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EDITORIALE

L'Italia fuori dal gruppo che decide in Europa

di Domenico Cacopardo -

22 giugno 2019, 12:04

L'Italia fuori dal gruppo che decide in Europa

I social hanno pubblicato le foto di Donald Franciszek Tusk, presidente pro-tempore del Consiglio europeo, Angela Merkel, cancelliere tedesco, Emmanuel Macron, presidente della Repubblica Francese e di Pedro Sánchez, primo ministro spagnolo, riunitisi per definire il pacchetto di nomine destinato a costituire il nuovo governo europeo. Con un’attenta distribuzione di dicasteri (commissariati) per nazione e per partito, tenuto conto che la maggioranza parlamentare sembra costituita (salvo cambiamenti delle ultime ore) da liberali, popolari e socialdemocratici.
Questi magnifici tre (stati) costituiscono oggi il poker di governo dell’Europa. Sino a 15 mesi fa, non c’era, fra i tre, il primo ministro spagnolo: c’era sin da De Gasperi il premier italiano.
Perché questa retrocessione? 
C’è una ragione politica, inoppugnabile: le elezioni europee sono state vinte da due partiti antieuropei, nel cui programma erano previste riforme inattuabili e inaccettabili dai nostri partner e alleati.
L’Unione europea non è –con tutto il rispetto- una bocciofila, anche se mi piacerebbe osservare le reazioni dei bocciofili, se un socio intendesse modificare qualche capitolo delle regole del gioco. 
Se non è una bocciofila, possiamo immaginare l’Unione europea come un consorzio di imprese. In esso c’è un pacchetto di mischia, nel quale si ritrovano le aziende con il maggiore fatturato, e ci sono norme che non possono essere mutate senza il consenso di tutti i consorziati. Ora, l’Italia, che faceva parte dei 3, da oltre 20 anni perde costantemente posizioni in una materia vitale per la sussistenza del consorzio e del suo ruolo nel mondo: cede posizioni in materia di produttività e di competitività e cede posizioni come autonomia finanziaria, avendo accresciuto costantemente la propria posizione debitoria.
Quindi, oltre al fattore politico c’è un fattore economico.
Il presidente e gli amministratori delegati dell’Impresa Italia non si sono resi e non si rendono conto della divaricazione realizzatasi tra i loro obbiettivi e quelli del consorzio, né si sono resi conto né si rendono conto che i loro programmi aggraveranno la divaricazione, ponendoci in forte contraddizione con i componenti del consorzio.
È evidente che gli altri componenti stanno studiando gli strumenti legali ed economici cui ricorrere per limitare all’Italia stessa i danni che essa minaccia di provocare agli altri.
Non c’è molto di più da dire. Mutatis mutandis, questo  sta succedendo in Europa.
Qualcuno la sta buttando in vittimismo. Un sentimento, questo, che ci ha rovinato dopo il 1919 (la vittoria mutilata) e che ci rovinerà anche questa volta.
L’Unione europea senza il Regno Unito, diventerà più germanica, e, in particolare, più renana. Cioè calvinista e rigida, contraria a benevolenze e concessioni a chi non onora i criteri del bilancio pubblico e di quello privato. Poiché il mondo tout court è cinico, in particolare nell’economia, nella finanza, negli affari-, molti, nell’Unione europea potrebbero godere del nostro tracollo per gli spazi che aprirebbe a tutti i nostri ex amici e concorrenti continentali.
Non c’è da scherzare con i destini di una nazione.