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EDITORIALE

La strada per il rilancio dell'Italia

di Claudio Rinaldi -

21 giugno 2019, 08:40

La strada per il rilancio dell'Italia

Crescita e sviluppo, sviluppo e crescita. Sono gli obiettivi a cui l’Italia deve puntare ed è l’accorato appello che gli imprenditori di Parma fanno al governo. Incitandolo ad accelerare sulla strada delle riforme strutturali e della riduzione delle tasse, del taglio del cuneo fiscale e dei tempi della giustizia, a fare presto con il “decreto crescita” e a passare dalle promesse ai fatti nel caso dello “sblocca cantieri”. La presidente dell’Unione industriali, Annalisa Sassi, ha detto a chiare lettere quali sono i provvedimenti indispensabili e gli strumenti da adottare il più presto possibile per fare risalire l’Italia. Per dare una scossa, cominciando con il costruire «dal basso nuova fiducia, promuovendo e agevolando il percorso dei nostri giovani». Ed evitando che le lauree «diventino fogli di via».
La situazione è grave, obiettivamente: osservata con gli occhi di un giovane, l’Italia ha ormai toccato il fondo, se è vero che siamo tristemente terzi, dopo Romania e Polonia, per numero di “espatriati”. È dura convincere un giovane a non trasferirsi all’estero, se si continua a spendere per pagare le pensioni quattro volte tanto ciò che si investe in educazione (dagli asili nido all’università). Negli ultimi dieci anni, la quota del Pil destinata all’istruzione è stata abbattuta, dal 4,4 al 3,4 per cento, ha osservato amaramente il vicepresidente di Confindustria, Giovanni Brugnoli. E intanto il 3,8 per cento continua a essere destinato a pagare gli interessi passivi. Per l’università si spendono sette miliardi all’anno, la stessa identica cifra che serve per i baby pensionati, gente che ha smesso di lavorare a 40/50 anni.
Il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia ha mostrato ottimismo, sottolineando come i conti vadano molto meglio di quanto previsto dalla Commissione europea e anche dalle stime prudenziali del governo. E ha promesso «risposte vere» alle richieste degli imprenditori. Il “decreto crescita”, per cominciare, azzererà l’Imu sui capannoni e ridurrà l’Ires di quattro punti. Bene, è un punto di partenza: ma non può bastare. Se si pensa che nelle ultime tre leggi di bilancio sono stati stanziati 150 miliardi per le infrastrutture, ma solo il 4 per cento è stato speso e che ci sono migliaia di cantieri finanziati ma fermi da anni o mai aperti, si capisce che di questo passo non si va da nessuna parte.
Riusciranno i litigiosi alleati al governo ad adottare in fretta provvedimenti efficaci e pragmatici? A concretizzare una seria spending review, a concludere la Tav, e invertire la rotta del debito pubblico?  A combattere davvero l’evasione fiscale? A ridurre la burocrazia? Per raggiungere l’obiettivo di crescita e sviluppo non c’è altra strada.