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EDITORIALE

Aggrediti per una maglietta: facciamone una bandiera

di Filiberto Molossi -

19 giugno 2019, 08:33

Aggrediti per una maglietta: facciamone una bandiera

I ragazzi del Cinema America - lo dice la parola stessa - sono dei ragazzi: il più «vecchio»  ha 27 anni. Ma dal nulla e da soli - in un Paese che ai giovani non solo non regala niente ma non dà loro nemmeno quello che gli spetta - hanno cambiato per sempre l'estate di una città complicata e talvolta ingrata: Roma. Costruendo un sogno fatto di tre arene da tremila posti a sedere sempre piene, 100 film da proiettare, ospiti super. E l'ingresso? Gratuito.  In un mondo non dico ideale, ma appena giusto, a gente così gli dai in mano il ministero della Cultura. O almeno li eleggi sindaco: tutti quanti. E invece, come dicono nella capitale, «gli hanno menato». «Hai la maglietta del Cinema America, sei antifascista», hanno urlato a un ventenne: e giù pugni, calci, testate. In due, sono finiti all'ospedale. Complimenti. Non mi sembra un bel segnale se davvero siamo questo Paese: quello dove non si può nemmeno indossare in pace un'innocua t-shirt bordeaux. La cultura spaventa chi non ha altri argomenti che non siano l'odio e la prevaricazione: una volta bruciavano i libri, adesso se la prendono con le magliette.  Tira una brutta aria: la violenza, non solo nelle strade, sembra essere in molti casi superficialmente tollerata. Ma i ragazzi del Cinema America - che hanno incassato la solidarietà anche di Jeremy Irons, ospite della loro arena per ricordare Bernardo Bertolucci - non se la prendano. Quegli idioti squadristi hanno commesso un madornale errore: finendo per trasformare quella che fino  a ieri era solo una maglietta, in un simbolo, in un vessillo, in una bandiera.