Sei in Editoriale

editoriale

Brexit, l'ottimismo di Johnson e la realtà

di Paolo Ferrandi -

26 luglio 2019, 10:28

Brexit, l'ottimismo di Johnson e la realtà

Boris Johnson, il nuovo premier inglese che proprio ieri ha fatto il suo primo discorso in Parlamento, è un inguaribile ottimista, una persona dalla personalità fiammeggiante  da cui è facile rimanere affascinati e in più è  simpatico con  una enorme capacità di prendere in giro il suo essere goffo senza redenzione: i suoi due matrimoni, i cinque figli  e le sue molteplici relazioni amorose lo dimostrano. Boris Johnson, però, è anche un narcisista quasi patologico, un bugiardo seriale e un uomo incostante: i suoi due divorzi, il fatto che uno dei figli sia nato al di fuori dei matrimoni e ci sia voluto un verdetto della giustizia per asseverarne la paternità e le sue innumerevoli storie di cuore, per usare un eufemismo, lo dimostrano.
Boris Johnson è anche il più imprevedibile tra i predestinati alla politica, visto che nessuno come lui ha frequentato le scuole giuste (Eton e poi Oxford), parla con l'accento giusto, ma al tempo stesso è spesso sulle prime pagine dei tabloid per la vita privata. Quest'uomo dalle mille contraddizioni  dovrà guidare la Gran Bretagna in uno dei passaggi più difficili della sua  storia. 
Per ora ha promesso di unire il Paese, ma ha formato un governo pieno di Brexiteers militanti, umiliando i conservatori moderati che sono però indispensabili per avere la maggioranza. Ha promesso la Brexit entro il 31 ottobre, ma vuole cose impossibili  come l'assenza del confine con l'Irlanda senza un mercato comune con la Ue. L'impressione è che si prepari a una «hard» Brexit come fatto compiuto e a questo stia preparando il Paese. Ma allora, davvero, Dio salvi l'Inghilterra.