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Csm, riforma necessaria Ma attenzione alla fretta

di Domenico Cacopardo -

17 giugno 2019, 10:46

Csm, riforma necessaria Ma attenzione alla fretta

È normale ciò che si coglie nelle intercettazioni di Palamara e degli amici suoi? È normale la dinamica del potere interno alla magistratura che si coglie nelle conversazioni raccolte?
È proprio questa presunta «normalità» a stupire gli italiani. Perché indurrebbe a credere che quanto rivelato in questi giorni appartiene alla fisiologia dei rapporti tra esponenti della corporazione, concernenti gli avanzamenti di carriera, gli incarichi direttivi e la gestione del potere.
E c’è chi pensa che non solo Palamara e soci sarebbero –tutto da dimostrare- «giudici deviati», ma tanti altri avrebbero operato in modo illegittimo o addirittura illecito nel definire accordi tra componenti il Csm e tra magistrati dello stesso distretto per l’esercizio dell’attività d’istituto.
La medesima introduzione nel telefono di Palamara del virus spia «Trojan horse» (cavallo di Troia) – un software che si impadronisce nello smartphone, copiando rubrica e dati, registrando le chiamate, gli sms e le chat, attivando la telecamera e accendendo il microfono- sarebbe connessa a un procedimento, acceso appositamente nei suoi confronti per corruzione. Infatti, nella legge «Spazzacorrotti», introdotta dal governo giallo-verde e a suo tempo proposta dal ministro Bonafede, l’utilizzabilità del devastante strumento, prevista per i reati di mafia, è stata allargata alle ipotesi di corruzione.
«Erigere un muro tra politica e giustizia» è l’irrealistica proposta di Bonafede che non coglie, pur avendola utilizzata, la natura «politica» (non partitica) dell’attività dei magistrati.
«Pubblicare tutto», esortano i webmaster a 5Stelle, fingendo di dimenticare che, in questo caso, si dovrebbero pubblicare le conversazioni degli avversari di Palamara.
E va sottolineato come non sia chiara la ragione della presenza a qualche incontro dell’ex ministro Luca Lotti e dell’ex viceministro Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa per mandato parlamentare): inopportuna certo, non necessariamente illegale ma a quale scopo, oltre quello ventilato di avere alla testa della procura di Roma e di Firenze un «amico». Cosa potevano e possono offrire in cambio a un magistrato due uomini politici?
Da spettatore, da magistrato in pensione, da cittadino, spero solo che il governo (e il Parlamento) non legiferi subito, ma, prima di farlo, inviti i magistrati a esprimere le loro valutazioni e le loro idee su una riforma –necessaria, ma meditata- del Csm. Le correnti (la cui degenerazione si manifestò già negli anni ’80 quando fu sbarrato il passo alla nomina di Giovanni Falcone a giudice istruttore di Palermo) dovrebbero trovare una loro collocazione sistematica evitando una sindacalizzazione che, fatalmente, si riflette sulla distribuzione degli incarichi. E non dovrebbero trovare spazio le cordate, molto più pericolose e opache delle correnti.
La fretta non è mai una consigliera buona e in questo caso sarebbe pessima.