vista, le politiche del lavoro latitano, non si sostengono le imprese e «gli under», obtorto collo, si adeguano. Oltre che economica, la questione ha  una dimensione culturale: bisognerebbe iniziare  a considerare i giovani un soggetto collettivo  su cui investire  per produrre sviluppo e crescita, mettendoli nella condizione di poter costruire un proprio progetto di vita. L’obiettivo di una classe dirigente deve  essere anche quello di  lasciare un mondo migliore.  Oggi i giovani hanno i piedi fuori dalla coperta dello stato sociale, nell'Italia dei proclami che non progetta più e che non ha  capito, proprio in tempo di crisi, l'importanza di responsabilizzare e di gratificare i ragazzi. Con questo andazzo non possono giocare la loro partita e dimostrare quanto valgono.