Sei in Editoriale

Tutti alla ricerca dei moderati perduti

di Vittorio Testa -

16 giugno 2019, 09:40

Tutti alla ricerca dei moderati perduti

Dunque spezzeremo le reni all’Europa? Sarà forse questo slogan a contrassegnare i prossimi giorni, quando Bruxelles  ci chiamerà alla resa dei conti. Muovendo accuse durissime alla Commissione presieduta da Juncker - definita da Salvini una jattura di persone «non normali mentalmente» capeggiate dal politico lussemburghese, irriso dal leader leghista augurante «buon grappino!» - Lega e M5S avevano fatto il pieno di voti nelle elezioni politiche del marzo 2018. Stessi atteggiamenti  aggressivi e accusatori nella campagna per le recenti Europee, stravinte dal Salvini tonitruante contro Europa, immigrazione e clandestini, nonché sostenitore del diritto totale all’autodifesa armata. Il Matteo vicepremier dalla popolarità crescente, dal lessico spiccio, che piace anche quando bacia il rosario e il crocifisso, cava di tasca in favor di telecamera l’immagine della Vergine: e quasi quasi accusa Papa Francesco di favorire l’immigrazione clandestina. L’altro Dioscuro, Di Maio, è in grave difficoltà, dopo il forte calo di  consensi che ha ribaltato i rapporti  di forza. E adesso gioca la carta del moderato che sarà in grado di frenare l’irruenza del gemello. Moderato, moderazione, tentativo di occupare il fatidico centro. E’ questa l’ambascia  anche di Berlusconi: rivendica il suo ruolo «indispensabile perché l’alleanza sia di centro-destra». Proclama essere Forza Italia l’unico vero baluardo dei valori cristiani, della civiltà occidentale.
Ma ormai il Cavaliere già sente uno scalpiccio, è «l’orma dei passi spietati» dei suoi Azzurri che stanno incolonnandosi  in una diaspora, chi saltando direttamente sul Carroccio di Salvini, chi magari creando un partito traghettatore. Ecco perché Berlusconi, in preda alla sindrome di Caronte reincarnatosi nel probabile transfuga Giovanni Toti, sta tentando di ricucire con Salvini. I sondaggi dicono che Forza Italia  varrebbe il 6.5 per cento: tanto quanto il Fratelli d’Italia dell’arrembante Giorgia Meloni. Il  che sommato al  probabile 37 per cento della Lega, in caso di elezioni anticipate, garantirebbe una maggioranza a due: senza Berlusconi. 
Ma il tempo stavolta è tiranno: o Salvini si gioca subito l’attimo fatidico, rompendo l’alleanza e imputandone la responsabilità al M5S, in modo di andare a elezioni anticipate a fine settembre.
 O in autunno dovrà gestire il peso di una Finanzaria  probabilmente «lacrime e sangue», offrendo il destro a Di Maio di sfilarsi. Infatti il vicepremier campano già parla di una «Lega estremista». E soggiunge: «I moderati siamo noi, il centro siamo noi». Una situazione di difficile soluzione, anche perché il premier Conte ormai mal sopporta  il protagonismo salviniano. A sinistra poi manca totalmente un progetto alternativo forte da  parte di un Pd  nuovamente alle soglie  del  «fratelli coltelli»’ e oggetto di una nuova sferzata giudiziaria. 
Avrebbe potuto diventare il centro di gravità politica ai tempi di  Renzi, nella stagione del Nazareno, con un accordo di valenza costituzionale e di non belligeranza con Forza Italia. Ma ormai del senno di poi … Dunque il centro, i centristi, i moderati. Chi li ha visti o sentiti? Forse sono da cercare soprattutto in quei milioni di italiani che hanno deciso per l’astensione? Perché di moderazione in giro non c’è traccia. E’ tutto un gridare e digrignare. Un rumore di parolone che quotidianamente ci sommerge. E infine, a complicare ancor più una situazione già complicata assai, c’è per Salvini lo spauracchio di eventuali accordi di desistenza nei collegi uninominali tra una Forza Italia ostracizzata dal Matteo «lumbard»,  il Pd e persino M5S in chiave anti-Lega. Si tratta di un terzo dei seggi da assegnare con il metodo maggioritario: cioè vince il candidato che abbia anche solo un voto in più. Un’ulteriore complicazione per un quadro politico instabile a causa della  rissosità della maggioranza di governo, non a caso nata su un Contratto tra forze disomogenee e rivali, un patto pseudo mercantile oggetto di diatribe punto su punto. Una fatica immane e i risultati ancora di là da venire. Quanto potrà durare questa stagione di concordia discordante?